Il discorso di Meloni a Bari ha un titolo scritto sul palco: “Il Governo più stabile, l’Italia più forte”. Il 4 settembre l’esecutivo ha toccato i 1.413 giorni e ha superato ogni governo della storia repubblicana. La premier lo ha detto con una formula che disinnesca in anticipo l’obiezione: il governo più stabile non è per forza il più capace, è quello che ha avuto più tempo per essere giudicato. Il giudizio, ha aggiunto, sono le migliaia di persone sulla banchina e i milioni di italiani ancora al suo fianco.
Un’ora di intervento, un bilancio da rivendicare e un’ultima annata di legislatura da impostare. Ma la notizia politica di Bari non sta solo in ciò che Meloni ha detto. Sta anche in ciò che ha scelto di non dire.
Il governo Meloni più longevo: la stabilità come prima riforma
La stabilità, ha spiegato la premier, è la prima grande riforma. Non un trofeo, ma una condizione per programmare. È un’affermazione che regge alla prova dei numeri: secondo YouTrend Fratelli d’Italia è al 26,5%, sopra il 26,04% delle politiche del 2022. Quattro anni di governo senza perdere consenso è un fatto raro nella storia della Nazione.
Meloni ha ricordato che nulla sarebbe stato possibile senza Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi, e che i governi più stabili sono stati tutti di centrodestra. Poi ha elencato le crisi attraversate: la guerra in Ucraina, il 7 ottobre, il conflitto in Iran e la chiusura di Hormuz, i dazi americani, il caro carburanti, frane e alluvioni. “Non c’è mancato niente”. Una Nazione senza guida, in anni così, avrebbe pagato un prezzo altissimo.
Il messaggio istituzionale è coerente: la riforma elettorale deve garantire a chi vince i numeri per governare cinque anni. Niente ribaltoni, niente governi di palazzo.
Cosa ha detto Meloni a Bari: rimpatri, case, carceri
Il passaggio più applaudito è quello sui migranti. Le proposte italiane, dai centri di rimpatrio fuori dai confini dell’Unione al modello albanese, erano definite impresentabili e fuori dalla civiltà giuridica europea. Oggi sono legge europea. “Ci hanno chiamato estremisti per anni, poi hanno copiato tutto”. È il risultato più concreto di quattro anni di pressione italiana sulle regole di Bruxelles, e la premier lo ha tradotto in una frase politica: ecco cosa significa far contare la destra.
Sul fronte sociale arriva il Piano Casa: 100.000 alloggi in dieci anni a prezzi calmierati per giovani coppie e famiglie che lavorano, compresi 60.000 alloggi popolari occupati abusivamente da sgomberare. Sulla giustizia, più carceri per garantire la certezza della pena, perché il sovraffollamento non si risolve con indulti e amnistie. Sui carburanti, dopo il taglio delle accise, nuovi interventi ma mirati: niente soldi a chi non ne ha bisogno o a chi viene a fare benzina dalla Francia.
E poi l’affondo sull’opposizione. La sinistra, ha detto Meloni, inventa un’emergenza al giorno, dalla Costituzione in pericolo a Elon Musk al Mossad, e usa l’antifascismo come “arma di distrazione di massa” da ottant’anni. Il centrosinistra non sa nemmeno chi sarebbe il suo candidato premier. Colpi diretti, con nomi e cognomi.
Petrolio della Basilicata e nucleare: l’energia si produce in Italia
Il capitolo energetico è quello che segna la distanza più netta dalla stagione precedente. “Non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata”, ha detto la premier, annunciando l’aumento della quota di greggio estraibile nei mari italiani. La transizione, ha aggiunto, non significa impoverire le famiglie o chiudere le fabbriche, ma autonomia e neutralità tecnologica.
La frase sulla Basilicata è giusta e merita di essere presa alla lettera. Questa testata ha documentato che la Val d’Agri produce 65.000 barili al giorno su 160.000 autorizzati, meno della metà del potenziale, tra autorizzazioni bloccate e miliardi di royalties dissolti in spesa corrente. Se il governo vuole davvero sostituire il petrolio del Golfo con quello lucano, la partita non è solo nei mari: è nel far produrre ciò che è già concesso.
Lo stesso vale per l’atomo. Meloni ha rivendicato di aver rotto un tabù lungo quarant’anni. Il riferimento è alla legge delega sul nucleare approvata dalla Camera a giugno, con i primi reattori modulari attesi tra il 2034 e il 2035. È la scelta di sovranità più importante di questa legislatura, e il fatto che la premier l’abbia messa al centro di un comizio popolare dice che non la considera un tecnicismo da lasciare ai ministeri.
Poteva rispondere a Vannacci e non l’ha fatto
Ora il punto politico. Nelle quarantotto ore prima di Bari, Roberto Vannacci aveva definito il centrodestra “un’alleanza sbiadita” di cui Futuro Nazionale è “il naturale interlocutore”. Il deputato di FN Rossano Sasso aveva accolto la festa chiedendo dove fosse “la destra vera”. Sul palco, Marcello Gemmato aveva rinfacciato al generale i voti contrari alla fiducia. Ad agosto la stessa Meloni, dal settimanale Chi, lo aveva liquidato come “un’operazione costruita per favorire la sinistra”.
Il terreno per una risposta c’era tutto. Diecimila persone, il giorno del record, un discorso durissimo contro gli avversari. Meloni ha colpito Schlein, Conte, il campo largo, i complottisti. Su Vannacci, nemmeno una parola. Chi ha lavorato al testo fino a tarda sera, raccontano le cronache, lo ha limato proprio per non dare spazio al generale.
Questo silenzio ha un significato preciso. Chi elenca i propri nemici davanti al proprio popolo, e da quell’elenco lascia fuori un nome, sta dicendo che quel nome non è un nemico. La forza mostrata a Bari rende la scelta ancora più leggibile: non era il silenzio di chi teme, era il silenzio di chi non vuole chiudere una porta. Con Futuro Nazionale ormai sopra Forza Italia nei sondaggi, come abbiamo scritto analizzando perché Vannacci è lo specchio delle debolezze del centrodestra, ignorarlo da posizione di forza è un gesto politico, non una distrazione.
Una forza che può permettersi di sommare
Il discorso di Meloni a Bari ha dimostrato una cosa: questo governo ha risultati, consenso e una linea. Non è un esecutivo che sopravvive, è un esecutivo che detta l’agenda, dai rimpatri diventati norma europea al nucleare. Proprio per questo può fare ciò che un governo debole non potrebbe: aprire a chi sta alla sua destra senza subirlo.
Le condizioni ci sono. Vannacci ha detto di attendere una telefonata, e questa testata ha già spiegato perché Giorgia farebbe bene a farla. Il programma di Futuro Nazionale, come abbiamo mostrato, radicalizza linee già tracciate dal governo più di quanto le contraddica. Restano le domande vere: chi è davvero Vannacci, se il suo movimento regge oltre la sua persona, se occupa uno spazio autonomo. Ma sono domande a cui si risponde meglio dentro un patto scritto che da fuori.
La stabilità è stata la prima riforma. La più forte evoluzione di questo governo sarebbe trasformare il silenzio di Bari in un’alleanza, e arrivare al 2027 con una destra che somma invece di annacquare. Meloni ha la forza per farlo. Il silenzio dice che lo sa.

Fonti
Sky TG24 – Governo Meloni, è il più longevo: 1.413 giorni. Oggi festa a Bari
Open – Il discorso di Meloni a Bari: migranti, carburanti, attacco alla sinistra
Euronews – Meloni a Bari rivendica il record e si prepara alle elezioni 2027
BariViva – Meloni a Bari: «Longevità è stabilità»
Agenzia Nova – Meloni: «La stabilità è la prima grande riforma»
DIRE – Meloni: «Mai più governi di palazzo. Sull’energia riapriamo al nucleare»
BariSera – Piano Casa e sgomberi: le parole di Meloni a Bari
L’Edicola del Sud – Gemmato su Vannacci dal palco di Bari
Vannacci: «Siamo interlocutori di questa alleanza sbiadita di centrodestra»
Agenzia Opinione – Sasso (FNV): «Meloni festeggia quattro anni. Dov’è la destra vera?»
Il Messaggero (via Headtopics) – A Bari Meloni prepara il rilancio «senza Vannacci»

