C’è qualcosa di irresistibilmente antico nell’intervista che Roberto Vannacci ha concesso a La Verità. Il generale, che pure ha costruito una carriera politica sul dire l’indicibile, quando si tratta di Giorgia Meloni riscopre le buone maniere di una volta: «Ho imparato l’educazione in senso tradizionale: considero Giorgia Meloni la padrona di casa e mi aspetto che parli con tutte le persone che si trovano all’ingresso della sua casa». Tradotto dal linguaggio delle scuole di guerra: io sono qui, il campanello funziona, tocca a lei.
E il Tribuno, che di anticamere ne ha viste tante, si permette di dirlo senza girarci intorno: Giorgia, quel telefono va alzato. Non domani. Adesso.
Il galateo è servito, i numeri pure
Perché mentre a Roma si discute di gerarchie e di bon ton — chi deve chiamare chi, chi ha votato la fiducia e chi no, chi si è confrontato con l’elettorato e chi ancora deve farlo — i numeri fanno un discorso molto meno cerimonioso. L’ultima rilevazione Youtrend dà Futuro Nazionale a tre decimi da Forza Italia: con il movimento del generale dentro il perimetro, l’area di centrodestra sale al 47,6 per cento. Con qualsiasi legge elettorale a vocazione maggioritaria, quei punti sono la differenza tra governare e commentare.
E c’è di più: gli elettori di Fratelli d’Italia sono favorevoli all’intesa con il 53 per cento. La base, come al solito, è arrivata prima dei vertici. Aspetta solo che qualcuno glielo comunichi ufficialmente.
Milano, il primo squillo
La telefonata, poi, avrebbe già un argomento pronto. Si chiama Milano. Alla Versiliana Vannacci ha calato sul tavolo il generale Carmelo Burgio, un uomo che di Rogoredo intende occuparsi con metodi da carabiniere e non da convegno. Nel frattempo il centrodestra ufficiale è ancora lì che rimescola le solite carte: Lupi, lo schema Cottarelli, la candidatura civica che non scontenta nessuno perché non entusiasma nessuno.
Quindici anni di opposizione a Palazzo Marino dovrebbero aver insegnato almeno una cosa: Milano non si riconquista con il candidato più presentabile ai salotti, ma con quello più credibile nei quartieri. Un gesto di apertura su Burgio — un sostegno, una convergenza, persino un semplice non ostacolare — costerebbe a Giorgia pochissimo e direbbe tutto.
Il coraggio di essere ciò che si è
Lo stesso Vannacci, nell’intervista, offre la sponda più comoda: Forza Italia che definisce l’immigrazione «un fenomeno inevitabile e positivo», praticamente — parole sue — le stesse cose che dice la Boldrini. Ecco il punto che il Tribuno vuole incidere nel marmo: il moderatismo dei liberali non è una strategia, è una rendita in esaurimento. Il centro è uno stagno che si prosciuga, e chi ci pesca torna a casa con il secchio vuoto.
La destra che governa per decenni — quella che in mezza Europa sta riscrivendo le maggioranze — non si costruisce annacquando, ma sommando. Più destra, non meno. Più popolo, meno salotto. La padrona di casa ha le chiavi, il consenso e il numero in rubrica. Le manca solo il gesto.
Coraggio, Giorgia. Uno squillo basta. Rispondono al primo colpo, garantito: lo hanno messo per iscritto.

