L’11 agosto Futuro Nazionale ha pubblicato la prima parte della sua «Base Ideologica e Programmatica per l’Italia del futuro», un documento pensato per coprire dieci anni e due legislature, dal 2027 al 2037. Ventiquattro ore dopo, dalle colonne del settimanale Chi, Giorgia Meloni ha liquidato l’operazione con una frase destinata a pesare: Vannacci «non è né un problema, né una risorsa», ma «un’operazione costruita per favorire la sinistra». Due mosse, un solo campo. E una domanda che questa testata pone da mesi: la destra italiana saprà trasformare questa tensione in una sintesi di governo, o regalerà alla sinistra la vittoria per divisione?
Un documento per dieci anni: l’impianto della Base Ideologica e Programmatica
Il testo pubblicato online è la prima di tre parti e copre economia, politica internazionale, sicurezza, immigrazione, giustizia ed energia. Vannacci lo ha presentato come «il frutto di un lavoro raccolto dal basso, nel confronto con gli iscritti», con linee rosse dichiarate non negoziabili: la vita dal concepimento alla morte naturale, la famiglia naturale, l’identità cristiana, la concezione romana del diritto.
Sul piano economico l’impianto è riconoscibile: riduzione progressiva della pressione fiscale, semplificazione tributaria, taglio del cuneo, quoziente familiare, golden power a tutela dei settori strategici, politica industriale centrata sul Made in Italy. Sono capitoli che dialogano con l’azione dell’esecutivo più di quanto la polemica quotidiana lasci intendere.
C’è poi il capitolo sui sussidi, dove il documento lega l’erogazione dell’assegno di disoccupazione alla disponibilità ad accettare qualsiasi lavoro compatibile con la propria condizione, richiamando il principio paolino per cui «chi non vuol lavorare neppure mangi». Una formula destinata a far discutere, ma che intercetta un sentimento diffuso nell’elettorato di destra sul rapporto tra assistenza e lavoro.
La remigrazione in ventidue punti
Il cuore politico del documento resta la sezione migratoria, articolata in ventidue punti. Il quadro è il più duro mai messo nero su bianco da una forza parlamentare italiana: divieto tassativo di attracco nei porti per imbarcazioni non autorizzate, con invito formale ad approdare altrove; pattugliamento con droni di sorveglianza e sistemi radar militari; nuovi reati per le organizzazioni non governative che effettuano soccorsi, estesi ad armatori e proprietari, con carcere senza misure alternative in caso di recidiva.
Seguono lo stop ai ricongiungimenti familiari, concessi solo in casi eccezionali dopo anni di permanenza e reddito adeguato; l’esclusione dei non cittadini dai benefici sociali straordinari, Naspi compresa, con apertura esplicita a una modifica costituzionale se necessaria; la priorità negli ingressi alle nazioni a maggioranza cristiana con bassa inclinazione alla criminalità e accordi di rimpatrio funzionanti; visite mediche affidate in via esclusiva al personale medico militare e accertamento auxologico e radiografico immediato per i minori non accompagnati.
Come abbiamo ricostruito analizzando lo scontro tra Futuro Nazionale e Fratelli d’Italia sul regolamento europeo dei rimpatri, la parola remigrazione è ormai il marchio politico del generale. Il documento la definisce anche in positivo: incentivi al ritorno nella terra d’origine per chi lavora in Italia da anni, con il bagaglio di competenze acquisite e una dotazione economica per avviare attività. E, specularmente, una «remigrazione verso l’Italia»: incentivi fiscali al rientro degli italiani in età produttiva dall’estero, con riferimento esplicito alle comunità di Venezuela, Brasile e Argentina, italiani per ius sanguinis chiamati a rispondere all’inverno demografico.
Cittadinanza dopo vent’anni e dichiarazione di assimilazione
Il punto più radicale riguarda la cittadinanza. Per richiederla servirebbero almeno vent’anni di dimora regolare, padronanza dell’italiano scritto e parlato di livello C1, assenza di condanne penali e la sottoscrizione di una «dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana». La cittadinanza così ottenuta resterebbe inoltre revocabile: ogni crimine violento diventerebbe causa di revisione ex post, attestante che il soggetto non è stato realmente assimilato, con conseguente possibilità di espulsione del naturalizzato.
È qui che il documento passa dal terreno delle politiche migratorie a quello della definizione stessa di appartenenza nazionale: «chi vive in Italia appartiene al popolo italiano solo se ne condivide i valori e gli ideali». Una concezione comunitaria e non meramente anagrafica della cittadinanza, che pone interrogativi giuridici seri — la compatibilità con la Costituzione e con il diritto internazionale è tutta da dimostrare, e il documento stesso lo ammette aprendo alla revisione costituzionale — ma che ha il merito di portare allo scoperto una domanda che la politica italiana ha eluso per trent’anni: che cosa significa, oggi, essere italiani?
Patriarcato mediterraneo e reati d’opinione: i fianchi scoperti
Altri capitoli offriranno alla sinistra munizioni abbondanti. Il documento propone l’abrogazione del reato di femminicidio, della legge Mancino e delle normative contro l’omofobia, in nome del principio per cui «le idee non si processano». E teorizza il «patriarcato mediterraneo» come modello da proteggere: formazione di maschi forti, capaci di dominare emozioni e passioni, impegnati nella protezione delle donne, accompagnata dalla richiesta di correggere le falle procedurali del Codice Rosso.
L’opposizione ha già reagito con durezza, parlando di follia suprematista. Sul piano della comunicazione politica, la scelta di consegnare all’avversario bersagli così esposti in un documento fondativo è quantomeno discutibile: il rischio è che il dibattito sui contenuti migratori ed economici, dove Futuro Nazionale intercetta domande reali, venga oscurato dalla polemica sui passaggi più provocatori.
Quanta continuità c’è con l’azione di governo
Letto senza pregiudizi, il programma è per larga parte una radicalizzazione di linee che l’esecutivo ha già tracciato. I centri di trattenimento in territorio africano tramite accordi bilaterali estendono il modello Albania. Gli sgravi per l’assunzione di manodopera italiana e la riduzione del cuneo fiscale sono strumenti che il governo utilizza da tre anni. Il divieto di attracco richiama stagioni già vissute dalla politica italiana. La stessa parola remigrazione, come rivendicato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza, trova nella linea dell’esecutivo una versione ordinamentale: si costruisce con il diritto, non con gli annunci.
La differenza vera sta nella realizzabilità. Molte misure del documento si scontrano frontalmente con il diritto del mare, con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e con la Costituzione. Il governo ha scelto la via lunga della modifica delle regole europee, portata a casa con il nuovo regolamento rimpatri; Futuro Nazionale propone la via breve della forzatura, rinviando a future modifiche costituzionali la soluzione dei conflitti giuridici. Due strategie per lo stesso obiettivo. Ed è esattamente questa parentela a rendere la frattura tra i due mondi tanto innaturale quanto costosa.
La stroncatura di Meloni e la doppia replica di Futuro Nazionale
L’affondo della premier va letto nel suo contesto. Da mesi il generale accusa l’esecutivo di eccessiva moderazione, si presenta come l’unico a chiamare le cose con il loro nome e ha dichiarato di aspettare «una telefonata» da Palazzo Chigi. La risposta di Meloni — un’operazione costruita per favorire la sinistra — è la reazione di chi guida una coalizione da tre anni e mezzo e misura ogni soggetto politico sul metro della responsabilità di governo, non degli slogan. Nella stessa intervista la premier ha rivendicato il lavoro fatto e fissato le priorità della ripresa: tasse, occupazione, potere d’acquisto.
Interessante la doppia reazione dentro Futuro Nazionale. Vannacci ha rilanciato lo scontro frontale, attribuendo il giudizio della premier al timore per la crescita del movimento. Il deputato Rossano Sasso ha scelto il registro opposto: ha chiesto a Meloni di «prendere il telefono» e chiamare il generale, avvertendo che «senza la destra vera si perde» e citando esplicitamente i beneficiari di una spaccatura: Schlein, Conte, Fratoianni. Due linee che convivono nello stesso partito e che raccontano un movimento ancora indeciso tra la rendita dell’opposizione a destra e la prospettiva della responsabilità.
Perché il dialogo conviene a tutta la destra
Qui sta il punto politico che questa testata sostiene da tempo, da quando abbiamo analizzato l’ascesa di Futuro Nazionale nei sondaggi e la partita di Milano 2027: l’aritmetica non perdona. La somma del campo largo supera già oggi, sia pure di poco, il centrodestra senza il generale. Un centrodestra che si presenta diviso alle urne del 2027 consegna alla sinistra la vittoria per default, esattamente lo scenario che Sasso evoca e che Meloni, per prima, non può permettersi.
Il dialogo non significa appiattimento. Significa che Fratelli d’Italia, forte della credibilità di governo costruita in questi anni, ha la statura per governare la sintesi: prendere le domande vere che il programma di Vannacci intercetta — controllo dei confini, identità, demografia, lavoro — e ricondurle dentro la cornice della realizzabilità giuridica e istituzionale, come già avvenuto con il regolamento europeo sui rimpatri. E significa che Futuro Nazionale, se vuole contare, dovrà scegliere tra la purezza della testimonianza e la fatica del governo, sciogliendo le questioni che poniamo dalla sua assemblea costituente: chi è davvero Vannacci sul piano politico, se il suo progetto è sostenibile nel tempo, quale spazio autonomo occupa.
La telefonata che il generale aspetta, oggi, non arriverà. Ma la storia della destra italiana insegna che le sintesi vincenti nascono sempre da tensioni che sembravano insanabili. Una nuova destra di governo — radicata, popolare, credibile — non si costruisce né con le stroncature né con gli slogan: si costruisce quando chi guida ha la forza di includere e chi cresce ha l’umiltà di servire. Il tempo per capirlo, da qui al 2027, non è molto.
Fonti
- Sky TG24 – Vannacci pubblica il “manifesto” di Futuro Nazionale
- Il Sole 24 Ore – Taglio delle tasse, quoziente familiare e golden power: il programma di Vannacci oltre la remigrazione
- Fanpage – Il piano di Vannacci per la “remigrazione”
- Quotidiano Nazionale – Meloni: “A settembre ripartiamo da tasse, occupazione e potere d’acquisto”
- Open – Vannacci e il “patriarcato mediterraneo”: cosa c’è nella prima parte del programma di FN
- Pagella Politica – Che cosa c’è nel programma di Futuro Nazionale per le elezioni del 2027

