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I Rostri / Il corsivo del Tribuno Rostri

L’extraprofitto non esiste. Il pieno da cento euro sì

Il Tribuno del Popolo

Il gasolio supera il record del 2022, Bruxelles per una volta dice "fate pure da soli", e il vicepremier scopre che l'extraprofitto è un fantasma giuridico. L'Azzeccagarbugli sarebbe fiero.

Riassunto dell'articolo

Commento satirico della rubrica I Rostri sul dibattito di fine agosto 2026 intorno alla tassa sugli extraprofitti dei petrolieri: la Commissione europea rimette la decisione agli Stati membri, Tajani nega che l'extraprofitto esista nel diritto e propone un contributo concordato, mentre il gasolio supera il record del 2022 e il governo procede a micro-proroghe dello sconto sulle accise.

Roma, fine agosto. Il gasolio in autostrada tocca i 2,20 euro al litro e supera il record del marzo 2022, e la tassa sugli extraprofitti dei petrolieri diventa il tormentone di fine estate: tutti la invocano, nessuno la fa. Sei governi la chiedono a Bruxelles, Bruxelles risponde — udite, udite — che non serve alcun permesso: gli Stati possono agire da soli, con le loro leggi. E proprio quando la palla torna a Roma, il momento più alto del teatro lo regala il vicepremier Antonio Tajani, con una perla di dottrina che meriterebbe una cattedra: “Il concetto di extraprofitto nel diritto non esiste”.

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Ah, ecco. Non esiste nel diritto. Come l’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria, che tra le gride trovava sempre quella buona per il potente di turno e mai una per Renzo, il nostro ministro degli Esteri ha compulsato i codici ed è giunto alla conclusione che l’extraprofitto è un fantasma giuridico, una superstizione da anime semplici. Peccato che esista, eccome, nel portafoglio di chi il pieno lo paga: cento euro tondi per un serbatoio di gasolio, mentre i bilanci delle compagnie fioriscono come oleandri d’agosto. Ma il diritto, si sa, è materia sottile: vede ciò che vuole vedere.

La tassa, prosegue il vicepremier, “è un mantra della sinistra”. Lui invece è “per il dialogo” con le compagnie petrolifere. Il dialogo. Vespasiano, che di fiscalità se ne intendeva, tassò perfino le latrine senza convocare un solo tavolo di concertazione, e al figlio che storceva il naso rispose con tre parole rimaste nei secoli: pecunia non olet. Il denaro non puzza. Quello dei petrolieri, evidentemente, profuma al punto che conviene annusarlo insieme, seduti attorno a un tavolo, sorseggiando un contributo “concordato” — che è come chiedere all’oste se il vino è buono, e pregarlo di autotassarsi sul ricavato.

C’è poi il capolavoro nel capolavoro. Per anni il ritornello è stato “ce lo chiede l’Europa”, e quando l’Europa non lo chiedeva, “aspettiamo l’Europa”. Stavolta l’Unione ha fatto l’unica cosa che nessuno le aveva chiesto: si è fatta da parte. Fate voi, ha detto la Commissione. E a Roma è calato quel silenzio imbarazzato di chi, sparito l’alibi, resta solo con la propria volontà — o con la propria mancanza di volontà. Il muro, stavolta, non è a Bruxelles: è azzurro, tallonato a vista da chi ai piani alti di certe torri milanesi veglia sull’ortodossia liberale di famiglia.

Intanto a Palazzo Chigi si studia, si proroga, si rinvia: quarantotto ore di sconto, poi un giorno, poi si vedrà, mentre si cercano coperture che la voragine del caro carburanti divora più in fretta di quanto si trovino — e chi segue questa rubrica sa che la saga dello sconto sulle accise dura ormai da sei mesi, tra tagli, scadenze e resurrezioni. Il Gattopardo insegna: che tutto cambi alla pompa, perché nulla cambi in raffineria.

E la sinistra? La sinistra esulta perché ha ritrovato il suo giocattolo preferito: la tassa come panacea, la patrimoniale travestita da giustizia climatica, il conto presentato sempre a qualcun altro purché si possa twittare “alibi finiti”. Curioso zelo fiscale, in chi per anni ha benedetto ogni vincolo esterno che impediva alla Nazione di decidere alcunché.

Resta il cittadino, al distributore, che di dottrina giuridica capisce poco ma di aritmetica moltissimo. Sa che la tassa sugli extraprofitti dei petrolieri forse non è la bacchetta magica che promette la segretaria del Pd — ma sa anche che un vicepremier il quale nega l’esistenza stessa del problema, mentre il diesel batte i record, fa più danni di dieci mantra della sinistra messi insieme. Una Nazione che paga il pieno più caro d’Europa non chiede filosofia del diritto: chiede che qualcuno, tra un dialogo e un tavolo, si ricordi da che parte sta.

Ave atque vale.

Fonti

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