Oggi, 3 luglio, è l’ultimo giorno di sconto alla pompa. Da sabato 4 luglio, senza una nuova proroga, l’aumento delle accise torna a farsi sentire su benzina e gasolio: circa sei centesimi in più al litro, che per un pieno valgono oltre tre euro di rincaro. E accade nel momento più paradossale, con il prezzo del greggio ai minimi degli ultimi mesi.
Lo sconto sulle accise dei carburanti, nato a marzo per attutire lo choc energetico della guerra in Iran e prorogato cinque volte, scade con il decreto del Ministero dell’Economia del 5 giugno. Dal 4 luglio le aliquote tornano ordinarie. E nessun nuovo intervento è stato annunciato: il tema non figura nemmeno all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri di oggi.
Aumento accise dal 4 luglio: cosa cambia al distributore
L’ultima proroga manteneva uno sconto di 5 centesimi al litro su benzina e gasolio, pari a circa 6,1 centesimi considerando l’IVA che grava anche sulle accise. Senza rinnovo, quel beneficio si azzera. Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, un pieno tornerà a costare circa 3,05 euro in più. La benzina risalirà in media verso 1,87 euro al litro, il gasolio poco oltre 1,95, con la rete autostradale di nuovo sopra la soglia dei due euro.
C’è un dettaglio tecnico che conta più di quanto sembri. La misura era finanziata con il meccanismo delle accise mobili: 149,4 milioni di euro presi dall’extragettito IVA di maggio, cioè dalle maggiori entrate che lo Stato incassa proprio quando i prezzi salgono. Tra poche righe si capirà perché è decisivo.
Perché il governo non proroga, e perché il momento è delicato
La ragione dell’esecutivo è lineare e, sul piano dei conti, difendibile. Con lo Stretto di Hormuz tornato navigabile e la fine delle ostilità, il Brent è crollato: dai circa 95 dollari al barile di inizio giugno ai poco più di 70 di oggi, quasi un quarto in meno. Per il ministro dell’Economia lo sconto generalizzato ha «esaurito la propria funzione», perché il calo internazionale dovrebbe già trasferirsi sui listini.
Il condizionale, però, pesa. Il greggio è precipitato ma alla pompa il ribasso è arrivato con il contagocce: è l’effetto razzo-piuma, per cui i rialzi corrono e i cali si trascinano. Il ministro delle Imprese ha convocato le compagnie petrolifere proprio per questo. Il rischio, dal 4 luglio, è che si sommino due cose: un rincaro fiscale certo e un dividendo della pace ancora incompleto. A pagare la differenza sarebbero le famiglie.
La «sterilizzazione» promessa agli italiani
Qui entra il punto politico. Nel programma con cui il centrodestra si è presentato agli elettori c’era un impegno preciso in materia di energia: la «sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e accise». Tradotto: quando i prezzi salgono e l’erario incassa più IVA, quelle risorse tornano ai cittadini sotto forma di accise più leggere.
Non è una ricostruzione di parte. È stata la stessa Giorgia Meloni, a marzo, a rivendicare le accise mobili come «lo strumento della sterilizzazione che avevamo scritto nel programma di governo del centrodestra». Ed è esattamente il meccanismo con cui lo sconto è stato finanziato per mesi. La promessa, insomma, è stata onorata. La domanda è se possa esserlo ancora adesso, nel passaggio più scivoloso: quando l’erario continua a incassare l’IVA piena su prezzi ancora alti e la sterilizzazione, invece, si spegne.
Il muro di Bruxelles e del Fondo monetario
L’ostacolo, ancora una volta, non è a Roma. La Commissione europea ha concesso una flessibilità di bilancio fino allo 0,3% del prodotto interno lordo l’anno per gli investimenti energetici, ma ha posto un paletto ideologico: quella flessibilità non può finanziare sussidi generalizzati ai carburanti. Nella stessa direzione spinge il Fondo monetario internazionale, che chiede di sostituire il taglio delle accise con aiuti riservati ai soli redditi bassi.
È la solita pretesa: l’Unione concede lo spazio fiscale ma vuole decidere lei come una Nazione debba spenderlo, e soprattutto chi può proteggere e chi no. A eleggere il governo, però, sono stati gli italiani, non i tecnici di Bruxelles. E gli italiani, alla pompa, non si dividono per fascia di reddito.
Non lasciare scoperte famiglie e imprese
L’appello, allora, non è a un rilancio a debito né a inseguire un prezzo che il mercato rialzerà comunque. È a non aprire un vuoto proprio nel punto di passaggio. Tre le strade, non alternative tra loro. Primo: far arrivare davvero alla pompa il crollo del Brent, con la vigilanza già avviata sulle compagnie, così che il dividendo della pace compensi il rientro dell’accisa. Secondo: rendere immediato, e non soltanto annunciato, il bonus carburante per i redditi più bassi, insieme ai crediti d’imposta confermati per autotrasporto e agricoltura. Terzo: tenere accesa la sterilizzazione finché l’extragettito IVA la rende possibile senza toccare i conti.
È la coerenza con un impegno preso, ed è la difesa del potere d’acquisto di chi lavora. Nient’altro che una destra di governo applicata alla vita reale delle persone.
La promessa che conta davvero: la sovranità energetica
Resta il fondo della questione. Lo sconto sulle accise è una toppa, non una cura. Finché l’Italia importa energia senza sovranità sulle rotte, ogni tensione nel Golfo Persico si scaricherà puntuale sul pieno degli italiani e sulle bollette delle imprese. La sterilizzazione allevia il sintomo; non tocca la causa.
La promessa più grande da onorare è quella: rendere la Nazione meno ricattabile. Significa nucleare di nuova generazione, diversificazione delle forniture, produzione nazionale di energia. È un lavoro di anni, non di decreti. Ma è l’unico che, alla lunga, toglie ai mercati del greggio il potere di decidere quanto costa muoversi in Italia. Nel frattempo, da sabato, il conto lo pagano di nuovo le famiglie. E questo, oggi, è il punto.
Fonti
- Today.it — Taglio accise, il 3 luglio finiscono gli sconti: quanto costerà il pieno
- Informazione Fiscale — Accise, stop al taglio dal 3 luglio: sconti al capolinea
- PMI.it — Accise carburanti, verso lo stop della proroga dal 4 luglio
- Il Sole 24 Ore — Meloni: «Valutiamo le accise mobili», lo strumento della sterilizzazione del programma
- Pagella Politica — Il programma di Fratelli d’Italia sulla sterilizzazione di IVA e accise

