26 Visualizzazioni
Medio Oriente

Hormuz, petrolio a 100 dollari: oggi scade lo sconto sul gasolio

Antonio Antipari

Rubio fissa la regola: una petroliera per ogni missile. A Roma il quattordicesimo decreto in sette mesi, due miliardi spesi e nessun piano oltre la prossima scadenza.

Riassunto dell'articolo

Il 10 settembre 2026 scade lo sconto di 17 centesimi sulle accise del gasolio mentre il Brent supera i 100 dollari per la prima volta da luglio. La causa è la nuova escalation a Hormuz: gli Stati Uniti hanno distrutto cinque petroliere iraniane dopo due tentativi di attacco missilistico a navi della Marina, e Rubio ha fissato la regola di una petroliera persa per ogni missile. Teheran rivendica attacchi a dieci navi ed estende la zona interdetta verso il Mare Arabico. In Italia il gasolio è a 2,147 euro con lo sconto e supererebbe 2,30 senza; il decreto in scadenza è il quattordicesimo in sette mesi, per circa due miliardi. Il Consiglio dei ministri valuta una proroga-ponte di 10-15 giorni prima del passaggio ad aiuti mirati. Il pezzo sostiene che l'Italia non ha prodotto alcuna misura strutturale oltre la scadenza del decreto successivo.

Lo sconto sulle accise del gasolio scade oggi, 10 settembre, mentre il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile per la prima volta da luglio. Le due notizie sono la stessa notizia. Nello Stretto di Hormuz gli Stati Uniti hanno distrutto cinque petroliere iraniane e Teheran rivendica attacchi contro dieci navi. A Roma il Consiglio dei ministri decide se prolungare di altri dieci o quindici giorni un taglio da 17 centesimi che dura, di proroga in proroga, dalla fine di febbraio.

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Cosa succede a Hormuz: la regola di Rubio

La sequenza è nota nei dettagli. Secondo il Comando centrale americano, i Pasdaran hanno tentato per due volte in due giorni di colpire con missili balistici una nave della Marina statunitense. La risposta è arrivata l’8 settembre: cinque petroliere della flotta ombra iraniana distrutte, equipaggi evacuati prima dei raid.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha tradotto l’operazione in una dottrina: ogni volta che l’Iran prenderà di mira navi della Marina americana, perderà petroliere. Non è una minaccia sulle basi, sui depositi o sui siti nucleari. È una regola di scambio sul greggio, e vale la pena capirla per quello che è.

Teheran ha risposto nelle stesse ore. I Guardiani della rivoluzione rivendicano attacchi contro otto petroliere e due unità americane, tra cui una portaerei e un cacciatorpediniere, in un’area che Teheran definisce vietata e non sicura. Una ventina di missili balistici sono stati lanciati contro una base in Giordania, quasi tutti intercettati dai Patriot. Droni e missili hanno colpito anche Kuwait e Bahrein.

Poi la mossa che ha spostato il prezzo: l’Iran estende la zona sottoposta a interdizione, da Chabahar verso il Mare Arabico. Lo Stretto in senso stretto non basta più. Centinaia di navi e circa seimila marinai restano bloccati nel Golfo. Il Comando centrale ha fatto cambiare rotta a 92 mercantili in pochi giorni, mentre nelle ultime 48 ore ne sono passati 59.

Perché il petrolio è sopra 100 dollari

Il mercato ha letto la dottrina Rubio con la lucidità che manca ai comunicati. Se la rappresaglia americana consiste nel distruggere petroliere, ogni scambio di colpi toglie greggio fisico dal mercato. Non importa che sia greggio iraniano, sanzionato e destinato alla Cina: è comunque un carico che non arriva a nessuna raffineria.

Si aggiunge la crisi tra Houthi e Arabia Saudita, con Riad che ha condotto 54 raid sulle province dei ribelli e i pozzi in fiamme. E si aggiunge la pressione diplomatica: il Consiglio dei governatori dell’AIEA ha deferito l’Iran al Consiglio di sicurezza dell’ONU per il mancato rispetto degli obblighi nucleari, con Russia e Cina contrarie. Washington, secondo la CNN, valuta ancora come colpire in profondità Natanz.

Ne avevamo scritto quando Trump ha trasformato Hormuz in un casello: chi si proclama custode dello Stretto e poi non riesce a garantirne il transito trasforma la potenza in rendita. Oggi il custode combatte affondando le navi che dovrebbe far passare. Il prezzo del barile è il conto di questa contraddizione, e lo pagano quelli che a Hormuz non hanno una sola nave.

Il gasolio oggi: 2,15 euro con lo sconto, 2,30 senza

Sul fronte italiano i numeri dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese sono questi: gasolio self a 2,147 euro al litro sulla rete ordinaria, benzina a 2,039, il livello più alto dal luglio 2022. In autostrada il diesel tocca 2,22 e la benzina 2,12.

Questi prezzi includono lo sconto. Il decreto interministeriale del 4 settembre, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha rideterminato l’accisa sul gasolio a 532,90 euro per mille litri contro i 672,90 ordinari: 14 centesimi di accisa, che con l’IVA diventano 17. Senza quella misura il gasolio supererebbe i 2,30 euro sulla rete ordinaria e sfiorerebbe i 2,40 in autostrada.

La benzina è a prezzo pieno da fine luglio. Il governo ha scelto di concentrare le risorse sul gasolio, il carburante dei trasporti, dell’agricoltura e di molti processi industriali, per contenere l’inflazione a cascata sui beni di consumo. Rispetto a gennaio, l’ultimo mese prima della guerra, la benzina costa il 22 per cento in più e il gasolio oltre il 25.

Sconto accise gasolio: quattordici proroghe in sette mesi

Il provvedimento in scadenza oggi è il quattordicesimo intervento sulle accise dal 28 febbraio. Il costo cumulato è di circa due miliardi di euro. La misura ha attutito i rincari senza fermarli, come mostrano i prezzi alla pompa che sono comunque saliti di un centesimo al giorno nelle prime settimane di settembre.

Il metodo è cambiato lungo la strada. I primi decreti duravano venti giorni e valevano 25 centesimi; ad aprile calcolavamo un costo di 22 milioni al giorno, oltre otto miliardi l’anno se mantenuto, un terzo dell’intero gettito delle accise sui carburanti. Da fine agosto si procede con proroghe di cinque giorni, finanziate con le cosiddette accise mobili: l’extragettito IVA che lo Stato incassa proprio perché il petrolio costa di più.

È un meccanismo elegante e rivelatore. Lo Stato restituisce agli automobilisti una parte del sovrapprezzo che ha incassato sul loro stesso rincaro. Non è una politica energetica, è una partita di giro. E la partita si chiude ogni cinque giorni, con un decreto che viene scritto guardando la scadenza precedente e non il Golfo.

Cosa decide il Consiglio dei ministri

L’orientamento anticipato dal vicepremier Antonio Tajani il 26 agosto era chiaro: chiudere con gli sconti generalizzati e passare ad aiuti mirati, per le fasce di reddito più basse e per le categorie più esposte, a cominciare dall’autotrasporto. Sul tavolo c’è anche una tessera carburante per le famiglie. Poi il Brent è tornato sopra i 100 dollari e il vicepremier Matteo Salvini ha anticipato una nuova proroga.

La scelta di oggi è tra due strade. La proroga-ponte di dieci o quindici giorni evita il vuoto normativo e il salto immediato di 17 centesimi mentre gli italiani rientrano dalle vacanze. Gli aiuti mirati, che il governo annuncia da settimane, costano meno ma sono impopolari e complicati da erogare. Confimprenditori intanto chiede un tetto ai prezzi: 1,90 per la benzina, 1,95 per il gasolio, una misura che nessuno al governo prende in considerazione perché scaricherebbe il costo sulla filiera.

La riforma della rete di distribuzione, che era arrivata in Consiglio dei ministri a luglio proprio mentre i Pasdaran dichiaravano lo Stretto chiuso, non incide sul prezzo di oggi. Incide sui requisiti degli impianti dal 2028.

Sette mesi senza una politica energetica

Il punto strutturale è che dopo sette mesi di guerra l’Italia non ha prodotto una sola misura che sopravviva alla scadenza del decreto successivo. La chiusura di Hormuz colpisce una Nazione che dipende da quel passaggio per circa il 21 per cento delle importazioni di petrolio e gas, e che non vedrà tornare il gas del Qatar per anni. Ogni cinque giorni il governo ricalcola un’aliquota. Nessuno ricalcola la dipendenza.

Lo avevamo scritto a giugno, quando il petrolio crollava e la benzina no: le accise sono una quota fissa per litro e l’IVA è una tassa sulla tassa. Il blocco fiscale rende il prezzo italiano rigido in discesa e reattivo in salita. Il taglio temporaneo non tocca questa struttura, la sospende.

Dall’altra parte del mondo, la dottrina Rubio ha almeno il merito della coerenza: dice in anticipo che cosa costerà ogni missile. La politica italiana dei carburanti non dice nulla oltre il 25 settembre. Lo sconto sulle accise del gasolio verrà quasi certamente prorogato oggi. La domanda che nessun decreto affronta è che cosa succede quando il prossimo scambio di colpi nel Golfo porterà il barile a 110, e le accise mobili non basteranno più a ripagare il rincaro che le finanzia.

Fonti

Tag: , , , , ,
Scritto da
Antonio Antipari
Sostieni il giornalismo indipendente
Il tuo contributo ci permette di continuare a informarti liberamente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale WhatsApp
Iscriviti al Canale