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Finanza

Proroga taglio accise fino al 1° maggio: 900 milioni bruciati in 40 giorni e il governo prepara lo sforamento del deficit

Antonio Antipari

Il Consiglio dei ministri approva il secondo decreto carburanti in due settimane. La copertura arriva dai fondi per la decarbonizzazione. Giorgetti avverte: se la guerra in Iran continua, la deroga al tetto del 3% del deficit sarà inevitabile. Intanto il gasolio è già tornato sopra i 2,09 euro al litro nonostante lo sconto.

Riassunto dell'articolo

Il 3 aprile 2026 il Consiglio dei ministri ha prorogato il taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio 2026, con un costo aggiuntivo di 500 milioni di euro coperto da extragettito IVA (200 milioni) e fondi ETS per la decarbonizzazione (300 milioni). Il costo cumulativo dei due decreti supera i 900 milioni in 40 giorni. I prezzi alla pompa restano elevati: il gasolio medio self service è a 2,096 euro/litro, con picchi superiori a 2,13 euro in autostrada. Il ministro dell'Economia Giorgetti ha dichiarato che la deroga al tetto del 3% del deficit sarà "inevitabile" se il conflitto in Iran prosegue. L'Italia deve inviare il Documento di finanza pubblica a Bruxelles entro fine aprile.

Il Consiglio dei ministri del 3 aprile 2026 ha approvato la proroga del taglio delle accise sui carburanti fino al 1° maggio. Lo sconto resta di 24,4 centesimi al litro su benzina e diesel e di 11,26 centesimi per chilogrammo di GPL. Il costo della proroga è di 500 milioni di euro, che si sommano ai 417 milioni del primo decreto del 18 marzo: in quaranta giorni, lo Stato italiano avrà speso oltre 900 milioni di euro per contenere l’effetto della guerra in Iran sui prezzi alla pompa.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito il decreto una misura che “tampona la situazione”, aggiungendo che “gli eventi internazionali sul campo geopolitico che non dipendono certo da noi ci suggeriranno eventuali altri tipi di interventi rispetto a una situazione che oggettivamente è molto complicata”. È una frase che dice molto più di quanto sembri: il governo sa che il 1° maggio sarà un’altra scadenza impossibile da rispettare se il conflitto prosegue.

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Come viene finanziata la proroga del taglio accise

La copertura dei 500 milioni segue una logica diversa dal primo decreto. Il 18 marzo i fondi erano stati trovati con tagli lineari ai ministeri — sanità, istruzione, trasporti, difesa. Questa volta il governo ha cambiato fonte: 200 milioni arrivano dall’extragettito IVA generato automaticamente dal rincaro dei carburanti (lo Stato incassa di più quando i prezzi salgono, perché l’IVA si calcola sul totale comprensivo di accise), e 300 milioni provengono dai fondi ETS non ancora utilizzati — i proventi delle aste per le quote di emissione di CO2 nel sistema europeo di scambio.
Il meccanismo dell’extragettito IVA è lo stesso che il primo articolo di questa serie aveva identificato come “tassa sulla tassa”: quando il greggio sale, l’IVA al 22% si applica su un importo finale più alto, generando entrate aggiuntive per l’erario senza alcuna decisione politica. Il governo restituisce ai consumatori una parte di ciò che incassa in più — ma solo una parte.
La scelta dei fondi ETS merita attenzione. Si tratta di risorse che l’Italia riceve dalla vendita dei permessi di emissione alle industrie inquinanti: fondi pensati per finanziare la transizione energetica. Usarli per sussidiare il consumo di combustibili fossili è una contraddizione strutturale che il governo ha cercato di attenuare con una precisazione — “avendo premura di non toccare quelle destinate al sollievo degli energivori” — ma che resta significativa nel quadro complessivo della politica energetica italiana.

Lo sconto non basta: il gasolio è già tornato sopra i 2 euro

Il dato che nessuna conferenza stampa può nascondere è il prezzo alla pompa. Al 3 aprile 2026, con il taglio delle accise ancora in vigore, il gasolio self service sulla rete stradale si attesta a 2,096 euro al litro. In autostrada supera i 2,13 euro. In nove regioni il diesel ha già superato la soglia dei 2,10 euro: Bolzano (2,134), Calabria (2,116), Friuli Venezia Giulia (2,113), Liguria e Lombardia (2,108), Puglia e Valle d’Aosta (2,104), Basilicata (2,102), Piemonte (2,100).
Senza il taglio, un pieno di gasolio da 50 litri costerebbe circa 12 euro in più. Ma il punto è un altro: i prezzi attuali, con lo sconto, sono già ai livelli precedenti alla misura fiscale del 18 marzo. L’aumento del Brent — stabilmente sopra i 103-105 dollari al barile dopo il discorso di Trump del 1° aprile — ha riassorbito interamente il beneficio. Il Codacons lo ha detto senza mezzi termini: il taglio “non è sufficiente a riportare i listini a livelli accettabili”. Secondo i calcoli di Facile.it, gli automobilisti italiani hanno sostenuto in marzo una spesa maggiore di circa 470 milioni di euro rispetto a febbraio, nonostante lo sconto.

Giorgetti prepara il terreno per lo sforamento del 3%

La frase politicamente più rilevante della conferenza stampa non riguarda le accise, ma i conti pubblici. Giorgetti ha dichiarato che “se la situazione non cambia, sarà inevitabile” la deroga ai vincoli di bilancio europei e al tetto del 3% del rapporto deficit/PIL. Ha aggiunto di aver già espresso questa posizione all’Eurogruppo e di volerla ribadire “in qualsiasi consesso internazionale”.
Il timing è preciso. Entro fine aprile il governo deve inviare a Bruxelles il Documento di finanza pubblica. L’Istat deve ancora certificare se nel 2025 il deficit è rimasto sopra o sotto il 3%, condizione per l’uscita dalla procedura d’infrazione. Se l’Italia è appena uscita dalla procedura e vi rientra immediatamente a causa delle spese per la crisi energetica, il danno di credibilità sui mercati sarebbe considerevole.
Il problema è che da Bruxelles la posizione italiana non è condivisa. Fonti comunitarie hanno fatto trapelare che l’attivazione della clausola generale di salvaguardia — quella che sospenderebbe il Patto di stabilità — è considerata rischiosa: qualsiasi sostegno fiscale che aumenti la domanda di energia in un contesto di offerta limitata rischia di aggravare l’inflazione anziché contenerla. È la stessa obiezione che gli economisti avevano mosso al governo Draghi nel 2022: tagliare le accise è visibile e rapido, ma non agisce sulle cause strutturali dell’aumento.

La trappola della spirale decreto-proroga

Il quadro che emerge è quello di un governo intrappolato in un ciclo che non controlla. Il primo decreto durava 20 giorni. La proroga ne aggiunge altri 23. Al 1° maggio la situazione non sarà cambiata: Trump ha annunciato che i bombardamenti sull’Iran proseguiranno “per altre due-tre settimane” e lo Stretto di Hormuz resta chiuso. Il Brent non ha ragioni per scendere sotto i 100 dollari finché il 20-25% del transito petrolifero mondiale resta bloccato.
La scadenza del 6 aprile — data entro cui Trump aveva sospeso gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane — aggiunge un ulteriore fattore di incertezza. Se gli attacchi riprendono, il prezzo del greggio subirà un nuovo shock e il taglio delle accise diventerà ancora più insufficiente.
Il costo cumulativo racconta la dinamica. Primo decreto: 417 milioni per 20 giorni (circa 21 milioni al giorno). Proroga: 500 milioni per 23 giorni (circa 22 milioni al giorno). A questo ritmo, mantenere il taglio per un anno costerebbe oltre 8 miliardi di euro — un terzo dell’intero gettito annuo delle accise sui carburanti, pari a circa 25 miliardi. Le coperture una tantum (tagli ai ministeri, extragettito IVA, fondi ETS) si esauriscono rapidamente. Il prossimo decreto dovrà trovare risorse altrove, oppure accettare lo sforamento del deficit.
L’Italia sta pagando il prezzo di una vulnerabilità energetica costruita in decenni di mancata diversificazione. La chiusura dello Stretto di Hormuz colpisce una Nazione che dipende da quel passaggio per circa il 21% delle importazioni totali di petrolio e gas. La corsa alle forniture alternative — Algeria, Azerbaijan, GNL americano — non può compensare in settimane ciò che non è stato costruito in anni.
Giorgetti lo sa. La parola “tamponare”, usata in conferenza stampa, non è una scelta lessicale casuale. È la descrizione onesta di una politica fiscale che non ha soluzioni strutturali a disposizione finché la guerra non finisce. E la guerra, per ora, non sta finendo.

Fonti

ANSA – Via libera del Cdm al nuovo decreto carburanti, 3 aprile 2026
Sky TG24 – Benzina e diesel, ok del Cdm a nuovo decreto carburanti, 3 aprile 2026
Il Fatto Quotidiano – Giorgetti: se la guerra continua inevitabile la deroga al 3%, 3 aprile 2026
Today.it – Diesel e benzina, lo sconto è salvo: proroga fino al 1° maggio, 3 aprile 2026
ANSA – Mimit, prezzo medio gasolio sopra i 2 euro, 3 aprile 2026
Bloomberg – Italy Extends Iran War Fuel-Tax Cut at Cost of €500 Million, 3 aprile 2026
CBS News – Trump extends pause on striking Iranian energy plants, 27 marzo 2026
Il Politico Web – Decreto carburanti: taglio accise di 25 centesimi, cosa cambia e perché era necessario
Il Politico Web – Taglio accise benzina 20 giorni: cosa succede dopo il 7 aprile

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