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Europa

Ucraina, il fronte non decide più la guerra: Mosca punta sull’inverno

Antonio Antipari

Nel 2026 l'avanzata russa si è fermata e Kiev ha ripreso terreno con droni e robot. Ma all'Ucraina mancano gli uomini, e il Cremlino ha spostato la partita sulle città e su Washington.

Riassunto dell'articolo

A ottobre 2026 la guerra in Ucraina è in una fase nuova. Secondo l'Institute for the Study of War, a settembre le forze russe hanno registrato un saldo territoriale negativo di circa 81 km², mentre Putin ne rivendicava 1.301 conquistati. Il fronte è dominato da una fascia larga decine di chilometri satura di droni, dove i russi avanzano per infiltrazione di piccoli gruppi e gli ucraini rispondono con guerra elettronica e robot terrestri, come nell'operazione Vivaldi attorno a Lyman. Kiev però non ha uomini a sufficienza per trasformare i successi locali in un risultato strategico. Mosca punta sulla campagna invernale contro città e rete elettrica, sull'aumento degli organici e sul rapporto diretto con Washington. Il negoziato è fermo sulla richiesta russa dell'intero Donetsk.

Chi segue la guerra in Ucraina dalle cronache italiane conosce il conto quotidiano dei droni e dei missili. Sa molto meno di quello che accade lungo i 1.250 chilometri della linea di contatto. Ed è lì che nel 2026 è cambiato qualcosa.

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La tesi di questa analisi è semplice. Il fronte non decide più la guerra. Mosca ha perso slancio sul terreno, Kiev ha ripreso l’iniziativa in alcuni settori ma non ha le forze per sfruttarla. La partita si è spostata altrove: sulle città ucraine in vista dell’inverno e sul tavolo di Washington.

Guerra in Ucraina, chi avanza davvero nel 2026

Il primo ottobre Vladimir Putin ha rivendicato la conquista di 1.301 chilometri quadrati nel solo mese di settembre. L’Institute for the Study of War, centro studi americano schierato con Kiev ma metodico nella verifica delle immagini, calcola per lo stesso mese un saldo negativo per i russi di circa 81 chilometri quadrati.

Non è un episodio. Secondo lo stesso istituto, tra marzo e settembre le forze ucraine hanno recuperato quasi 300 chilometri quadrati netti. Il CSIS di Washington parla di circa 400 chilometri quadrati persi da Mosca tra aprile e maggio, i primi mesi in passivo dall’agosto 2024.

Zelensky dà cifre proprie: 990 chilometri quadrati presi dai russi da inizio anno, 820 ripresi dagli ucraini. Sono numeri di parte, come quelli di Putin. Ma la tendenza è confermata da chi non ha interesse a farlo.

La situazione del fronte ammessa dai canali russi

Il riscontro più solido arriva infatti dai canali militari vicini al Cremlino. Rybar ha descritto a fine settembre un peggioramento per le forze russe su tutta la direttrice di Sloviansk. Gli ucraini premono sul fianco della 3ª Armata da nord del Siverskyi Donets e si combatte lungo il fiume Zherebets.

Lo stesso canale segnala difficoltà nel settore di Dnipropetrovsk, dove le forze di Kiev scendono lungo le due rive del Mokri Yaly. È il fianco dell’avanzata russa da Huliaipole verso Zaporizhzhia.

Mosca conserva però ciò che ha preso. Controlla circa un quinto dell’Ucraina e a gennaio ha completato la presa di Pokrovsk, dopo quasi due anni di battaglia. Lo sforzo principale resta la cintura fortificata di Sloviansk, Kramatorsk e Kostiantynivka, attaccata da quattro direzioni.

La zona della morte: perché nessuno manovra più

Per capire questi numeri bisogna guardare a come si combatte. Lungo la linea di contatto c’è una fascia larga tra i venti e i quaranta chilometri in cui ogni movimento è visto dall’alto e colpito in pochi minuti.

Concentrare uomini e mezzi corazzati per uno sfondamento è diventato quasi impossibile. Secondo le stime raccolte dal CSIS, oltre nove perdite russe su dieci sono causate dai droni e non dal fuoco diretto.

Le conseguenze si misurano in metri. Verso Kostiantynivka i russi sono avanzati in media di 50 metri al giorno, verso Sloviansk di 90. È il ritmo della Somme. E vale anche per gli ucraini: la controffensiva nel sud ha proceduto alla stessa velocità.

Come attaccano i russi: infiltrazione e massa

L’esercito russo ha rinunciato agli assalti in colonna. Manda avanti squadre di pochi uomini, spesso a piedi, che cercano i varchi tra le posizioni ucraine, sempre più rade. Chi passa si nasconde e aspetta i successivi.

Il metodo ha una logica. Le prime squadre servono anche a far sparare il difensore: le posizioni scoperte vengono poi battute da artiglieria, droni e bombe plananti. A Dobropillia, secondo un ufficiale ucraino citato dall’ISW, operano insieme gruppi d’assalto poco addestrati e reparti speciali.

Il prezzo è altissimo. Il CSIS stima 1,4 milioni di perdite russe tra morti, feriti e dispersi dal 2022, con un numero di caduti tra 400 e 450 mila. Le perdite ucraine sarebbero tra 525 e 625 mila. Sono stime occidentali, non verificabili in modo indipendente.

Come attaccano gli ucraini: robot e operazione Vivaldi

La novità dell’anno è ucraina. Attorno a Lyman il 3° Corpo d’armata ha condotto da maggio l’operazione Vivaldi, tenuta segreta fino a metà settembre. Il comando rivendica 125 chilometri quadrati ripresi; resoconti più recenti parlano di 176.

Il metodo è questo. La guerra elettronica acceca i droni da ricognizione russi. I robot terrestri avanzano prima della fanteria, sminano le strade e posano campi minati. Droni pesanti hanno trasportato robot esplosivi oltre dieci chilometri dietro le linee.

Nello stesso tempo Kiev colpisce la logistica. Da maggio i mezzi di rifornimento russi danneggiati sono più che raddoppiati rispetto ai cinque mesi precedenti, lungo le strade che collegano la Russia alla Crimea.

Il limite di Kiev: mancano gli uomini

Qui finiscono le buone notizie per l’Ucraina. I robot aprono la strada, ma il terreno lo tengono i soldati. E i soldati non ci sono.

Un vicecomandante sentito dall’Associated Press nel settore di Pokrovsk descrive un reparto a metà organico con un tratto di fronte raddoppiato. Alcuni uomini sono in linea da un anno senza cambio. A marzo l’allora ministro della Difesa parlava di 200 mila militari assenti senza permesso e di due milioni di renitenti.

Gli analisti sono concordi: Kiev può condurre offensive locali, non cambiare l’equilibrio generale. Lo stesso CSIS, che pure chiede più armi e più sanzioni, ammette che la migliore prospettiva ucraina è uno stallo che porti a una tregua.

La scommessa di Mosca: l’inverno e le città

Anche la Russia fatica a reclutare. Le perdite mensili superano gli arruolamenti e delle nuove divisioni annunciate ne è nata una sola, costruita su una brigata già esistente. Putin ha però portato per decreto l’organico a 1,55 milioni di effettivi, e la riserva demografica russa resta molto più profonda di quella ucraina.

Soprattutto, il Cremlino ha cambiato leva. Secondo l’ISW la nuova scommessa è la campagna invernale: isolare Kiev, Kharkiv, Leopoli e Odessa colpendo ponti, centrali, rete elettrica e idrica. I droni a reazione, che la difesa ucraina abbatte solo in poco più di un caso su due, sono lo strumento principale.

È una strategia che colpisce i civili. Il 10 ottobre le bombe plananti su un quartiere di Zaporizhzhia hanno ucciso almeno venti persone, secondo le autorità ucraine. Chi rifiuta questa guerra non può ignorarne il costo umano, da qualunque parte arrivi.

Il tavolo vero è a Washington

Sul piano diplomatico Mosca è più forte che sul campo. Trump ha concordato con Putin la ripresa delle esportazioni russe di gasolio e ha attaccato Zelensky, chiedendogli di andare al voto. La Russia ha incassato senza concedere nulla sulla pace.

Il negoziato resta fermo. Il segretario di Stato Rubio ha detto l’8 ottobre che un accordo oggi non è raggiungibile, perché il Cremlino chiede tutto il Donetsk senza combattere. Il viceministro Ryabkov ha escluso per ora l’incontro trilaterale proposto dagli americani. A settembre avevamo scritto che la pace in Ucraina passa da Mosca: resta vero, ma Mosca non ha fretta.

C’è una contraddizione che va detta. La Russia chiede al tavolo un territorio che il suo esercito non riesce a prendere. Può permetterselo perché tratta con Washington, non con Kiev.

Cosa significa per l’Europa e per l’Italia

La guerra in Ucraina è entrata nella fase in cui nessuno dei due eserciti può vincere e nessuno dei due governi può cedere. Kiev ha la tecnica ma non gli uomini. Mosca ha gli uomini ma non riesce più ad avanzare.

Per l’Europa la conclusione è scomoda. I 90 miliardi stanziati da Bruxelles per il biennio 2026-27 e i piani di riarmo finanziano la prosecuzione di uno stallo, non una vittoria. Proposte come l’ombrello nucleare britannico su Kiev alzano la posta senza indicare un’uscita.

Come avevamo scritto nel quarto anniversario del conflitto, l’ordine europeo di prima non tornerà. La domanda per l’Italia è quale obiettivo politico giustifichi la spesa. Finché la risposta non c’è, il fronte continuerà a muoversi di cinquanta metri al giorno. E la guerra in Ucraina si deciderà lontano dal fronte.

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