Il piano dell’Iran in sette giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz è sul tavolo della Casa Bianca. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York: se Washington accetta, Teheran è pronta a partire subito. Con una precisazione che vale più di tutto il resto: sarebbe «preferibile» chiudere prima delle elezioni americane di metà mandato del 3 novembre.
Sette giorni, dunque. Ma la sequenza conta più della durata. Nella proposta iraniana lo Stretto si riapre soltanto l’ultimo giorno, dopo che gli Stati Uniti hanno già pagato.
Cosa prevede il piano dell’Iran per Hormuz
Secondo quanto riferito da Araghchi, entro i sette giorni devono cessare tutte le ostilità, comprese quelle in Libano.
Nello stesso arco di tempo Washington dovrebbe sbloccare i beni iraniani congelati, stimati in almeno 12 miliardi di dollari. Dovrebbe inoltre revocare le sanzioni sul petrolio iraniano e togliere il blocco navale.
Solo allora, il settimo giorno, Teheran riaprirebbe completamente lo Stretto. I negoziati sul programma nucleare partirebbero subito dopo.
Araghchi sostiene che la proposta ricalca gli impegni del memorandum d’intesa di giugno, poi naufragato. C’è però una differenza: allora erano previsti sessanta giorni per arrivare al tavolo sul nucleare. Oggi i tempi sono compressi in una settimana.
La sequenza rovesciata: prima i soldi, poi lo Stretto
Chi segue la guerra dall’inizio riconosce lo schema. Già ad aprile Teheran aveva proposto di riaprire Hormuz prima e discutere il nucleare poi. La logica non è cambiata: lo Stretto è l’unica vera moneta di scambio della Repubblica Islamica, e nessuno cede la moneta prima di vedere la merce.
Il nodo è che Washington ragiona all’opposto. Gli Stati Uniti vogliono garanzie sulla libertà di navigazione prima di rinunciare agli strumenti di pressione. L’Iran vuole vedere la fine del blocco e delle sanzioni prima di rinunciare a Hormuz.
Il piano di Araghchi prova a sciogliere il nodo con una sequenza di passi concentrati in pochi giorni. Ma a Teheran c’è chi ha già posto una condizione politica precisa: deve essere Washington a muovere per prima, con atti concreti.
Anche sui pedaggi la partita resta aperta. Secondo Italpress, l’Iran sarebbe disposto a spostare la richiesta di un pedaggio di transito in un allegato separato, per dare priorità alla fine del blocco. Rinviata, non abbandonata.
Perché Teheran ha fretta: la leva di Hormuz si consuma
La domanda giusta non è cosa chiede l’Iran. È perché lo chiede adesso.
La risposta sta nei numeri del traffico. Secondo Ryan McKay di TD Securities, i flussi di greggio dal Medio Oriente sono risaliti all’80% dei livelli prebellici. Senza una grande escalation, osserva l’analista, l’Iran «potrebbe aver perso una leva significativa nello Stretto».
Il mercato lo ha già registrato. Il 22 settembre il Brent è tornato sotto i 100 dollari al barile per la prima volta dal 9 settembre.
Una leva che si consuma va incassata finché vale qualcosa. È la stessa dinamica che avevamo visto con l’intesa con l’Oman sulle rotte nello Stretto: ogni tregua ha consegnato a Teheran un pezzo di controllo in più. Ora l’Iran prova a trasformare quel controllo in denaro liquido prima che perda peso.
Il calendario delle midterm come arma negoziale
Il secondo motivo della fretta si chiama Congresso. Giovedì il Senato americano ha respinto per 49 voti a 50 la risoluzione dei democratici per ritirare le forze statunitensi dalle ostilità con l’Iran.
Un solo voto di scarto. E un numero crescente di repubblicani che prende le distanze da Trump sulla guerra.
Araghchi lo sa. Quando dice che è «meglio trovare un accordo prima delle midterm», non esprime una preferenza di calendario. Mette sul tavolo il costo politico che la guerra ha per la Casa Bianca a sei settimane dal voto.
La risposta americana, per ora, è fredda. Un funzionario a conoscenza dei colloqui parla di discussioni «positive e costruttive», ma aggiunge che gli Stati Uniti non intendono affrettare la conclusione. L’ex negoziatore Dennis Ross stima al 30% le probabilità di un accordo prima del 3 novembre.
Il precedente di giugno: una tregua che non ha retto
Chi oggi parla di svolta dovrebbe ricordare cosa è successo tre mesi fa. La tregua firmata il 19 giugno in Svizzera è saltata in dieci giorni, tra droni sulle petroliere e raid americani nell’area dello Stretto.
Quell’accordo congelava il problema senza risolverlo. Il piano dei sette giorni rischia di ripetere l’errore: fissa una data per la riapertura, ma lascia fuori le regole che contano. Chi decide le rotte, chi autorizza i transiti, quali garanzie avranno gli armatori.
La rotta designata dai Pasdaran resta lì. E nessun documento negoziale finora ha detto chi la smonterà.
Cosa significa per l’Italia
Per la nostra Nazione, manifatturiera e dipendente dalle importazioni di energia, la riapertura dello Stretto di Hormuz non è una notizia di politica estera. È una voce della bolletta.
Il governo si è mosso. Il 22 settembre, a New York, il ministro Antonio Tajani ha incontrato Araghchi e ha garantito il «massimo impegno» italiano per riaprire Hormuz e riportare Iran e Stati Uniti al negoziato. È il ruolo che Roma può giocare: canale di dialogo, non spettatore.
Ma la partita vera si decide altrove, e ha una scadenza. Se l’accordo arriva prima delle midterm, il prezzo del greggio può scendere ancora e dare respiro alle imprese in vista dell’inverno. Se salta, torna lo scenario che conosciamo: il gas del Qatar che non torna e un inverno di costi energetici fuori controllo.
Il piano dell’Iran in sette giorni per Hormuz è dunque meno un’offerta di pace che una scommessa sul calendario. Teheran punta sul fatto che Trump abbia più bisogno di un accordo che di una vittoria. Nelle prossime sei settimane scopriremo chi dei due ha fatto male i conti.
Fonti
- ANSA — L’Iran ha proposto agli Usa un piano di 7 giorni per la tregua
- Il Sole 24 Ore — Teheran propone a Usa piano da sette giorni per riaprire Hormuz
- Notizie Geopolitiche — Araghchi propone un piano di sette giorni, Hormuz al centro del negoziato
- Notizie Geopolitiche — Petrolio sotto i 100 dollari
- Notizie Geopolitiche — Tajani incontra Araghchi
- Giornale La Voce — Il piano dell’Iran per riaprire lo Stretto
- La Discussione — Sette giorni per riaprire Hormuz
- NPR — Senate GOP blocks effort to end Iran war

