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Medio Oriente

Hormuz riapre, ma le rotte le decide Teheran

Redazione - Il Politico

L'intesa con l'Oman sblocca lo Stretto per sessanta giorni. Il traffico in entrata passerà in acque iraniane: un controllo che la Repubblica Islamica non aveva mai avuto prima della guerra.

Riassunto dell'articolo

Iran e Oman hanno raggiunto un accordo sulle rotte di navigazione nello Stretto di Hormuz, nell'ambito di un'intesa provvisoria di 60 giorni prorogabili con gli Stati Uniti. Il traffico in entrata verso il Golfo passerà in acque territoriali iraniane, quello in uscita in acque omanite in coordinamento con Teheran, senza pedaggi nella fase iniziale. Entro 30 giorni è prevista la bonifica dalle mine della rotta centrale. L'intesa assegna all'Iran un controllo sul traffico marittimo che non esercitava prima della guerra iniziata il 28 febbraio 2026. L'articolo evidenzia l'assenza dell'Unione Europea dal negoziato nonostante i costi energetici sostenuti da famiglie e imprese europee, e i rischi di una tregua che istituzionalizza la leva iraniana sullo Stretto senza risolvere le cause del conflitto.

L’accordo sullo Stretto di Hormuz è ormai a un passo. Iran e Oman hanno concordato le caratteristiche geografiche delle nuove rotte di navigazione e la dichiarazione congiunta è attesa a ore. Washington si prepara ad annunciare l’intesa come un successo. Ma dentro quel testo c’è un dettaglio che cambia tutto: le navi dirette verso il Golfo passeranno in acque territoriali iraniane.
Dopo cinque mesi di guerra, di petroliere colpite e di mine nello Stretto, Teheran non esce punita. Esce promossa.

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Cosa prevede l’intesa Iran-Oman su Hormuz

Il meccanismo è provvisorio: sessanta giorni, prorogabili. In questo periodo il traffico navale in entrata verso il Golfo transiterà su una corsia settentrionale, in acque iraniane. Quello in uscita verso il Mar Arabico seguirà una corsia meridionale, in acque dell’Oman, ma in coordinamento con Teheran.
Nessun pedaggio per i primi due mesi. Poi si vedrà. Entro trenta giorni le parti dovranno bonificare dalle mine la rotta centrale dello Stretto, quella storica. Quando le condizioni di sicurezza saranno ristabilite, il corridoio centrale tornerà operativo sulla base di un accordo permanente da negoziare tra Oman e Iran.
Tradotto dal linguaggio diplomatico: la porta da cui passa un quinto del petrolio mondiale riapre, ma le chiavi restano in mano iraniana.

La riapertura dello Stretto di Hormuz è una vittoria di Teheran

Prima del 28 febbraio l’Iran non esercitava alcun ruolo riconosciuto sulla gestione del traffico nello Stretto. Le navi passavano, punto. Oggi l’intesa in discussione assegna alla Repubblica Islamica un potere di controllo sulle rotte che non aveva mai avuto. È lo stesso schema che avevamo analizzato quando ci eravamo chiesti chi avesse davvero vinto la guerra tra Iran e Stati Uniti: ogni tregua ha consegnato a Teheran un pezzo di sovranità sullo Stretto in più.
Il viceministro degli Esteri iraniano Gharibabadi lo ha detto senza giri di parole: le nuove rotte passeranno per la maggior parte in acque territoriali iraniane, perché il corridoio attuale «rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale» della Repubblica Islamica.
Trump minaccia: lo Stretto «si aprirà molto presto oppure subiranno un colpo durissimo». Ma mentre il presidente americano alza la voce, il suo Tesoro toglie le sanzioni a due aerei e tre compagnie aeree legate ai Pasdaran. Le parole vanno in una direzione, gli atti in quella opposta.

Chi paga il conto: l’Europa che non conta nulla

C’è un grande assente in questa trattativa: l’Europa. Gli Stati Uniti negoziano, l’Oman media, l’Iran incassa. Bruxelles guarda.
Eppure il conto della guerra di Hormuz lo hanno pagato le famiglie e le imprese europee, con il gas oltre i massimi e il petrolio sopra gli ottanta dollari per mesi. Le forniture qatarine di gas naturale liquefatto, vitali per l’Italia, restano compromesse: come abbiamo documentato, il gas del Qatar non tornerà per anni.
L’Unione, che pretende di regolare ogni dettaglio della vita delle Nazioni europee, non ha avuto un ruolo, una voce, una sedia al tavolo dove si decideva il prezzo delle nostre bollette. Questa è la fotografia della sovranità energetica europea: inesistente.

Sessanta giorni non sono la pace

Attenzione all’entusiasmo dei mercati. La tregua di giugno è saltata in dieci giorni perché congelava il problema senza risolverlo. Questo accordo rischia di ripetere l’errore su scala più grande: istituzionalizza la leva iraniana sullo Stretto invece di smontarla.
Gli Houthi intanto continuano a colpire petroliere saudite nel Golfo di Aden. Il nucleare resta rinviato. E tra sessanta giorni Teheran potrà rinegoziare da una posizione di forza che cinque mesi fa non aveva.
L’accordo sullo Stretto di Hormuz riapre il traffico, non chiude la partita. E chi festeggia oggi la riapertura dovrebbe chiedersi perché, alla fine di una guerra iniziata per punire l’Iran, sia l’Iran a decidere dove passano le navi.

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