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Europa

Londra vuole estendere l’ombrello nucleare all’Ucraina: l’ennesimo autogol dell’Europa

Antonio Antipari

Il piano dell'ex deputato Nick Boles, arrivato sul tavolo di Downing Street, offre la deterrenza britannica a Kiev in cambio del mercato unico. Invece di riaprire i canali con Mosca, le capitali europee alzano la posta atomica.

Riassunto dell'articolo

Una proposta dell'ex deputato conservatore britannico Nick Boles, pubblicata dal think tank Demos e arrivata al vaglio del governo di Andy Burnham, prevede l'estensione dell'ombrello nucleare del Regno Unito all'Ucraina e ad altre Nazioni europee non NATO (Svizzera, Norvegia, Balcani occidentali) in cambio di un maggiore accesso delle merci britanniche al mercato unico della UE, dentro una "Confederazione europea" che unisce difesa ed economia. La proposta si inserisce nell'espansione della deterrenza nucleare europea avviata dalla Francia di Macron e ha già offerto argomenti alle accuse russe contro Londra e Parigi. L'articolo sostiene che l'iniziativa rappresenta un'escalation pericolosa: invece di riaprire canali diplomatici con Mosca per chiudere la guerra in Ucraina e ricostruire il rapporto energetico tra Europa e Russia, le capitali europee scelgono provocazioni che avvicinano il rischio di un confronto nucleare diretto.

C’è un documento che circola ai vertici del governo britannico e che sarebbe arrivato fino al tavolo del premier Andy Burnham. Lo firma Nick Boles, ex deputato conservatore uscito dai Tory nel 2019 e poi collaboratore dello staff di Keir Starmer, e lo ha pubblicato il think tank Demos. La proposta è semplice quanto vertiginosa: il Regno Unito estende il proprio ombrello nucleare all’Ucraina e ad altre Nazioni europee esterne alla NATO, e in cambio ottiene un accesso privilegiato delle merci britanniche al mercato unico. La deterrenza atomica trattata come merce di scambio commerciale. E dentro il pacchetto, come se fosse un dettaglio, la copertura nucleare a una Nazione in guerra con la Russia.

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È l’ennesima conferma di una pochezza strategica che ormai non sorprende più. Davanti a un conflitto che si trascina da oltre quattro anni, l’unica risposta che le capitali europee riescono a immaginare non è la diplomazia, ma l’escalation.

Cosa prevede la proposta di Nick Boles

Il piano delinea una “Confederazione europea” che unisce integrazione economica e impegni di difesa modellati sull’Alleanza Atlantica. Londra metterebbe a disposizione la propria capacità di dissuasione nucleare a favore di Nazioni esterne alla UE e alla NATO: l’Ucraina in primo luogo, ma anche Svizzera, Norvegia e Balcani occidentali.

La giustificazione di Boles è nota: non esiste più alcuna garanzia reale che gli Stati Uniti difendano l’Europa. Su questo, il punto di partenza è perfino corretto. Lo abbiamo scritto quando Trump ha fatto capire a Berlino che l’ombrello americano non è più un dato di natura. Ma da una diagnosi giusta si può trarre la terapia sbagliata. E questa è la terapia sbagliata per eccellenza.

La corsa atomica delle capitali europee

La proposta britannica non nasce nel vuoto. Da mesi il continente vive una febbre nucleare che nessuno sembra voler misurare. A marzo, nel discorso di Ile Longue, Emmanuel Macron ha annunciato l’espansione dell’arsenale francese e il possibile dispiegamento temporaneo di aerei a capacità nucleare presso gli alleati. Parigi discute oggi di deterrenza estesa con Polonia, Germania, Belgio, Grecia, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi.

Due potenze atomiche europee, insomma, si candidano a sostituire quella americana. Il tutto mentre Mosca ha formalmente accusato Londra e Parigi di preparare un trasferimento di armi nucleari a Kiev. Le cancellerie occidentali smentiscono. Ma la proposta Boles, messa nero su bianco e fatta circolare ai vertici del governo britannico, offre alla propaganda russa esattamente l’argomento che cercava. Difficile immaginare un autogol più preciso.

La strada che nessuno vuole percorrere

Perché il punto è tutto qui: che cosa manca da questo tavolo. Manca un solo, serio canale diplomatico con Mosca. Manca il coraggio di dire che la guerra in Ucraina si chiude con un negoziato, non con una Confederazione atomica. Manca la memoria di ciò che l’Europa era prima del 2022: un continente che aveva costruito con la Russia una via privilegiata verso l’energia, la base materiale della competitività industriale tedesca e italiana, delle bollette sostenibili, di mezzo secolo di prosperità.

Quella via è stata sacrificata sull’altare della guerra, e il conto lo pagano ogni giorno famiglie e imprese. Lo pagano in un mercato energetico impazzito, dove il continente arriva a sprecare l’energia che produce mentre i prezzi restano fuori controllo. Ricostruire il rapporto energetico con Mosca non è nostalgia: è l’unico dividendo di pace concreto che una diplomazia seria potrebbe riportare a casa. Ma per farlo bisognerebbe fare la pace. E la pace, a quanto pare, non è in agenda.

Giocare con il fuoco atomico

Includere l’Ucraina sotto un ombrello nucleare occidentale non è una garanzia di sicurezza: è la linea rossa più volte dichiarata da Mosca, messa per iscritto e fatta circolare come ipotesi di lavoro. Significa trasformare ogni incidente sul fronte in un potenziale casus belli atomico. Significa legare la deterrenza di Londra a un teatro di guerra attivo, dove i droni cadono ogni notte e dove il margine di errore si misura in minuti.

Chi propone questo scambio dovrebbe rispondere a una domanda semplice: che cosa accade il giorno in cui la garanzia viene messa alla prova? Un’estensione della deterrenza o è credibile, e allora prepara lo scontro diretto con una potenza nucleare, o non lo è, e allora è carta straccia che brucia la credibilità di chi la firma. In entrambi i casi, l’Europa perde.

L’Europa che prepara la guerra invece della pace

La vicenda fotografa lo stato del continente. Un’Europa che non produce più pensiero strategico ma solo rilanci, che scambia la postura muscolare per una politica estera, che affida a un ex deputato e a un think tank il compito di disegnare l’architettura di sicurezza che le sue istituzioni non sanno concepire. Bruxelles, in tutto questo, semplicemente non esiste: la partita si gioca tra Londra e Parigi, sopra la testa della UE.

L’Europa vera, quella delle Nazioni e dei popoli, avrebbe un interesse solo: chiudere la guerra, riaprire i canali con Mosca, ricostruire il ponte energetico che l’ha resa prospera. Le sue classi dirigenti, invece, mettono sul tavolo l’atomica come fosse una clausola commerciale. Resta una sola domanda, e non è retorica: cosa si vuole, l’armageddon?

Fonti

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