Il 16 settembre, mentre Ursula von der Leyen pronunciava il discorso sullo Stato dell’Unione, l’ex portavoce di Zelensky Iuliia Mendel veniva fermata dalla sicurezza all’ingresso del Parlamento europeo di Strasburgo. Doveva tenere un intervento sulla pace in Ucraina. Tre giorni prima, il 13 settembre, il suo ex capo l’aveva colpita con sanzioni decennali. Da allora nessuna istituzione europea ha spiegato pubblicamente chi ha deciso di chiuderle la porta, né su quale base giuridica.
Cosa è successo a Strasburgo
L’evento si chiamava “Ukraine: Daring for Peace. Diplomacy Instead of Escalation” ed era organizzato dall’eurodeputato tedesco Hans Neuhoff, dell’AfD. Non una seduta ufficiale, ma un’iniziativa a margine, del tipo che ogni gruppo può ospitare nelle sedi del Parlamento. Mendel era la relatrice principale. È arrivata, è stata trattenuta, non è entrata.
In un video sui suoi canali ha attribuito il blocco direttamente alle sanzioni di Zelensky. Ha comunque parlato, in videoconferenza, e ha ringraziato gli organizzatori per averglielo permesso. Secondo quanto ha riferito a bne IntelliNews, però, il Parlamento avrebbe vietato anche la trasmissione in diretta del suo intervento all’interno dell’edificio, impedendole di rispondere alle domande dei presenti.
Un punto va tenuto fermo: il nesso tra le sanzioni di Kiev e il divieto d’ingresso è la ricostruzione di Mendel, non un dato confermato. Le istituzioni europee non hanno fornito alcuna versione. Ed è proprio questo silenzio la notizia.
Iuliia Mendel, chi è davvero
Nata nel 1986 a Henichesk, nell’oblast di Kherson, Mendel è una giornalista con collaborazioni per il New York Times, il Washington Post e Politico Europe. Dal giugno 2019 al luglio 2021 è stata portavoce del presidente Zelensky. Un incarico non privo di ombre: durante quel periodo fu accusata di aver aggredito alcuni giornalisti.
Dopo aver lasciato l’ufficio ha pubblicato due libri di memorie, entrambi elogiativi verso Zelensky e verso il suo lavoro accanto a lui. Nel 2024 era ricercatrice all’Università del Michigan. La svolta arriva nel 2025, quando comincia a chiedere un cessate il fuoco immediato, sostenendo che l’Ucraina sta perdendo la propria Nazione continuando a combattere.
Nel maggio 2026 l’intervista a Tucker Carlson: accuse di corruzione, di consumo abituale di droghe e di ostruzione ai negoziati di pace, rivolte al suo ex capo. In Ucraina la reazione è stata durissima: giornalisti e politici le hanno contestato di non aver esibito alcuna prova e l’hanno accusata di ripetere le tesi della propaganda russa. Poi un editoriale sullo Spectator che definiva la strategia di Zelensky un suicidio nazionale. Infine le sanzioni.
Sarebbe facile presentarla come una martire. Non lo è. È una testimone scomoda e insieme compromessa: ha cambiato posizione in modo radicale, ha scelto piattaforme discutibili, ha lanciato accuse gravi senza documentarle. Ma la libertà di parola non si misura sulla qualità di chi parla. Se si può zittire solo chi ha torto, allora non esiste.
Il discorso che non hanno voluto ascoltare
Il testo dell’intervento è stato pubblicato da bne IntelliNews. Non contiene le accuse dell’intervista a Carlson. È costruito su un argomento demografico ed economico, e per questo è più difficile da liquidare.
Mendel sostiene che dal 1991 l’Ucraina ha perso oltre metà della popolazione: da cinquantadue milioni a circa venticinque, per le stime più ottimistiche, con quasi la metà dei residenti pensionati e una natalità crollata. La guerra, dice, accelera questa scomparsa. Non è una Nazione che vince o perde: è una Nazione che si svuota.
Sull’economia l’accusa è diretta: l’Europa finanzia la produzione di droni di Zelensky al prezzo dell’intero sistema produttivo ucraino. Niente più ricerca, niente innovazione fuori dal settore militare, piccole imprese che chiudono, grandi imprese che portano i capitali all’estero.
Poi il nodo militare. Tutti in quest’aula, avrebbe detto ai deputati, sanno che una sconfitta militare della Russia è impossibile; il collasso di Mosca è imminente solo nella testa di chi non conosce i numeri delle due economie. E quando Zelensky promette di ottenere condizioni di pace migliori aspettando, la sua risposta è che non resterà nessuno a cui offrirle. La frase chiave del testo: non esiste condizione migliore per la pace di quella di adesso.
Da qui l’immagine che dà il titolo alla sua tesi: la scelta tra via finlandese e via afghana. La Finlandia perse la guerra contro l’Unione Sovietica nel 1940 e poi prosperò per decenni. L’Afghanistan è stato distrutto da vent’anni di conflitto e non si è mai rialzato. Difendere oggi la politica di Zelensky, conclude Mendel, significa difendere uno status quo che porta l’Ucraina sulla seconda strada.
Le sanzioni di Kiev non valgono nel diritto europeo
Qui sta il problema che nessuno a Strasburgo ha voluto affrontare. Le sanzioni imposte da Zelensky sono un atto di uno Stato terzo, non membro dell’Unione. Nell’ordinamento europeo non producono alcun effetto. Un cittadino ucraino sanzionato da Kiev non è, per ciò solo, un soggetto sanzionato dall’UE, e nessuna norma del Parlamento prevede che una lista compilata a Kiev valga come lista nera a Strasburgo.
Se dunque il divieto d’ingresso è davvero collegato a quelle sanzioni, qualcuno ha preso una decisione senza una base normativa, senza un atto formale e senza una motivazione pubblica. Se invece il motivo è un altro, sarebbe stato semplice dirlo. In entrambi i casi, un’istituzione che chiede agli Stati candidati di rispettare lo stato di diritto non ha applicato a se stessa la regola più elementare: spiegare perché.
Il caso non è isolato. Questa estate abbiamo raccontato come Zelensky sia ormai ostaggio della piazza, con un mandato scaduto dal 2024 e una catena di comando riscritta dalle proteste. Nelle stesse ore del caso Mendel, secondo la stampa ucraina, il procuratore generale Ruslan Kravchenko, al centro delle indagini delle agenzie anticorruzione, ha lasciato la Nazione e si è dimesso. In quel contesto, un presidente che sanziona la propria ex portavoce per un’intervista non è un dettaglio di colore: è il segno di un potere che restringe lo spazio del dissenso mentre chiede all’Europa altri miliardi.
Il silenzio dei giornali italiani
In Italia la vicenda è stata ripresa quasi soltanto da testate di area e dal circuito che ruota attorno a RT. I grandi quotidiani, gli stessi che hanno titolato per un giorno intero su un drone caduto a 160 chilometri dall’aereo di Zelensky, non hanno trovato spazio per un’ex portavoce del presidente ucraino bloccata alla porta del Parlamento europeo.
Non serve sposare le tesi di Mendel per notare l’asimmetria. Il caso ha tutti gli ingredienti di una notizia: un personaggio pubblico, un’istituzione europea, una sanzione politica, un divieto inspiegato. Manca solo la direzione giusta. Ed è la stessa asimmetria che abbiamo descritto parlando delle sfere di influenza e del doppio standard dell’Occidente: il principio vale finché non tocca la parte sbagliata.
Tre domande che restano aperte
La prima: il Parlamento europeo pubblicherà l’atto e la base giuridica del divieto? Finché non lo fa, la versione di Mendel resta l’unica sul tavolo.
La seconda: è vero, come sostiene il direttore di bne IntelliNews, che Zelensky avrebbe telefonato a von der Leyen per assicurarsi che Mendel non entrasse? È un’accusa pesante, non documentata, e proprio per questo merita una smentita o una conferma, non il silenzio.
La terza riguarda noi. Il dibattito sulla fine della guerra in Ucraina, in Europa, si è potuto tenere solo in una sala prestata dall’AfD, con una relatrice che molti considerano screditata. Se le voci contrarie trovano spazio soltanto ai margini, la responsabilità non è di chi occupa i margini, ma di chi ha svuotato il centro.
Fonti
- bne IntelliNews – The speech that never happened: Mendel says Ukraine risks “Afghanistan path” if war continues
- Ben Aris (Radio Moskva) – Mendel’s speech: a blocked and sanctioned call for peace
- Radio Radio – Parlamento UE vieta l’ingresso all’ex portavoce di Zelensky
- L’Antidiplomatico – Bavaglio al Parlamento Europeo: l’ex portavoce di Zelensky sanzionata da Kiev e respinta a Strasburgo
- Occhi sul Mondo – Mendel bandita, Hunka applaudito
- Radio Radio – L’alt in Parlamento UE: De Masi sul caso Mendel
- Tagesspiegel – Selenskyjs Ex-Pressesprecherin tritt bei AfD-Veranstaltung auf
- AfD – Veranstaltungshinweis: Julija Mendel spricht im Europäischen Parlament
- Wikipedia – Iuliia Mendel

