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I Rostri / Il corsivo del Tribuno Rostri

Buttafuoco umilia i burocrati Ue: «L’Italia non è un cortile»

Il Tribuno del Popolo

Bruxelles taglia due milioni alla Biennale per un padiglione russo aperto e chiuso al pubblico. Il presidente risponde dal Lido: «Rifarei tutto, vivremo oltre l'Unione». Il Tribuno del Popolo prende posto in prima fila.

Riassunto dell'articolo

Alla vigilia della Mostra del Cinema di Venezia 2026, il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha dichiarato al Corriere della Sera e alla Stampa che rifarebbe tutto sul padiglione russo e che la Biennale farà a meno dei due milioni di euro di fondi Ue revocati dalla Commissione europea. La rubrica satirica I Rostri de Il Politico Web legge la vicenda come esempio di sanzione burocratica senza effetti e di autonomia culturale della Nazione, richiamando l'interdetto di Paolo V contro Venezia del 1606.

Ci sono giorni in cui il Tribuno del Popolo non deve nemmeno affilare i rostri: gli basta sedersi e applaudire. Ieri Pietrangelo Buttafuoco, alla vigilia della Mostra del Cinema, ha detto al Corriere e alla Stampa che rifarebbe tutto, che la Biennale non ha infranto «nessuna regola, nessuna legge» e che l’istituzione veneziana «vivrà oltre l’Unione Europea». Detto da un uomo che a Bruxelles hanno appena tolto due milioni di euro, suona meno come una minaccia e più come una constatazione anagrafica: la Biennale ha 131 anni, la Commissione molti di meno, e di solito sono i giovani a morire prima delle istituzioni.

CREAZIONE SITI WEB
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Ricapitoliamo per chi era in spiaggia. In primavera Buttafuoco ha riaperto il padiglione russo ai Giardini, che esiste dal 1914 e ha attraversato due guerre mondiali senza che nessuno pensasse di murarlo. Lo ha fatto rispettando ogni sanzione: padiglione chiuso al pubblico, Russia non invitata, nessuna sezione russa in catalogo. Un padiglione aperto e chiuso insieme, come il gatto di quel fisico austriaco. Ma la burocrazia europea, che non tollera i paradossi se non li produce lei, ha deciso che l’arte va punita per nazionalità, e ha revocato un contributo destinato al cinema per una vicenda che riguardava l’arte. Colpire la Mostra per vendicarsi dei Giardini: anche il lupo di Fedro, almeno, si prendeva la briga di accusare l’agnello giusto.

Buttafuoco ha fatto due conti che a Bruxelles nessuno voleva fare. Se il criterio etico applicato a Mosca valesse per tutti, «l’87% dei Paesi presenti alla Biennale Arte non avrebbe avuto le carte in regola», Vaticano compreso, che è pur sempre una monarchia assoluta. Ma il criterio non vale per tutti: vale per chi decide la Commissione, quando lo decide la Commissione. È la morale a orologeria, quella che scatta solo contro il nemico del trimestre e resta muta davanti a tutti gli altri. Il Tribuno ne ha viste molte, ma una morale che si applica al padiglione e non al gasdotto è una novità anche per lui.

Il punto lo ha colto proprio Buttafuoco con una frase che meriterebbe di essere scolpita sul frontone dell’Arsenale: «Qualunque tentativo di cortile risulta offensivo per il concetto stesso d’Italia». Ecco il nodo. Bruxelles non ha punito un padiglione: ha trattato la Biennale come uno sportello periferico, come una sede distaccata cui recapitare circolari. Lo avevamo scritto a maggio, quando lo scontro era appena cominciato: Buttafuoco difendeva un principio, non un padiglione. La Nazione ha istituzioni culturali che parlano al mondo da prima che esistesse l’Europa dei commissari, e non ha bisogno di un’agenzia esecutiva per sapere cosa sia la libertà di espressione.

Venezia, del resto, ha una certa esperienza in materia. Nel 1606 papa Paolo V lanciò l’interdetto sulla Repubblica: chiese chiuse, sacramenti sospesi, scomunica per chi disobbediva. La Serenissima rispose ordinando ai preti di continuare a dire messa e affidando a fra’ Paolo Sarpi la difesa scritta. Dopo un anno il papa tolse l’interdetto, e Venezia non aveva cambiato una virgola. I Dogi non avevano bisogno di leggere le circolari romane per sapere che una città può essere fedele senza essere serva. Buttafuoco, che si è già visto togliere anche la voce in radio, non ha fatto altro che rinnovare la tradizione: interdetto ricevuto, messa celebrata lo stesso.

Resta il finale, che è il più istruttivo. Bruxelles ha tolto due milioni e Buttafuoco ha risposto: «Sapremo sopperire al buco». La Mostra è aperta, i film ci sono, il Lido è pieno. Il burocrate ha esercitato tutto il potere che aveva e non è cambiato nulla. Non c’è satira migliore di una sanzione che non produce effetti: è la fotografia di un’autorità che confonde il timbro con il comando. La Biennale vivrà oltre l’Unione Europea, ha detto il presidente. Il Tribuno, per una volta, non aggiunge nulla. Era già scritto sui muri di Venezia quattro secoli fa.

Ave atque vale.

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