Sigfrido Ranucci ha perso la conduzione di Report e ha subito trovato un ruolo migliore: l’esule. Alle offerte della Rai, tre in tutto, Rainews, Tg3 e la sede di corrispondenza del Cairo, ha risposto ringraziando “per l’asilo politico”. Poi ha annunciato che non condurrà Report ma “la battaglia più importante della mia vita”. Tre stipendi pubblici rifiutati in una sera: un record, anche per il servizio pubblico.
Fermiamoci sul Cairo. Da quella sede si raccontano Suez, i Fratelli musulmani, il valico di Rafah, un Mediterraneo che cambia padrone. Per un cronista è la promozione della vita. Per Ranucci è “la Siberia”, il posto dove “ci mandano i deportati”. Un gulag con vista sul Nilo, aria condizionata e indennità estero. I deportati veri, quelli che la Siberia l’hanno vista davvero, non sono disponibili per un commento.
Sulla frase dedicata a Regeni il Tribuno non scherza: è l’unica cosa davvero fuori posto in questa vicenda, e la satira la lascia dov’è.
Il resto è teatro, e di buon livello. Gli inviati storici si riuniscono in assemblea, giudicano la decisione “irricevibile” e minacciano le dimissioni in blocco. Il direttore Corsini indica Iovene e Valesini come capi autori, e i due rifiutano a stretto giro. I sostituti, Presutti e Piervincenzi, vengono liquidati come “uno schiaffo alla meritocrazia” prima ancora di andare in onda. Ranucci conta “2800 articoli in due mesi” dei giornali di Angelucci come si contano le frecce ricevute, e ringrazia con sarcasmo Mollicone. Manca solo il bollettino dei feriti.
In tanto fervore resta un dettaglio che in redazione nessuno vuole ricordare. Il mandante reo confesso dell’attentato non era Angelucci, non era Palazzo Chigi, non era la destra americana: era l’amico fraterno con cui cenava tre volte al mese, lo stesso che gli sondava la candidatura alla guida del centrosinistra. Ranucci è parte lesa, e per il gip lo è senza ambiguità. Ma la Rai che a luglio aveva sospeso le repliche e ad agosto aveva già un nome sul tavolo non lo sposta per le inchieste. Lo sposta perché il conduttore del programma d’inchiesta era l’unico a non aver mai indagato sul proprio commensale.
Shakespeare questa scena l’ha già scritta. Coriolano, bandito da Roma dai tribuni della plebe, si volta sulla soglia e ribalta la sentenza: “Sono io che bandisco voi”. Ranucci fa lo stesso con viale Mazzini: nessuno lo esilia, si esilia da solo, e da fuori proclama che il bando è suo. Solo che Coriolano andò davvero dai Volsci. Il nostro, per ora, va a Favignana a presentare il libro, con la scorta pagata dallo Stato che lo perseguiterebbe.
La causa arriverà, promette l’avvocato, “in ogni sede”. Il Tribuno aspetta con il calendario in mano: dopo il complotto mondiale di Lavarone, il tribunale è l’unico palcoscenico che gli manca. E lì, a differenza di Report, il montaggio lo fa qualcun altro.
Ave atque vale.
Fonti
- ANSA – Sigfrido Ranucci contrattacca da Favignana: “Resisto al fango”
- ANSA – Presutti e Piervincenzi per Report. Tre offerte a Ranucci, ma è bufera
- Il Post – La Rai ha rimosso Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report
- Il Messaggero – Report, cosa è successo: Ranucci sostituito, l’attacco ai nuovi conduttori e il riferimento a Regeni
- Fanpage – Ranucci contro la Rai: “Volevano mandarmi al Cairo”

