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Laboratorio / Politica Politica

Il vero campo di battaglia del centrodestra non è Vannacci, ma la legge elettorale

Fabrizio Fratus

Tra richieste di esclusione e prese di distanza dal generale, la partita decisiva si gioca altrove: sulle regole del voto. Proporzionale con premio o conferma dell'uninominale, da qui passa la differenza tra un esecutivo politico e un governo tecnico.

Riassunto dell'articolo

L'articolo sostiene che il dibattito sui veti a Roberto Vannacci all'interno del centrodestra sia secondario rispetto alla questione realmente decisiva: la legge elettorale. Con un sistema a forte componente di collegi uninominali, un campo largo più competitivo renderebbe molti collegi contendibili, con il rischio di un Parlamento senza maggioranza e di un governo tecnico. Con un sistema proporzionale corredato di premio di maggioranza, il centrodestra potrebbe invece presentarsi compatto e mantenere una prospettiva di governo, mentre un'eventuale corsa autonoma di Vannacci inciderebbe soprattutto sul fronte avversario. La tesi conclusiva è che la natura del sistema di voto, più di qualsiasi veto, determinerà la tenuta e la competitività della coalizione alle prossime elezioni.

Negli ultimi mesi il dibattito politico si è concentrato sempre più spesso sul rapporto tra il centrodestra e Roberto Vannacci. Da più parti si sentono richieste di esclusione, veti preventivi e prese di distanza che vengono presentate come condizioni indispensabili per la tenuta della coalizione. Eppure la storia politica insegna che mettere veti è quasi sempre un errore.

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Veti a Vannacci: perché in politica le preclusioni raramente pagano

La politica è per sua natura dinamica. Gli equilibri di oggi possono cambiare domani, così come cambiano i rapporti di forza, le convenienze e le esigenze di governo. Chi oggi viene considerato incompatibile potrebbe domani diventare un interlocutore necessario. Per questo le preclusioni assolute raramente si rivelano una scelta lungimirante.

La legge elettorale, vero spartiacque del centrodestra

Ma c’è un altro aspetto che merita attenzione e che rischia di essere sottovalutato: la legge elettorale. È probabilmente questo il vero spartiacque che determinerà il futuro del centrodestra e, più in generale, degli equilibri politici italiani.

Collegi uninominali: il rischio di un Parlamento senza maggioranza

Se dovesse rimanere l’attuale sistema, con una forte componente di collegi uninominali, lo scenario potrebbe essere molto diverso da quello del 2022. In quella tornata elettorale molti collegi furono conquistati dal centrodestra anche grazie alla divisione tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Oggi, invece, l’ipotesi di un “campo largo” più competitivo potrebbe rendere quei collegi contendibili e, in molti casi, favorire il centrosinistra.
In un simile contesto il rischio sarebbe quello di un Parlamento senza una maggioranza chiara e, di conseguenza, di una soluzione tecnica o istituzionale per la guida del Paese. È uno scenario che nessuna forza politica del centrodestra può ignorare, e sembrerebbe che Forza Italia abbia un certo interesse verso una soluzione confusa che porti a un governo tecnico.

Sistema proporzionale e premio di maggioranza: il centrodestra compatto

Diverso sarebbe il quadro con una riforma in senso proporzionale accompagnata da un premio di maggioranza. In questo caso il centrodestra potrebbe presentarsi compatto, puntare a superare la soglia necessaria per ottenere il premio e mantenere una concreta prospettiva di governo. Anche qualora Vannacci scegliesse un percorso autonomo, la sua presenza fuori dalla coalizione potrebbe incidere soprattutto sul fronte avversario, sottraendo rappresentanza parlamentare al campo largo.
In questa prospettiva è comprensibile che la Lega, pur avendo storicamente espresso molte riserve verso il sistema proporzionale, possa valutare con pragmatismo i diversi scenari. È vero che un sistema proporzionale potrebbe comportare una riduzione del numero degli eletti e porre ulteriori sfide, soprattutto nel caso dell’introduzione delle preferenze, ma tra il rischio di un governo tecnico e la possibilità di partecipare a un esecutivo politico di centrodestra, la scelta potrebbe apparire meno difficile di quanto sembri.

Non i veti a Vannacci, ma le regole del gioco

Per questo il dibattito sui veti a Vannacci rischia di essere fuorviante. La questione decisiva non è tanto chi escludere o includere oggi, quanto comprendere quale sistema elettorale accompagnerà il Paese alle prossime elezioni. Sarà la legge elettorale a dirci se il centrodestra resterà compatto e competitivo oppure se l’Italia si avvierà verso una fase di incertezza destinata a sfociare in un governo tecnico.
In politica gli slogan passano, le convenienze cambiano, ma le regole del gioco restano determinanti. E oggi la regola che conta più di tutte si chiama legge elettorale.

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Fabrizio Fratus
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