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La Lega brandisce il rosario e vota il fine vita: la destra che ha ridotto la fede a un brand

Fabrizio Fratus

Il 2 settembre il Consiglio regionale del Veneto ha approvato il suicidio assistito con la regia di Luca Zaia: prima Regione di centrodestra. Per Fabrizio Fratus è la prova che il richiamo alle radici cristiane è diventato merce elettorale.

Riassunto dell'articolo

Il 2 settembre 2026 il Consiglio regionale del Veneto, presieduto da Luca Zaia, ha approvato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti la legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito: quarta Regione italiana e prima governata dal centrodestra. Fratelli d'Italia ha votato contro compatta, Lega e Forza Italia si sono divise. Nell'intervento per il Laboratorio Culturale, Fabrizio Fratus sostiene che la destra populista ha ridotto le radici cristiane a brand identitario, sposando il liberalismo individualista e il consumo mentre denuncia l'avanzata dell'Islam, che avrebbe invece ancora una struttura comunitaria e normativa. Il voto veneto è letto come conferma di questa contraddizione.

La destra merceologica: il sacro ridotto a brand

La grande bancarotta della destra populista contemporanea non risiede semplicemente nella sua incoerenza politica, ma nella totale desertificazione metafisica. Chi brandisce il rosario come un manganello elettorale non sta difendendo le radici cristiane: le sta folklorizzando, riducendole a chincaglieria da sagra di paese. È il trionfo della destra merceologica, quella incapace di elevarsi alla dimensione della Tradizione e ridotta a gestire il sacro come un brand identitario, buono giusto per una felpa personalizzata o un post virale.

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Il cortocircuito: paura dell’Islam e culto del consumo

Il cortocircuito intellettuale è da manuale della sociologia del nulla. Si grida all’invasione islamica mentre si celebrano acriticamente i dogmi più sfrenati del liberalismo individualista, del mercato globale e dell’edonismo secolarizzato. La Lega sposa in pieno quel nichilismo borghese che sradica l’individuo da ogni comunità, dissolvendo i legami organici, i doveri trascendenti e l’ordine morale, per poi scandalizzarsi se quel deserto spirituale viene abitato da chi, piaccia o non piaccia ai pasdaran del Papeete, possiede ancora una visione verticale, forte e non negoziabile della vita. L’Islam avanza non per insondabili strategie geopolitiche, ma perché la nostra civiltà ha barattato l’Essere con il consumo, trasformando i templi in centri commerciali e la fede in un parere opzionale. Quando la massima aspirazione metapolitica diventa la difesa del diritto di consumare in pace, ogni richiamo alla croce si svuota di senso, diventando un soprammobile ideologico utile a rabbonire un elettorato spaventato. Si combatte lo spettro dell’Islam esterno mentre si coltiva amorevolmente il cancro interno del relativismo assoluto. Pretendere di arginare una religione che possiede ancora una struttura comunitaria e un sistema di norme vincolanti attraverso la retorica della ruspa e i comizi da bar è un esercizio di infantile ipocrisia.

Dio, patria e famiglia: il funerale dell’Occidente e il caso Veneto

Continuino pure a recitare il mantra di “Dio, patria e famiglia” tra un selfie e una polemica televisiva. La realtà è che non stiamo difendendo l’Occidente: ne stiamo celebrando il funerale in mondovisione, officiato da chierichetti travestiti da sovranisti. Zaia e la Lega in Veneto ne sono la dimostrazione totale. Altro che baluardo identitario; qui siamo al catechismo per influencer della domenica.

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