Le proteste in Francia hanno smesso di essere una questione scolastica. Giovedì 1° ottobre il ministero dell’Interno ha contato 1.949 fermi in un solo giorno. Si aggiungono a quasi un migliaio nei giorni precedenti.
A Marsiglia il preside di un liceo è stato aggredito e cosparso di benzina. A Nantes una scuola è stata data alle fiamme. A Rouen sono rimasti feriti due dirigenti scolastici.
A sette mesi dalle presidenziali, Marine Le Pen ha indicato un responsabile con nome e cognome: Jean-Luc Mélenchon.
Proteste in Francia: cosa è successo nei licei
Tutto è cominciato nei licei dell’Île-de-France. I sindacati indicano il 17 settembre come il giorno in cui i blocchi sono diventati un movimento nazionale.
Le richieste di partenza erano serie. Gli studenti chiedono la sostituzione dei professori assenti, classi meno affollate, edifici ristrutturati, più personale.
Poi sono arrivati i mortai pirotecnici, i cassonetti in fiamme, le aggressioni. Giovedì le autorità hanno censito 900 azioni in tutta la Francia. Dall’inizio dei disordini i feriti sono 119 tra studenti e personale scolastico, e 83 tra gli agenti.
Nessuna cattedra scoperta si copre bruciando una scuola. Qui finisce la protesta e comincia un’altra cosa.
Cosa dice Marine Le Pen
Per la candidata del Rassemblement National non c’è nulla di spontaneo. Ha parlato di «sommosse organizzate da professionisti e guidate da deputati di La France Insoumise».
Jordan Bardella è andato oltre. Ha proposto che il conto dei danni, stimato in milioni di euro, venga diviso tra le famiglie degli incendiari e il partito di Mélenchon.
Questa volta il Rassemblement National non è isolato. Secondo fonti di Matignon, i servizi di informazione considerano i blocchi una manovra organizzata da LFI e dai suoi referenti dell’ultrasinistra. Bruno Retailleau, candidato dei Repubblicani, accusa LFI di voler organizzare l’insurrezione.
È una tesi del governo, e LFI la respinge. Il coordinatore Manuel Bompard parla di complottismo e di un movimento nato dall’esasperazione. Ma i fatti che nessuno contesta bastano a porre il problema.
Cos’è La France Insoumise
La France Insoumise, in sigla LFI, è il partito fondato nel 2016 da Jean-Luc Mélenchon, ex ministro socialista passato alla sinistra radicale. Il nome significa «la Francia che non si sottomette».
Alle presidenziali del 2022 Mélenchon arrivò terzo con il 21,95%, a un soffio da Marine Le Pen. Oggi è di nuovo candidato all’Eliseo.
Il programma è quello di una sinistra di rottura. Vuole una «Sesta Repubblica» al posto delle istituzioni attuali, spesa pubblica senza copertura e mostra un’ostilità dichiarata verso le forze dell’ordine. Il bacino elettorale è fatto di giovani, grandi città e periferie.
Con la piazza violenta LFI ha un rapporto mai chiarito. Siede tra i suoi deputati il fondatore della Jeune Garde, il gruppo sciolto dal governo nel giugno 2025 per attività violente. Lo stesso ambiente è finito sotto accusa per la morte dello studente Quentin Deranque a Lione. Lo abbiamo raccontato nel pezzo sulla violenza dei gruppi antifascisti arrivata al Parlamento europeo.
Il metodo Mélenchon: accendere e poi denunciare
Il copione è sempre lo stesso. Il 28 settembre, con i licei già in fiamme, Mélenchon ha accusato il governo di aver ordinato la repressione. Ha parlato di una ferocia dal «retrogusto razzista».
Nelle stesse ore ha chiesto ai suoi militanti di mettersi fisicamente tra i liceali e la polizia. I suoi deputati sono andati davanti agli istituti.
Quello stesso giorno, ha ricordato il premier Lecornu, una studentessa era stata ferita al volto e alle mani con l’acido cloridrico. Il premier lo ha rinfacciato pubblicamente al capo di LFI.
Mélenchon assicura di essere per i metodi non violenti. Ma ha mandato i propri eletti a presidiare i blocchi e ha chiamato razzista chi prova a riaprire le scuole. Non può dichiararsi estraneo a ciò che accade davanti a quei cancelli.
La sinistra che si nasconde dietro i ragazzi
C’è un tratto che unisce la sinistra radicale francese a quella di casa nostra. Quando gli argomenti finiscono, manda avanti i minorenni. Lo abbiamo visto a Genova, dove la politica ha parlato con la voce dei bambini.
In Francia il meccanismo è lo stesso, su scala più grande e con il fuoco. Gran parte dei fermati sono adolescenti. Sono loro a finire in commissariato. I deputati che li arringano tornano in aula con l’immunità.
E in aula la sinistra prepara l’altro tempo della partita. Socialisti e LFI hanno già promesso la mozione di sfiducia sulla manovra. Far cadere il governo mentre le strade bruciano: è questa l’idea di responsabilità che offre agli elettori.
I professori mancano davvero
Sarebbe però un errore liquidare tutto come teppismo. I professori mancano davvero. Le scuole cadono a pezzi davvero.
Giovedì, mentre i licei bruciavano, il governo ha presentato la manovra 2027. Prevede uno sforzo di 54 miliardi per portare il deficit al 5%, con il congelamento degli stipendi pubblici e degli assegni familiari.
È qui che il Rassemblement National si distingue dal governo. Bardella ha fissato le sue condizioni: nessun risparmio sulle spalle di chi lavora. Il partito, come abbiamo spiegato analizzando la distanza tra il Rassemblement National e l’AfD, difende la spesa sociale e il potere d’acquisto.
Il messaggio è semplice. Lo Stato ha fallito due volte: in classe, dove non garantisce un insegnante, e in strada, dove non garantisce l’ordine. Il macronismo ha prodotto il primo fallimento. La sinistra radicale sfrutta il secondo.
Perché il disordine premia il Rassemblement National
Il precedente è recente. Dopo i disordini seguiti alla vittoria del Paris Saint-Germain, Bardella toccò il record di gradimento nei sondaggi.
Lo ha capito perfino Daniel Cohn-Bendit, il volto del Sessantotto francese. Chi sobilla i ragazzi, ha avvertito, lavora per il partito dell’ordine.
Per il Rassemblement National la settimana non era cominciata bene. Bardella è sotto accusa per scritti antisemiti che il sito Mediapart gli attribuisce e che lui respinge. I roghi dei licei hanno spostato l’attenzione altrove.
Resta una scelta da fare. Senza i voti del Rassemblement National la sfiducia non passa. Le Pen, tornata candidabile dopo la sentenza d’appello, ha detto che una manovra imperfetta è meglio di nessuna manovra. Ma ha aggiunto: «Non mi precludo nulla».
Il duello che Mélenchon cerca
Mélenchon sa di non poter vincere al centro. Può solo arrivare al ballottaggio, mobilitando giovani e periferie contro tutto il resto. Per questo ogni piazza gli serve, anche quella che brucia.
Il conto, però, lo pagano altri. Lo pagano i presidi aggrediti, gli agenti feriti, i ragazzi fermati. E lo paga la scuola pubblica, che esce da questa settimana con meno aule di prima.
Le proteste in Francia dicono una cosa che vale anche oltre le Alpi. Una sinistra senza progetto non costruisce consenso: lo incendia. E ogni volta che lo fa, consegna la Nazione a chi promette di spegnere il fuoco.
Fonti
- ANSA – Gli studenti incendiano la Francia, scuole date alle fiamme e duemila fermi (1 ottobre 2026)
- ANSA – Quasi duemila fermi per le proteste studentesche in Francia, la cronaca della giornata (1 ottobre 2026)
- ANSA – Proteste in Francia, Cohn-Bendit: «Carovita e Gaza, tanti i motivi di rabbia dei ragazzi» (1 ottobre 2026)
- Franceinfo – Lecornu accuse LFI d’une «surenchère irresponsable», Mélenchon dénonce une «répression» (28 settembre 2026)
- LCP – Blocus de lycées: Mélenchon demande aux insoumis de «s’interposer» (28 settembre 2026)
- Il Fatto Quotidiano – Francia, studenti in rivolta: le ragioni della protesta (1 ottobre 2026)
- Euronews – Francia, le proteste degli studenti bloccano 400 licei (1 ottobre 2026)
- Franceinfo – Budget 2027, pourquoi le scénario d’une non-censure du RN se renforce (settembre 2026)
- LCP – Comment les oppositions réagissent aux annonces de Lecornu sur le budget (settembre 2026)
- Franceinfo – Écrits antisémites attribués à Jordan Bardella, le direct (30 settembre 2026)

