Davanti alla primaria Daneo, nel centro storico di Genova, è comparso uno striscione: «Qui nessuno è straniero», scritto nelle tante lingue parlate dai bambini dell’istituto. Lo striscione a scuola a Genova protestava contro il decreto scuola approvato giovedì dal Consiglio dei ministri. Due agenti in borghese lo hanno staccato di loro iniziativa, dopo una segnalazione su un presunto assembramento. Poche ore dopo, su intervento della sindaca Silvia Salis, è tornato al suo posto.
Il Tribuno, per una volta, sta con la sindaca: lo striscione andava lasciato lì. Anzi, andava incorniciato. Vuole celebrare le molte lingue della scuola. Il decreto chiede soltanto che ce ne sia una in più, in comune a tutti: l’italiano.
In Cuore c’è una mattina in cui il maestro entra in classe con un ragazzo nuovo. Viene da Reggio Calabria, ha il viso bruno e gli occhi neri. Il maestro non appende striscioni. Spiega ai compagni che l’Italia si è fatta anche perché un ragazzo calabrese fosse a casa sua a Torino. Poi fa alzare il primo della classe perché lo abbracci. Da quel giorno il nuovo arrivato impara la stessa lingua e la stessa storia degli altri. Era integrazione, anche se De Amicis non la chiamava così.
Centoquarant’anni dopo, la pedagogia è cambiata. Lo striscione della Daneo, raccontano le cronache, lo hanno preparato insegnanti, genitori e alunni. In una delle versioni riportate dalla stampa la scritta aveva perfino l’asterisco: «nessun*». Il Tribuno ha conosciuto molti bambini di sei anni, ma nessuno che scrivesse con l’asterisco inclusivo. Quella è la calligrafia dei grandi.
Ed è qui che si vede il metodo. Quando gli argomenti finiscono, si passa la parola ai bambini. La sindaca ha spiegato che i piccoli dicono ciò che la politica non riesce a dire. Ha aggiunto che alcuni alunni vorrebbero scrivere alla presidente del Consiglio e al presidente della Repubblica. Viene da chiedersi chi terrà la penna.
Il ventriloquo, a teatro, almeno lo dichiara: il pubblico sa chi sta parlando. In politica funziona al contrario. L’adulto resta dietro le quinte, il bambino finisce in prima fila, e chi risponde nel merito passa per quello che se la prende con i piccoli. Un meccanismo perfetto, con un solo difetto: trasforma una scuola in un palco.
Nel merito, d’altra parte, c’era poco da contestare. Il tetto del 30% partirà dal 2027/2028 e riguarderà soltanto le classi prime. Alla primaria conta gli alunni stranieri nati all’estero o senza almeno due anni di scuola dell’infanzia: una regola sulla lingua, non sul passaporto. Il principio di non concentrare gli alunni stranieri nella stessa classe, del resto, lo aveva già messo nero su bianco nelle circolari del 1989 un ministro dell’Istruzione di nome Sergio Mattarella.
Il maestro di De Amicis, davanti al ragazzo calabrese, non organizzò un corteo. Organizzò un abbraccio e una lingua comune. L’augurio del Tribuno ai bambini della Daneo è lo stesso: imparare insieme le parole giuste per dirsi, davvero, che qui nessuno è straniero.
Ave atque vale.
Fonti
- Dire – A Genova la Polizia rimuove lo striscione, la sindaca Salis lo fa rimettere
- L’Espresso – Dl scuola, la polizia rimuove lo striscione «Qui nessuno è straniero»
- Open – Genova, staccato lo striscione a scuola contro il decreto
- GenovaToday – Rimosso lo striscione dei bambini alla scuola Daneo
- AgenSIR – Il governo vara il decreto sul tetto del 30% nelle classi prime

