Domenica sera l’AfD ha preso il 43,8 per cento in Sassonia-Anhalt, quasi tre volte la CDU di Friedrich Merz ferma al 17,2. È il risultato più alto mai ottenuto da un partito di destra in un Land tedesco dal dopoguerra. Da Parigi, dove il Rassemblement National è dato tra il 34 e il 36 per cento al primo turno delle presidenziali, nessuna parola. Né Marine Le Pen né Jordan Bardella hanno commentato.
Il silenzio non è distrazione. Il sabato precedente, interrogato a Cernobbio sull’ipotesi di ricucire con i tedeschi, Bardella aveva risposto che «non è previsto». Chi si chiede perché il Rassemblement National sia contro l’AfD deve partire da qui: da un partito che sta per conquistare l’Eliseo e che tratta il suo omologo più forte d’Europa come un parente scomodo da non invitare.
La rottura del maggio 2024 e il peccato originale
La frattura ha una data. Nel maggio 2024, a poche settimane dalle europee, Maximilian Krah, capolista dell’AfD, dichiarò a La Repubblica che appartenere alle SS non rendeva automaticamente qualcuno un criminale. Il gruppo Identità e Democrazia, dove RN e AfD sedevano insieme con Lega e FPÖ, votò l’espulsione dei tedeschi.
Dopo il voto, il RN fondò i Patrioti per l’Europa con Orbán, Salvini e Vox. L’AfD costruì Europa delle Nazioni Sovrane, dove oggi siedono anche Reconquête di Zemmour e Futuro Nazionale di Vannacci. Le due destre europee nacquero in quella settimana, e la linea di faglia passa esattamente tra Parigi e Berlino.
L’eurodeputato Pierre-Romain Thionnet ha ribadito a Euronews che la scelta di non essere più alleati dell’AfD «resta immutata», per le posizioni di alcuni suoi esponenti sulla memoria storica e per «differenze molto significative» in politica estera. Un altro eurodeputato dei Patrioti è stato più brutale: nulla si muoverà prima delle presidenziali, «nessuno vuole essere associato all’AfD».
La dédiabolisation come ragione di Stato
La spiegazione più semplice è quella strategica. Dal 2011 Marine Le Pen ha costruito il partito su un’unica scommessa: rendere il voto nazionale accettabile a un elettorato che lo temeva. Nel 2015 ha espulso suo padre, il fondatore. Ha cambiato nome al partito. Ha allontanato ogni simbolo che potesse riportare alla memoria gli anni Quaranta.
L’AfD ha fatto il percorso opposto. Nata nel 2013 come partito di professori di economia contrari ai salvataggi dell’euro, è stata conquistata in pochi anni dall’ala orientale di Björn Höcke, quello che nel 2017 a Dresda definì il memoriale della Shoah di Berlino un «monumento della vergogna». Ogni volta che un dirigente dell’AfD parla di memoria, la stampa francese lo ripete a Le Pen come un’accusa.
Il RN vive sotto il fronte repubblicano, il meccanismo che nel 2024 lo ha bloccato al ballottaggio nonostante fosse primo al primo turno, come abbiamo raccontato analizzando il muro di fuoco contro i partiti di destra in Europa. Per abbattere quel muro serve la rispettabilità. E la rispettabilità, in Francia, si misura sulla distanza dalla Germania.
Due idee di Nazione che non coincidono
Ma la strategia spiega il silenzio, non la sostanza. Le differenze tra Rassemblement National e AfD sono più profonde di un calcolo elettorale, e vengono da lontano. La Nazione francese è una costruzione politica: nasce dallo Stato, dalla lingua, dalla storia condivisa, dalla scuola della Repubblica. Chi entra nella comunità e ne accetta le leggi, la lingua e la memoria ne fa parte. È la Nazione di Renan, un «plebiscito di tutti i giorni».
La Nazione tedesca è nata prima dello Stato tedesco. Per un secolo è esistita come lingua, cultura e discendenza in attesa di un’unità politica arrivata solo nel 1871. Da quella storia discende una concezione del popolo come comunità di origine, che il nazionalismo tedesco non ha mai completamente abbandonato e che l’ala di Höcke rivendica apertamente.
Non è un dettaglio da filosofi. Bardella, figlio di immigrati italiani e algerini, incarna esattamente la Nazione francese come assimilazione riuscita. Non può, per ragioni biografiche prima che politiche, sposare una destra che definisce l’appartenenza per sangue. Quando il RN parla di espulsione degli irregolari e dei criminali stranieri, e rifiuta la parola remigrazione che l’AfD e Reconquête usano senza imbarazzo, sta difendendo un’idea precisa di cosa sia un francese.
Verdun, il Reno e la paura antica
C’è poi un livello ancora più profondo, che nessuno a Parigi dice ad alta voce. Il 28 febbraio scorso Bardella ha tenuto un discorso per i centodieci anni della battaglia di Verdun. Un partito che costruisce la propria identità sulla memoria del 1916 non può, senza contraddirsi, abbracciare il primo grande nazionalismo tedesco del dopoguerra.
La destra francese è gollista nel midollo. Il suo europeismo delle Patrie ha sempre avuto un presupposto: che la Francia resti la potenza politica del continente e che la Germania resti la potenza economica, senza mai tornare a essere entrambe. Un’AfD al 28 per cento a livello federale, come abbiamo documentato quando i sondaggi INSA l’hanno data primo partito, riapre una domanda che Parigi sperava chiusa dal 1945: cosa vuole una Germania nazionalista?
Su questo terreno le posizioni divergono anche in politica estera. Il RN ha aggiornato la propria linea su Mosca dopo il 2022, difende la dissuasione nucleare francese e l’autonomia militare di Parigi. L’AfD chiede la fine delle sanzioni alla Russia, la riapertura dei gasdotti e guarda con ostilità a ogni riarmo europeo che passi per Berlino. Sono differenze che in campagna elettorale un candidato all’Eliseo non può permettersi di sfumare.
Lo Stato sociale contro il mercato
Infine l’economia, che nel dibattito sulla destra europea si dimentica sempre. Il Rassemblement National è un partito interventista: difende le pensioni a 62 anni, il potere d’acquisto, la protezione dell’industria nazionale, la spesa pubblica. Il suo elettorato è operaio, periferico, ex comunista nel Nord e nel Pas-de-Calais. Nel 2022 Le Pen ha vinto nelle stesse province che negli anni Settanta votavano PCF.
L’AfD è nata nell’ambiente esattamente opposto: economisti ordoliberali, ostili alla mutualizzazione del debito, favorevoli a un rigore fiscale che a Parigi suona come una condanna. Anche oggi, dopo la svolta orientale, il partito di Alice Weidel resta più vicino al liberismo di quanto qualunque dirigente del RN potrebbe accettare. Per un partito che ha costruito il consenso sullo Stato protettore, la Germania del rigore è un avversario prima che un alleato.
Cosa significa per la destra italiana
La frattura franco-tedesca si riproduce in Italia con una fedeltà quasi geometrica. La Lega siede con il RN nei Patrioti. Fratelli d’Italia sta nei Conservatori. Futuro Nazionale di Vannacci ha scelto ESN con l’AfD, e a luglio il Parlamento europeo ha aperto contro quel partito la verifica sui valori dell’articolo 2, votata da 414 deputati, con RN e Patrioti contrari alla procedura.
La destra italiana si trova quindi a dover scegliere tra due modelli che a Parigi e Berlino appaiono inconciliabili. Da un lato la Nazione come Stato, comunità politica e protezione sociale, che è anche la nostra tradizione. Dall’altro la Nazione come popolo etnico, che parla a una parte crescente dell’elettorato ma porta con sé un bagaglio storico che il continente non ha dimenticato.
Restano tre domande aperte. La prima: se Le Pen entrerà all’Eliseo nel 2027, come abbiamo ricostruito dopo la sentenza d’appello che l’ha resa candidabile, potrà davvero governare l’Europa ignorando il primo partito tedesco? La seconda: l’AfD, per diventare forza di governo, accetterà di fare il percorso francese o lo considererà una resa? La terza, che riguarda noi: la destra italiana vuole essere la sintesi di questi due mondi o dovrà scegliere uno dei due?
Perché il Rassemblement National sia contro l’AfD è chiaro. Meno chiaro è quanto a lungo l’Europa delle Patrie potrà reggere con la sua Patria più grande fuori dalla porta.
Fonti
- Euronews – AfD victory exposes divisions in France’s far-right as National Rally stays silent
- Euronews – Merz ‘deeply shocked’ after major AfD win in Saxony-Anhalt
- Rassemblement National – Allocution de Jordan Bardella, 110 ans de la bataille de Verdun
- Euronews – Bardella signs pact with Farage to stop small boat crossings

