La sentenza d’appello su Marine Le Pen ha confermato la condanna per appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo, ma ha alleggerito le pene al punto da restituire alla leader del Rassemblement National la strada verso l’Eliseo. La Corte d’appello di Parigi, presieduta da Michèle Agi, ha ridotto l’interdizione dalle cariche pubbliche e reso Marine Le Pen di nuovo candidabile alle presidenziali del 2027.
Cosa ha deciso la Corte d’appello di Parigi
I giudici hanno confermato la colpevolezza per «fatti gravi», riferiti al sistema di assistenti parlamentari retribuiti con fondi del Parlamento europeo tra il 2004 e il 2016, quando il partito si chiamava ancora Front National. La pena detentiva è stata però ridotta da quattro a tre anni: due con sospensione condizionale e uno da scontare con sorveglianza elettronica. A questa si aggiunge una multa personale di centomila euro.
La presidente della Corte, Michèle Agi, ha ribadito che «i fondi europei sono fondi pubblici» e ha definito i fatti gravi «per la loro continuità su undici anni». La Corte ha tuttavia riconosciuto l’assenza di arricchimento personale da parte di Marine Le Pen. Anche il Rassemblement National è stato condannato, con l’obbligo di risarcire il Parlamento europeo e il pagamento di una sanzione.
Perché Le Pen resta candidabile per il 2027
Il punto decisivo riguarda l’ineleggibilità. In primo grado, nel marzo 2025, Marine Le Pen era stata colpita da cinque anni di interdizione dalle cariche pubbliche con esecuzione immediata: una misura che, se confermata, l’avrebbe esclusa dalla corsa.
In appello la pena è scesa a quarantacinque mesi, di cui trenta sospesi. Restano quindici mesi effettivi, che però decorrono dal marzo 2025 e risultano quindi già scontati. Il risultato è netto: la condanna resta, ma l’ineleggibilità è esaurita e Marine Le Pen torna candidabile. Nel motivare la scelta, la Corte ha richiamato la «libertà di candidatura» e la «libera scelta dell’elettore», definite condizioni indispensabili dell’espressione democratica.
Il nodo del braccialetto elettronico e il ricorso in Cassazione
Resta un ostacolo pratico: l’anno di detenzione da scontare con braccialetto elettronico. Nei mesi scorsi Marine Le Pen aveva dichiarato più volte che non avrebbe condotto una campagna presidenziale dipendendo da un magistrato per ogni spostamento.
La via d’uscita è il ricorso in Cassazione, che ha effetto sospensivo: fino alla decisione, l’esecuzione della pena è congelata. Su questo varco Marine Le Pen ha costruito il proprio annuncio. La leader del Rassemblement National ha dieci giorni di tempo per formalizzare il ricorso e ha già chiarito che farà campagna «senza indossare il braccialetto elettronico».
I tempi della Cassazione e l’incognita dei parrainages
La Corte di Cassazione non è un terzo processo sui fatti: verifica soltanto la corretta applicazione della legge. La sua pronuncia è attesa non prima dell’inizio del 2027, in piena fase di raccolta dei parrainages, le cinquecento firme di eletti necessarie per presentarsi alle presidenziali.
C’è poi una seconda variabile. La procuratrice generale della Corte d’appello, Marie-Suzanne Le Quéau, ha annunciato che deciderà nei prossimi giorni se ricorrere a sua volta in Cassazione. Anche un ricorso della procura sospenderebbe la sentenza, allungando i tempi. Il calendario, con il primo turno fissato al 18 aprile 2027 e il ballottaggio al 2 maggio, resta stretto.
Il binomio con Bardella e la successione sospesa
Per oltre un anno il Rassemblement National aveva tenuto aperta una doppia opzione: la corsa di Marine Le Pen o quella del presidente del partito, Jordan Bardella, dato in vantaggio nei sondaggi sulla stessa leader storica. La sentenza rimette al centro Marine Le Pen, che ha rilanciato la coppia con il suo delfino: lei all’Eliseo, Bardella a Matignon come primo ministro.
La successione generazionale, che i numeri già fotografano, non è archiviata ma soltanto rinviata. Molto dipenderà dall’esito della Cassazione e dalla tenuta di un equilibrio interno finora gestito senza fratture.
Quando la pena rischia di pesare sul voto
La vicenda giudiziaria resta il vero terreno di scontro. L’interdizione a esecuzione immediata decisa nel 2025 aveva di fatto messo fuori gioco la principale forza di opposizione francese prima di ogni giudizio definitivo. L’appello ha ridimensionato quella misura, ma non ha chiuso la partita.
Sullo sfondo pesa una domanda che la stessa Corte ha evocato richiamando la libertà di scelta dell’elettore: se a decidere sull’ammissibilità di una candidatura debbano essere i giudici o le urne. Nell’area nazionale l’intera vicenda viene letta come l’ennesimo capitolo di un uso politico della giustizia contro l’opposizione. Al di là delle interpretazioni, la candidatura di Marine Le Pen al 2027 nasce ora con un marchio giudiziario che gli avversari useranno e che il suo elettorato, a giudicare dalle prime reazioni, è pronto a trasformare in argomento di mobilitazione.
Fonti
- ANSA — Le Pen condannata ma non molla: «Mi candido all’Eliseo, e senza braccialetto»
- Euronews — Le Pen condannata a tre anni con la condizionale: potrà candidarsi nel 2027
- Il Sole 24 Ore — Le Pen condannata, ma si candida alle presidenziali e ricorre in Cassazione
- Today — Le Pen si candida da condannata: ricorso in Cassazione e nodo braccialetto
- Open — Le Pen condannata in appello ma può correre per l’Eliseo

