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Europa

Bardella sorpassa Le Pen: il record nei sondaggi che riscrive la corsa del 2027

Redazione - Il Politico

A pochi giorni dai disordini seguiti al trionfo del Paris Saint-Germain, il rilevamento Le Figaro incorona il presidente del Rassemblement National: 47% di gradimento, sei punti sopra il mese precedente e davanti alla stessa Marine Le Pen.

Riassunto dell'articolo

Un sondaggio Le Figaro condotto tra il 31 maggio e il 2 giugno 2026, all'indomani dei disordini seguiti alla vittoria del PSG in Champions League, colloca Jordan Bardella al 47% di gradimento (+6 punti), primo tra tutti i possibili candidati alle presidenziali francesi del 2027 e davanti a Marine Le Pen (40%). Il dato segna il sorpasso del presidente del Rassemblement National sulla leader storica, mentre l'ineleggibilità di Le Pen — condanna a cinque anni impugnata in appello — rende Bardella il candidato più probabile. Il sistema a doppio turno mantiene aperto ogni pronostico.

Punti chiave
  • Agenparl — Francia, Bardella vola nei sondaggi dopo le rivolte: il record…
  • Euronews — French police detain hundreds in Paris after violent celebrations of…
  • NPR — Violent clashes give way to peaceful PSG parade after Champions…

C’è un numero che, in Francia, pesa più di una coppa: 47. È il gradimento che il sondaggio Le Figaro, condotto tra il 31 maggio e il 2 giugno, attribuisce a Jordan Bardella all’indomani dei disordini seguiti al trionfo del Paris Saint-Germain in Champions League.
Sono sei punti in più rispetto al mese precedente. Ed è il dato più alto registrato tra tutti i possibili candidati all’Eliseo nel 2027. Per la prima volta il presidente del Rassemblement National scavalca nel gradimento la sua stessa leader storica, Marine Le Pen.
I sondaggi del 2026 raccontano così una mutazione che va oltre la cronaca di una notte di violenze. Il sorpasso di Bardella su Le Pen non è un incidente statistico: è la fotografia di una successione che si avvicina.

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Il sondaggio che fotografa il sorpasso

Bardella si attesta al 47%. Marine Le Pen, nello stesso rilevamento, raccoglie il 40% delle opinioni favorevoli. Il delfino è davanti alla maestra.
Più indietro si dispone il resto del campo. L’ex primo ministro Édouard Philippe è al 29%, l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau al 24%, Gérald Darmanin al 22%.
Ancora più distanti i nomi della sinistra e della destra concorrente: Raphaël Glucksmann al 19%, Éric Zemmour al 17%, Jean-Luc Mélenchon al 16%. Il presidente del Rassemblement National guida la classifica con un margine netto.

Quando una coppa diventa fatto politico

La miccia, stavolta, non è stata una morte in un fermo di polizia. È stata una vittoria sportiva. Il 30 maggio il Paris Saint-Germain ha battuto l’Arsenal nella finale di Champions giocata a Budapest, conquistando il secondo titolo.
Nella notte i festeggiamenti sono degenerati in guerriglia urbana in diverse città francesi. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha riferito di quasi ottocento fermati e di decine di agenti feriti, tra incendi, negozi vandalizzati e un commissariato preso d’assalto. La parata ufficiale al Champ de Mars, il giorno seguente, si è invece svolta in sicurezza davanti a centomila persone.
Bardella ha letto subito quei disordini come una questione di ordine pubblico, collegandoli alle politiche migratorie degli ultimi anni e rilanciando la richiesta di misure più severe contro le violenze urbane. È la domanda di sicurezza che, alle urne, premia chi la nomina senza giri di parole.

La successione che incalza

Il dato più politico non è il primato sul fronte avverso, ma il sorpasso interno. Il presidente trentenne supera nel gradimento la figura che ha guidato il movimento per quindici anni.
È il frutto di una strategia di lungo periodo. La normalizzazione dell’immagine, la disciplina comunicativa e il radicamento generazionale hanno trasformato il delfino da vice in front-runner naturale.
La corsa del Rassemblement National all’Eliseo passa ormai dalle sue spalle, anche quando i due leader restano una squadra.

L’ombra dell’ineleggibilità

Sullo sfondo resta la questione giudiziaria. Marine Le Pen è stata colpita da una condanna che comporta cinque anni di ineleggibilità, decisione impugnata in appello.
Se la pena venisse confermata, sarebbe la prima volta dal 1981 che un membro della famiglia Le Pen non comparirebbe sulla scheda delle presidenziali. Un’eventualità che molti, nel movimento, leggono come l’ennesimo capitolo di un uso politico della giustizia contro l’area nazionale.
In quello scenario, Bardella diventerebbe il candidato per necessità prima ancora che per consenso. L’ineleggibilità di Marine Le Pen, paradossalmente, accelera proprio la transizione che i sondaggi già fotografano.

Il doppio turno resta l’incognita

Un avvertimento, però, vale più di ogni entusiasmo. Il sistema elettorale francese a doppio turno ha già mostrato di sapere ribaltare i pronostici della vigilia.
La tenuta del cosiddetto fronte repubblicano, la capacità dei partiti tradizionali di coalizzarsi al ballottaggio contro il candidato del Rassemblement National, resta la variabile decisiva. Il primato nei sondaggi è una condizione necessaria, non sufficiente.
Resta il fatto, ormai consolidato, di una destra francese che continua ad allargare il proprio bacino. E di un leader che, a poco più di trent’anni, è già il volto della corsa verso il 2027.

Fonti

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