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Veneto

Maranza a Vicenza, il tiktoker li chiama e poi scappa: assalto al furgone e parcheggio devastato

Federico Galli

Annunciati in cinquanta, arrivati in più di mille. A Campo Marzo il branco si prende la piazza per un pomeriggio, mentre oltralpe bruciano i licei. Chi convoca, chi sfascia e chi non ha previsto: tutti devono risponderne.

Riassunto dell'articolo

Il 3 ottobre 2026 a Vicenza un raduno convocato dal tiktoker Hamza Messaf («IlVucumpra») a Campo Marzo è degenerato: furgone assaltato, danni al Park Verdi, organizzatore in fuga. Le stime dei presenti vanno da alcune centinaia a oltre duemila. L'articolo attribuisce le responsabilità a chi ha devastato, a chi ha convocato la piazza e alle piattaforme, richiama i dati Eurispes e Save the Children sull'aumento dei reati violenti tra minori e chiede l'applicazione delle norme esistenti e regole per i raduni lanciati sui social.

Sabato 3 ottobre i maranza a Vicenza si sono presi Campo Marzo per un pomeriggio. Li aveva chiamati un tiktoker, promettendo vestiti in regalo. È finita con un furgone assaltato, un parcheggio danneggiato e l’organizzatore in fuga.

CREAZIONE SITI WEB
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Cosa è successo a Campo Marzo

Hamza Messaf, sui social «IlVucumpra», aveva convocato i suoi seguaci per una «aura battle»: una gara di carisma con abiti in palio. Alla questura aveva annunciato una cinquantina di persone.

Ne sono arrivate molte di più. Centinaia secondo Il Giornale di Vicenza, almeno un migliaio secondo altre cronache, oltre duemila per l’emittente TVA. Ragazzini da tutto il Veneto, alcuni accompagnati dai genitori.

L’assalto al furgone e i danni al Park Verdi

Quando la folla ha capito che i vestiti non bastavano per tutti, la festa è finita. Al Park Verdi, a ridosso della stazione, il furgone del tiktoker è stato preso d’assalto.

Il bilancio: sbarre divelte, un ascensore danneggiato, automobilisti bloccati nell’interrato. Secondo TVA un bodyguard sarebbe stato colpito al volto e lo stesso Messaf schiaffeggiato. La polizia locale sta identificando i responsabili.

Il branco non è una ragazzata

Chi sfonda una sbarra in cento contro uno non sta protestando. Si prende quello che crede gli spetti. È la regola della maranza: lo spazio pubblico come preda, il branco come diritto, il telefono come testimone.

Non c’entra la povertà e non c’entra il disagio. C’entra l’idea che nulla abbia un prezzo: né la sbarra, né il naso di un uomo, né la paura di chi resta chiuso in auto. Lo abbiamo già raccontato a proposito della maranza milanese, figlia di un’integrazione mai avvenuta.

Le cronache riferiscono che in piazza c’erano molti ragazzi stranieri e di seconda generazione, insieme a coetanei italiani. Il punto non è l’anagrafe. È una sottocultura che ha smesso di riconoscere l’autorità, e una società che ha smesso di pretenderlo.

Chi convoca la piazza deve risponderne

Il primo responsabile ha un nome. Messaf annuncia cinquanta persone, ne chiama migliaia con un video pubblico e, quando la piazza gli sfugge, sparisce.

Chi guadagna visibilità radunando minorenni risponde di quello che accade. Vale per lui e vale per le piattaforme, che su queste adunate lampo incassano senza mai pagare il conto.

I numeri che smentiscono chi minimizza

Qualcuno dirà che è un episodio. I numeri dicono altro. Secondo l’Eurispes i minori segnalati sono passati da 25.088 nel 2020 a 37.170 nel 2025.

Save the Children conta 3.968 minorenni denunciati o arrestati per rapina nel 2024: più del doppio rispetto a dieci anni prima. Le segnalazioni per rissa sono salite da 433 a 1.021.

L’Italia resta tra le Nazioni europee con meno criminalità minorile. È un vantaggio. Lo stiamo consumando.

Oltralpe, intanto, bruciano i licei

Negli stessi giorni, al di là delle Alpi, si contano oltre cinquemila fermi in una settimana, in gran parte minorenni. Scuole incendiate, presidi feriti, una politica che si rinfaccia la regia dei disordini.

Vicenza non è Marsiglia. Una sbarra divelta non è un liceo in fiamme. Ma le cose grandi, di solito, hanno fatto prima le prove in piccolo. E una piazza che scopre di poter fare paura non lo dimentica.

Cosa deve fare lo Stato adesso

Il sindaco Giacomo Possamai ha detto che non esistono giustificazioni. Matteo Salvini ha annunciato denunce. Bene: ora servono i fatti.

Le norme ci sono, e il governo le ha irrigidite. Vanno applicate. Le telecamere di Campo Marzo esistono: chi ha sfasciato va identificato, e i danni li paghino le famiglie.

Poi serve una regola semplice: chi convoca un raduno sui social ne risponde come qualunque organizzatore di eventi. Con preavviso vero, numeri veri e responsabilità vere.

I maranza a Vicenza hanno fatto una prova. Sta allo Stato decidere se resterà l’unica.

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Federico Galli
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