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Italia

Sardone attacca la poligamia, ma alle famiglie italiane servono case e asili

Chiara Morganti

Sul diritto la vicesegretaria della Lega ha ragione: in Italia la bigamia è reato. Ma un video non è una politica. Con 1,14 figli per donna, difendere la nostra civiltà significa dare casa, nidi e futuro a chi vuole mettere su famiglia.

Riassunto dell'articolo

Il 21 giugno 2026 Silvia Sardone, vicesegretaria della Lega e aspirante candidata sindaco di Milano, ha rilanciato su X un video contro la poligamia. In Italia la bigamia è reato (art. 556 c.p.). Nel Corano la poligamia è regolata dal versetto 4:3, che fissa il limite di quattro mogli e impone parità di trattamento; una lettura riformista la interpreta come tutela di vedove e orfani. L'articolo sostiene che la difesa della civiltà italiana passa da natalità (355mila nati e 1,14 figli per donna nel 2025, dati Istat), Piano Casa, asili nido e sostegno alle famiglie, e che Sardone non è la candidata adatta per il centrodestra a Milano.

La poligamia nell’Islam è tornata nel dibattito italiano per un video. Silvia Sardone, vicesegretaria della Lega, incalza un cantante rap musulmano: in Italia avere più mogli è vietato. Il filmato è diventato virale.

CREAZIONE SITI WEB
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Sul piano del diritto ha ragione lei. Sul piano politico, quel video non risolve nulla. E dice molto di come una parte della destra ha smesso di fare politica.

Che cosa ha detto Sardone sulla poligamia

Il 21 giugno, nei giorni dei gazebo leghisti per Milano, l’eurodeputata ha rilanciato il video su X. Il messaggio: le donne in Italia sono libere, no al velo imposto, no alla poligamia, no ai matrimoni forzati. Poi la chiusa: «Se non vi sta bene, potete andarvene».

Nel merito c’è poco da discutere. In Italia la bigamia è un reato. L’articolo 556 del codice penale la punisce con la reclusione da uno a cinque anni. E così deve restare.

Poligamia nell’Islam: cosa dice davvero il Corano

La norma sta nel terzo versetto della quarta sura. La tradizione la colloca dopo la battaglia di Uhud, nel 625, quando la comunità di Medina contava molte vedove e molti orfani.

Nell’Arabia di allora un uomo poteva avere mogli senza limite. Il Corano fissa il tetto a quattro e impone parità di trattamento: stesso mantenimento, stessa casa, stesso tempo. Chi teme di non essere equo deve sposarne una sola.

Da qui nasce la lettura, diffusa tra i riformisti musulmani, della poligamia come protezione sociale in tempo di guerra. È una lettura, non l’unica: i giuristi classici la ammettevano in generale, e soltanto per gli uomini.

Il dibattito vero, però, è avvenuto dentro il mondo islamico. La Tunisia ha vietato la poligamia nel 1956, richiamandosi allo stesso Corano. La Turchia l’aveva abolita trent’anni prima.

Il punto non è la fede, è la legge

Conoscere non significa accettare. Un istituto che concede più mogli all’uomo e nessuna reciprocità alla donna è incompatibile con il nostro ordinamento.

Non lo dice un comizio. Lo ha scritto la Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2003, nel caso Refah Partisi contro Turchia: la sharia, come sistema giuridico, non è conciliabile con i principi democratici.

La distinzione è tutta qui. Massimo rispetto per la fede di ciascuno, nessun cedimento sulla legge. È per questo che l’immigrazione va governata guardando anche alla compatibilità culturale: lo sosteneva il cardinale Giacomo Biffi già nel 2000.

Benedetto XVI ricordava che prima del diritto a emigrare viene il diritto a non emigrare. Non è scontro di civiltà. È la cura della propria casa.

La domanda che il video non fa

Difendere una civiltà vuol dire anzitutto farla vivere. E i numeri dell’Istat sono impietosi: nel 2025 in Italia sono nati 355mila bambini, con 1,14 figli per donna. È il minimo storico.

Dal 2008 le nascite sono calate di oltre un terzo. Una Nazione così non è minacciata dalle mogli degli altri, ma dalle proprie culle vuote. La famiglia che fece grande Roma era un fatto pubblico. Oggi è lasciata sola.

Casa, figli, asili: il programma che serve

La strada l’ha indicata il Governo con il Piano Casa: 100mila alloggi in dieci anni, 60mila case popolari da recuperare, garanzia dello Stato fino al 90% sui mutui delle giovani coppie. Va percorsa in fretta e con più risorse.

Non serve la ricetta che torna a sinistra: colpire la proprietà privata con vincoli, tetti ai canoni e requisizioni. Le case non si tolgono a chi le ha. Si costruiscono per le giovani famiglie italiane che non le hanno.

Poi viene il resto. Un fisco che pesi meno a ogni figlio in più. Asili nido gratuiti, a partire dalle famiglie italiane. Un costo della vita che non costringa a scegliere tra l’affitto e un bambino. Lo stesso Istat rileva che più nidi significano più nascite.

Prima gli italiani, così, non è un grido contro qualcuno. È un criterio di spesa.

Perché Sardone non è la candidata giusta per Milano

La Lega l’ha lanciata a Pontida il 20 settembre. La coalizione deciderà dopo il congresso leghista del 24 e 25 ottobre. In campo ci sono anche Maurizio Lupi e Matteo Perego di Cremnago, mentre Pietro Tatarella ha chiesto per primo che a Milano tornasse la politica.

Sardone stessa riconosce che in città gli affitti sono inaccessibili. Ma Palazzo Marino non si conquista con le provocazioni filmate. L’ultima è un video su TikTok che la ritrae in costume da supereroina: lo ha girato un sostenitore, la Lega lo ha rilanciato.

Milano chiede un sindaco capace di governare bilanci, trasporti e case. Se la proposta di Matteo Salvini è questa, il Carroccio misura ormai la politica in «mi piace».

La destra che insulta non è la destra. Quella vera difende la propria civiltà dando casa e futuro ai suoi figli. Sulla poligamia nell’Islam la legge italiana ha già deciso. Sulle famiglie italiane, la politica deve ancora farlo.

Fonti

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Chiara Morganti
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