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Lombardia

Perego sindaco di Milano? Chi è il candidato in pole nel centrodestra e chi dovrebbe battere

Chiara Morganti

Sottosegretario alla Difesa, ex manager Armani, milanese da quindici generazioni: il sondaggio riservato della coalizione lo dà davanti a Sardone e Lupi, ma la firma dei leader non c'è ancora. Se toccherà a lui, di fronte avrà Calabresi per il centrosinistra e il generale Burgio per Vannacci. Il centrodestra parte dieci punti sotto, ma la partita è aperta.

Riassunto dell'articolo

Matteo Perego di Cremnago, 44 anni, sottosegretario alla Difesa ed ex manager Armani, è il nome in pole per la candidatura del centrodestra a sindaco di Milano nel 2027: indicato da Tajani, sostenuto da Crosetto e gradito a Meloni, guida il sondaggio interno davanti a Sardone e Lupi, ma la scelta finale spetta ai leader. Se sarà lui, dovrà affrontare il generale Carmelo Burgio, candidato di Futuro Nazionale di Vannacci, e il vincitore delle primarie del centrosinistra tra Mario Calabresi e Pierfrancesco Majorino. La coalizione parte dieci punti sotto, ma senza un avversario definito e con la campagna nazionale in sovrapposizione la partita resta aperta.

Sarà Matteo Perego di Cremnago il candidato sindaco del centrodestra a Milano? Oggi è il nome in pole, ma la decisione spetta al tavolo dei leader, che non si è ancora riunito. L’indicazione ufficiale è arrivata da Antonio Tajani l’11 settembre, dal palco della festa nazionale dei giovani di Forza Italia a Montesilvano. Nove giorni dopo, alla vigilia di Pontida, le indiscrezioni sul sondaggio commissionato dalla coalizione lo mettono al primo posto davanti a Silvia Sardone e a Maurizio Lupi. Per capire chi è Matteo Perego di Cremnago, e perché il centrodestra potrebbe scegliere proprio lui, bisogna partire da un curriculum che non assomiglia a quello dei politici milanesi di professione.

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Chi è Matteo Perego di Cremnago: dall’Armani al governo

Nato a Milano il 18 agosto 1982, Perego ha 44 anni. Laurea in Filosofia alla Statale, poi due master executive alla SDA Bocconi in marketing e finanza aziendale. La sua formazione politica passa da un’azienda prima che da una sezione di partito.

Per anni ha lavorato nel gruppo Giorgio Armani: trade marketing, gestione clienti, commercio elettronico, fino a diventare direttore generale di Armani India e direttore operativo di Armani Brasile. Poi il ritorno nell’impresa di famiglia, il cappellificio Cambiaghi, fondato dal trisavolo. Tajani lo ha presentato come «milanese da quindici generazioni»: un lignaggio che a Milano pesa, soprattutto nel voto della borghesia produttiva che la sinistra ha conquistato negli anni di Sala.

L’ingresso in politica è del 2018, con l’elezione alla Camera nelle liste di Forza Italia. Nella legislatura si occupa di Difesa e politica estera, diventa vicecapogruppo azzurro a Montecitorio e nel 2022 responsabile nazionale del dipartimento Difesa del partito. Alle Politiche del 2022 non viene rieletto, ma pochi mesi dopo entra nel governo Meloni: dal 31 ottobre 2022 è sottosegretario di Stato alla Difesa, al fianco di Guido Crosetto.

Il candidato di Forza Italia gradito a Meloni e Crosetto

La forza della candidatura sta nel fatto che non è solo una candidatura azzurra. Ignazio La Russa ha rivelato che il primo a proporgli Perego per Milano è stato Crosetto, «mesi fa», e che «Tajani è arrivato secondo». Il Giorno lo descrive come gradito alla presidente del Consiglio. Il 19 settembre Perego ha pubblicato la foto della stretta di mano con Giorgia Meloni a Gardone Valtrompia: un messaggio esplicito agli alleati.

Dentro Forza Italia il sostegno è compatto: Letizia Moratti, Stefania Craxi, il segretario regionale Alessandro Sorte, la coordinatrice milanese Cristina Rossello. Conta anche il legame personale con la famiglia Berlusconi: Luigi Berlusconi è stato suo testimone di nozze.

Il quadro politico è quello raccontato da Milano Quotidiano: Forza Italia si intesta Milano nel 2027, e la Regione Lombardia nel 2028 diventa una partita tra Lega e Fratelli d’Italia, da decidere in base ai voti delle Politiche. Uno schema che spiega perché le resistenze iniziali di FdI e Lega si stiano sciogliendo.

Sardone, Lupi e la lista Tatarella-Civita: cosa resta della rosa

Oggi a Pontida Matteo Salvini ufficializza la candidatura leghista di Silvia Sardone, vicesegretaria del partito e campionessa di preferenze a Milano. È una mossa da tavolo: portare un nome investito dal partito, non una semplice disponibilità, per pesare di più nella trattativa. La Lega però, per bocca del sottosegretario Alessandro Morelli, ha già detto che «chiunque verrà scelto dai leader, saremo pienamente della partita».

Maurizio Lupi resta il candidato di Noi Moderati, ancora difeso da La Russa («per me è un ottimo candidato»), ma il sondaggio lo colloca terzo su tre. Il presidente del Senato ha chiuso la questione con una frase: «Decidano bene a Roma».

Fuori dalla rosa ufficiale c’è invece la novità che il centrodestra farebbe bene a non sottovalutare: Pietro Tatarella e l’imprenditore Antonio Civita hanno annunciato una lista civica comune che punta al 10%. Tatarella, che aveva rivendicato il ritorno della politica nella corsa a Palazzo Marino, ha preso atto dei passi avanti del suo ex partito su Perego e ha scelto la strada del territorio. Ha escluso qualunque intesa con il campo largo: la sua lista è una risorsa per la coalizione, non un’insidia. Sta al candidato saperla integrare.

Il generale Burgio, il candidato di Vannacci

Se la scelta cadrà su Perego, il primo avversario non verrà da sinistra. Il 9 agosto, dal palco della Versiliana, Roberto Vannacci ha annunciato che Futuro Nazionale correrà a Milano con Carmelo Burgio, generale dei carabinieri in congedo, classe 1957, paracadutista, già comandante provinciale a Trapani e a Caserta negli anni della lotta ai Casalesi, poi alla Direzione investigativa antimafia e in Iraq dopo Nassiriya.

Burgio ha impostato la campagna su due temi: sicurezza e periferie. Gli stessi di Perego. La sovrapposizione è evidente, e il comitato elettorale nato attorno al generale, presieduto da Alessandro Romei Longhena, ha invitato «tutto il centrodestra a sostenere la sua candidatura». Vannacci ha detto che valuterà eventuali alleanze prima del voto.

Qui si apre la domanda più delicata per Perego. Un candidato di Futuro Nazionale al primo turno può togliere al centrodestra proprio i voti delle periferie che il sottosegretario è andato a cercare a Rogoredo e a piazzale Selinunte. Ma può anche diventare, in un eventuale ballottaggio, il serbatoio decisivo. Le tre incognite sono le stesse che pesano sulla scena nazionale: se Futuro Nazionale correrà da solo fino in fondo, quanto vale davvero a Milano, e se Perego, uomo di governo e di Difesa, sia il profilo giusto per parlare a quell’elettorato senza rincorrerlo.

Calabresi e il centrosinistra: un favorito con un problema in casa

Sull’altro fronte il nome forte è Mario Calabresi. L’ex direttore di Repubblica e della Stampa ha lasciato Chora Media il 1° settembre «per percorrere una strada nuova», e alle primarie del centrosinistra, previste per gennaio, è il candidato più accreditato. Il sondaggio di Scenari Politici lo dà testa a testa con Pierfrancesco Majorino.

Ma la sua candidatura divide il campo largo più di quanto lo compatti. Elly Schlein ha frenato, la sinistra ha detto no, e Il Giorno riferisce di un’intesa tra la segretaria del Pd e Majorino. A sostenere Calabresi con più convinzione sono Carlo Calenda, Matteo Renzi e Pina Picierno, e in passato Gabriele Albertini e Roberto Formigoni: un profilo che piace al centro e alla borghesia milanese, non alla base progressista.

Per il centrodestra è un’arma a doppio taglio. Se Calabresi vince le primarie, Perego si troverà davanti un avversario che gli contende esattamente il suo elettorato: i moderati, le professioni, il mondo produttivo. Se invece prevale Majorino, la sinistra si presenterà con un candidato di apparato che la città conosce da vent’anni. Perego ha già scelto la linea: ha definito la candidatura di Calabresi «una mossa sbagliata».

Il centrodestra parte dieci punti sotto: il dato di oggi

Ad oggi i sondaggi accreditano la coalizione di centrodestra intorno al 38%, staccata di oltre dieci punti dal centrosinistra. È il dato dal quale bisogna partire, senza abbellirlo. Ma è un dato di coalizione, rilevato quando il candidato ancora non c’era, e in una città dove il voto per il sindaco si è sempre mosso più delle liste.

Ci sono tre ragioni per non cantare la sconfitta con nove mesi di anticipo. La prima è che il centrosinistra non ha ancora un candidato e rischia una primaria che lascerà ferite, tra un civico gradito al centro e un politico gradito alla segreteria nazionale. La seconda è che la campagna per le Comunali si sovrapporrà a quella per le Politiche, e il traino di un governo che a Milano ha già un sottosegretario in corsa non è un dettaglio. La terza è il tema: sicurezza, casa, periferie. Su questi punti dieci anni di giunta Sala hanno prodotto una frattura tra centro e quartieri che è la cosa più simile a una domanda di cambiamento che Milano abbia espresso dal 2011.

Il vero nodo: farsi conoscere dai milanesi

Il limite di Perego è noto anche ai suoi: la sua carriera recente si è svolta a Roma, tra la Camera e il ministero, e il suo nome dice ancora poco fuori dai palazzi. La Lega ha usato proprio questo argomento per sostenere Sardone. È il punto sul quale si giocherà la campagna.

Il sottosegretario ha iniziato dai quartieri difficili, ha chiesto una legge speciale per Milano sulla sicurezza, ha moltiplicato le presenze in televisione. Il centrodestra sembra orientato su un candidato politico, giovane, di governo, con un profilo che tiene insieme impresa e istituzioni. Ma finché Meloni, Salvini e Tajani non si siedono allo stesso tavolo, il punto interrogativo resta: Sardone ha appena incassato l’investitura di Pontida e Lupi non si è ritirato. Se sarà Perego, la parte difficile comincia dopo: trasformare un nome scelto a Roma in un sindaco riconosciuto a Milano. Dieci punti sono tanti, ma non sono una sentenza.

Fonti

Il Giorno – Perego davanti a Sardone, Lupi rincorre: svelato il sondaggio del centrodestra Fanpage – Chi è Matteo Perego di Cremnago, dal gruppo Armani al governo Il Giorno – Tajani dà il suo assist a Perego, La Russa: «Il primo è stato Crosetto» Il Giorno – Perego scalda i muscoli, il nodo periferie e l’alternativa Sardone Milano Quotidiano – Perego candidato a Milano impatta sulla Regione Il Giorno – Il centrodestra: un tris di candidati. Nasce la lista civica Civita-Tatarella Il Giorno – Carmelo Burgio, chi è il candidato di Futuro Nazionale Il Sole 24 Ore – Vannacci lancia Burgio sindaco, nasce il comitato elettorale Il Giorno – Il rebus Calabresi, la frenata di Schlein e il no della sinistra Il Sole 24 Ore – Calabresi lascia Chora e va verso la candidatura

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