Tredici secondi di video. Una donna si mette davanti a una pensilina che un gruppo sta sfondando, a Marsiglia, in place du 4-Septembre. Un incappucciato accende il getto di una bomboletta e glielo punta in faccia. È questa l’immagine che resterà delle proteste degli studenti in Francia.
Il fermato ha quindici anni. Di lui la procura non ha detto altro. La vittima ha sporto denuncia. Ma il punto non è un singolo ragazzo: è chi ha costruito il clima in cui un quindicenne si sente autorizzato a farlo.
Proteste degli studenti in Francia: i numeri di una rivolta
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha contato 1.747 fermi nella sola giornata di venerdì e oltre 5.000 da lunedì. Violenze urbane attorno a 158 istituti. L’85% dei fermati è minorenne.
Martedì erano già 48 gli agenti feriti, con sette lanci di acido cloridrico contro le forze dell’ordine. Un preside è stato colpito da un mortaio pirotecnico, un professore picchiato. Valérie Pécresse stima danni per quasi un milione di euro nella sola Île-de-France.
Aule sovraffollate e docenti che mancano sono problemi veri. L’acido contro i poliziotti non è una rivendicazione scolastica.
Mélenchon e la sinistra che soffia sul fuoco
Per Matignon i servizi di informazione concordano: all’origine c’è una «manovra organizzata da LFI e dai suoi proxy dell’ultrasinistra». Il partito nega e parla di complottismo.
Ma le parole restano. Il sindaco LFI di Saint-Denis, Bally Bagayoko, ha detto in televisione che la violenza «a un certo punto può essere legittima», salvo aggiungere che è meglio evitarla. Jean-Luc Mélenchon ha accusato il governo di una repressione dal «retrogusto razzista evidente» e ha chiamato i suoi a «interporsi ovunque».
A parole chiede metodi non violenti. Nei fatti offre a chi devasta l’alibi perfetto: se lo Stato reagisce, è razzista. È la stessa sinistra che ha difeso fino all’ultimo la Jeune Garde. Bruno Retailleau ha posto pubblicamente la questione della messa al bando di LFI.
Le banlieue e il conto dell’immigrazione
La rivolta è partita il 21 settembre da Seine-Saint-Denis e Val-de-Marne. Sono i dipartimenti simbolo dell’immigrazione di massa e dell’integrazione fallita. È lo stesso Mélenchon a mettere l’origine dei manifestanti al centro, quando grida al razzismo.
La prefettura di Parigi descrive i fermati così: nove su dieci colpiscono nel proprio dipartimento, e spesso non sono allievi dei licei che assaltano. Non è un corteo studentesco. È la periferia che si muove, come nel 2023 e come nei roghi di Parigi di pochi mesi fa.
Sulla nazionalità e sull’origine dei fermati il ministero tace. Li pubblichi. Una Nazione che conta cinquemila fermi in cinque giorni ha il diritto di sapere chi sono.
La lezione per l’Italia
Ilaria Salis ha già chiesto una mobilitazione simile anche da noi. È l’avviso più chiaro. Il modello francese non è un destino: è la somma di ingressi senza governo e di una sinistra che trasforma ogni teppista in vittima.
Le proteste degli studenti in Francia dicono dove porta quella strada. Per questo il dibattito sulla remigrazione non è più una provocazione, ma una questione di ordine pubblico.
A French woman tells one of the second and third-generation migrant rioter no to vandalize her city
He responds by trying to set her face on fire pic.twitter.com/1dkiVXmuhZ
— Visegrád 24 (@visegrad24) October 1, 2026
Fonti
- franceinfo – Un mineur de 15 ans interpellé à Marseille
- franceinfo – Nuñez: plus de 5 000 interpellations depuis lundi
- France 3 – Le bilan de la préfecture de police de Paris
- franceinfo – 48 membres des forces de l’ordre blessés mardi
- RTBF – Que se passe-t-il dans les lycées en France?
- franceinfo – Retailleau et l’interdiction de LFI
- Adnkronos – L’appello di Ilaria Salis

