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Europa

Anche l’Olanda rimanda i dublinanti in Italia: la sinistra esulta, ma i numeri la smentiscono

Federico Galli

Sei Nazioni attivano i trasferimenti previsti dal Patto europeo. Schlein parla di «boomerang», ma le regole tutelano l'Italia più di prima: il pregresso è azzerato, Francia e Spagna non trasferiscono e gli sbarchi calano.

Riassunto dell'articolo

Il 21 agosto 2026 i Paesi Bassi sono diventati la sesta Nazione europea, dopo Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia, ad annunciare i trasferimenti verso l'Italia dei dublinanti, i richiedenti asilo entrati nell'UE dall'Italia e poi spostatisi altrove. La misura applica il Patto UE su migrazione e asilo in vigore dal 12 giugno 2026 e riguarda solo gli arrivi successivi a quella data. La segretaria del PD Elly Schlein ha parlato di «boomerang» della sospensione di Schengen decisa da Roma dopo la crisi di Ceuta; la premier Meloni ha replicato che i due dossier non hanno nesso, rivendicando le tutele del nuovo Patto, il respingimento di circa 80mila richieste di presa in carico dal 2023 e i meccanismi di compensazione che includono gli sbarchi dalle navi ONG a bandiera europea. Francia e Spagna hanno scelto di non trasferire. Frontex registra un calo del 37% degli ingressi irregolari nell'UE nei primi sette mesi del 2026. L'articolo sostiene che la narrazione del «boomerang» sia giuridicamente infondata e politicamente strumentale, e rinvia alla verifica della Commissione europea fissata per ottobre.

I Paesi Bassi sono la sesta Nazione europea ad annunciare i trasferimenti dei dublinanti verso l’Italia, dopo Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia. L’annuncio è arrivato stamattina da un portavoce del ministero della Giustizia dell’Aia: i trasferimenti riguarderanno chi è arrivato dopo il 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del Patto europeo su migrazione e asilo. Chi è entrato prima di quella data non rientra nella misura. La notizia era attesa: questo giornale l’aveva anticipata ricostruendo la richiesta tedesca di riprendere i trasferimenti e la conferma di Berlino sulle espulsioni verso l’Italia. La novità di oggi non sta nei fatti. Sta nella reazione della sinistra italiana, che ha scelto di esultare.

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Dublinanti: cosa significa e cosa prevede il Patto UE

I dublinanti sono i richiedenti asilo entrati in Europa da una Nazione di primo ingresso — l’Italia, la Grecia, la Spagna — e poi spostatisi verso il Nord del continente con i cosiddetti movimenti secondari. Il Patto europeo su migrazione e asilo, in vigore dal 12 giugno, conferma il principio: la domanda d’asilo si esamina dove si è entrati. Ma introduce due contrappesi decisivi per l’Italia. Primo: il pregresso è azzerato, e i trasferimenti valgono solo per gli arrivi successivi al 12 giugno. Secondo: sono previsti meccanismi di compensazione in cui rientrano anche i migranti sbarcati in Italia dalle navi delle organizzazioni non governative battenti bandiera europea, in gran parte tedesca. Sono le regole che il governo ha negoziato e rivendicato. Ed è per questo che l’attacco delle opposizioni non regge alla prova dei fatti.

La tesi del «boomerang»: cosa dice Schlein

La segretaria del Partito Democratico ha collegato i trasferimenti alla sospensione di Schengen decisa da Roma dopo la crisi di Ceuta, parlando di «boomerang» della linea del governo. La stampa amica ha rilanciato: la valanga che travolge Palazzo Chigi. È una costruzione suggestiva. Ed è falsa nei suoi due pilastri. I trasferimenti dei dublinanti discendono dal Patto europeo, negoziato e approvato anni prima della crisi di Ceuta: con la reintroduzione dei controlli alla frontiera spagnola non hanno alcun nesso giuridico. E la premier lo ha ricordato rispondendo direttamente alla segretaria del PD: Schengen non c’entra, nessun boomerang. Delle due l’una: o la sinistra non conosce le regole europee che pure ha votato con entusiasmo, o le conosce benissimo e conta sul fatto che i suoi lettori non le verifichino.

I numeri che la sinistra non cita

C’è poi la questione delle proporzioni, che nessuno dei critici affronta. Dal 2023 a oggi l’Italia ha respinto circa 80mila richieste di presa in carico provenienti dagli altri Stati membri: è il dato rivendicato dalla premier, ed è la misura di quanto pesava il vecchio sistema di Dublino, quello sì costruito contro le Nazioni di primo ingresso. I trasferimenti attivati oggi riguardano invece i soli arrivi successivi al 12 giugno: poche decine di casi, come già chiarito dal Viminale sul fronte tedesco. E mentre la sinistra evoca valanghe, Frontex certifica che gli ingressi irregolari nell’Unione sono calati del 37 per cento nei primi sette mesi dell’anno. La strategia della deterrenza, delle frontiere difese e degli accordi con le Nazioni di origine e transito produce risultati misurabili. Chi la contesta non ha un dato da opporre: ha uno slogan.

Francia e Spagna non trasferiscono: l’isolamento che non c’è

Il dettaglio più istruttivo della giornata è un altro. Francia e Spagna, le due Nazioni che avrebbero i numeri più consistenti da far valere, hanno deciso di non trasferire. Parigi lo ha spiegato senza giri di parole: nessun trasferimento finché prosegue la fase di collaborazione con Roma sul contenimento delle partenze da Tunisia e Libia. Madrid, alle prese con le conseguenze di Ceuta, preferisce i meccanismi di solidarietà previsti dal Patto. Tradotto: chi lavora con l’Italia sceglie la cooperazione, e la contro-lettera firmata da ventidue capi di Stato e di governo sulla difesa delle frontiere — quella che ha isolato Sánchez, non Meloni — resta la fotografia dei rapporti di forza in Europa. L’immagine di un’Italia accerchiata esiste solo negli editoriali di chi la auspica.

La partita vera si gioca a ottobre

Questo non significa che il dossier sia chiuso. La verifica sull’applicazione del Patto fissata dalla Commissione per ottobre dirà se i meccanismi di compensazione funzioneranno davvero, e il governo dovrà presidiare quel tavolo con la stessa determinazione mostrata dopo l’assalto a Ceuta. La linea indicata dalla premier resta quella: la questione non è come redistribuire i migranti tra le Nazioni europee, ma come ridurre gli arrivi irregolari, rafforzando le frontiere esterne e i rimpatri. Su questo terreno la sinistra italiana ha scelto di collocarsi dalla parte di chi rimanda i migranti in Italia, purché il conto lo paghi il governo che combatte. È una posizione legittima. Ma abbia almeno l’onestà di chiamarla col suo nome: tifare contro la propria Nazione.

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