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Europa

«Le espulsioni verso l’Italia si faranno»: Berlino tira dritto sui dublinanti

Antonio Antipari

Il ministero dell'Interno tedesco conferma i trasferimenti e si dice «sorpreso» dalla reazione di Roma. Il Viminale tiene il punto sulle pendenze azzerate, Tajani rassicura. Il 19 agosto il primo caso.

Riassunto dell'articolo

La Germania ha confermato tramite il ministero dell'Interno che i trasferimenti dei dublinanti verso l'Italia riprenderanno, con il primo caso fissato al 19 agosto 2026: una ventiduenne somala arrivata in Germania dopo il transito dall'Italia. Berlino invoca gli accordi bilaterali dell'autunno 2025 e il Patto UE su migrazione e asilo in vigore dal 12 giugno 2026. Il Viminale considera azzerate le pendenze precedenti a quella data e chiede che nei meccanismi di compensazione rientrino i migranti sbarcati in Italia dalle navi ONG battenti bandiera tedesca. Il ministro degli Esteri Tajani ha escluso una crisi diplomatica.

Berlino non arretra di un millimetro. Una portavoce del ministero dell’Interno tedesco ha confermato che i trasferimenti dei dublinanti verso l’Italia si faranno, aggiungendo che il governo federale è rimasto «un po’ sorpreso» dall’agitazione di Roma. Come se la richiesta di riprendersi migliaia di richiedenti asilo fosse una pratica d’ufficio, e non una questione politica di prima grandezza per la Nazione che quei flussi li subisce dalla frontiera esterna dell’Unione.
La conferma tedesca arriva a pochi giorni dal primo affondo, quello che avevamo analizzato quando la Germania ha chiesto all’Italia di riprendersi i migranti invocando il nuovo Patto europeo. Allora era una richiesta. Oggi è un calendario.

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Chi sono i dublinanti e cosa vuole Berlino

I dublinanti sono i richiedenti asilo entrati in Europa da una Nazione di primo approdo — l’Italia, la Grecia — e poi spostatisi verso il Nord del continente con i cosiddetti movimenti secondari. Le regole di Dublino, confermate nell’impianto dal nuovo Patto su migrazione e asilo in vigore dal 12 giugno, attribuiscono la responsabilità della domanda d’asilo alla Nazione di primo ingresso.
Il governo Merz sostiene che gli accordi bilaterali chiusi nell’autunno 2025 con Roma e Atene prevedessero la ripresa dei trasferimenti proprio da quella data. E ora presenta il conto, con un tempismo che molti osservatori hanno collegato alle elezioni di settembre in Sassonia, dove l’AfD contende alla CDU il primato.

La linea del Viminale: pendenze azzerate e ONG tedesche

La risposta di Roma è arrivata secca dal Viminale: le pendenze relative ai dublinanti arrivati prima del 12 giugno sono considerate chiuse, almeno nei rapporti con Berlino. Per i casi successivi, i numeri sono di poche decine di persone: troppo poche e troppo recenti perché qualcuno possa presentare conti.
Ma c’è un secondo argomento, ed è quello politicamente più pesante. Il Patto prevede meccanismi di compensazione, e Roma chiede che nel conteggio entrino anche i migranti sbarcati sulle coste italiane dalle navi delle ONG battenti bandiera tedesca. Le stesse organizzazioni finite sotto la lente della magistratura italiana, come nel caso della Sea Watch 5 indagata a Brindisi dopo le immagini di Frontex. Se Berlino vuole applicare le regole, le applichi tutte: anche quelle che riguardano ciò che le navi tedesche portano in Italia.

Il primo trasferimento è già fissato: 19 agosto

La macchina tedesca intanto si muove. Il 19 agosto è previsto il trasferimento in Italia di una ventiduenne somala arrivata in Germania dopo essere transitata dal nostro territorio. Un caso singolo, certo. Ma è il precedente che conta: se il meccanismo si sblocca, dietro quel primo trasferimento c’è l’arretrato accumulato in anni di sostanziale sospensione, da quando nel dicembre 2022 l’Italia comunicò l’indisponibilità ad accettare i rientri per la pressione sul sistema di accoglienza.
Il Governo italiano si trova a gestire una partita resa complicata non dalle proprie scelte, ma da un sistema europeo che continua a scaricare sulla frontiera Sud il peso di regole scritte altrove. La fermezza mostrata finora — dai rimpatri alle sanzioni UE contro i trafficanti volute da Roma — è la stessa che servirà su questo tavolo.

Tajani rassicura, Berlino detta i tempi

E poi c’è la nota politica interna. Mentre il Viminale tiene la linea, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è affrettato a ridimensionare: nessuna crisi in vista, un equilibrio si troverà. Parole distensive, pronunciate mentre Berlino confermava pubblicamente che le espulsioni verso l’Italia si faranno e fissava la data del primo trasferimento.
La diplomazia ha le sue ragioni. Ma colpisce la distanza di registro tra chi, al Viminale, difende l’interesse nazionale con argomenti puntuali, e chi sceglie la rassicurazione preventiva proprio quando l’interlocutore tedesco alza il tono. Una postura, quella di Forza Italia, che si è già vista su altri dossier europei. I lettori giudicheranno quale delle due linee tuteli meglio la Nazione.

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