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Europa

Sánchez insulta l’Italia: “Ignoranza”. Ma 22 leader europei stanno con Meloni

Carlotta De Marchi

Madrid accusa Roma di "ignoranza e interessi politici" per la sospensione di Schengen. Ma la contro-lettera promossa da Italia e Danimarca raccoglie 22 firme e isola Sánchez: la crisi di Ceuta è figlia della sua politica migratoria, non di chi si difende.

Riassunto dell'articolo

Il 1° agosto 2026 Pedro Sánchez ha inviato una lettera ai vertici UE attribuendo la sospensione di Schengen decisa dall'Italia dopo la crisi di Ceuta a "pregiudizi, disinformazione, ignoranza o interessi politici"; il ministro Grande-Marlaska ha definito la misura "imperdonabile". In risposta, Italia e Danimarca hanno promosso una contro-lettera firmata da 22 Capi di Stato e di Governo (senza Spagna e Francia) che chiede la convocazione urgente dei ministri dell'Interno UE. L'articolo sostiene che la crisi di Ceuta — 60mila ingressi in 24 ore, 84 morti in mare — sia la conseguenza diretta della politica migratoria del governo Sánchez e della sentenza 814/2026 del Tribunale Supremo, e legge lo scontro come caso esemplare della logica della sinistra europea: smantellare le difese, socializzare le conseguenze, criminalizzare chi si protegge. La lettera dei 22 segna l'isolamento politico di Madrid e l'affermazione della linea Meloni sulla difesa comune delle frontiere esterne.

Sánchez contro l’Italia: il capo del governo spagnolo ha scelto la strada dell’insulto. In una lettera inviata ai vertici dell’Unione, il socialista attribuisce la sospensione di Schengen decisa da Roma a “pregiudizi, disinformazione, ignoranza o interessi politici”. Parole gravi, pronunciate mentre a Ceuta si contano 84 morti in mare e un centro di accoglienza al collasso. Ma il punto non è l’insulto. Il punto è che Sánchez sta accusando gli altri della crisi che la sua politica ha generato.

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L’accusa di Madrid: chi si difende è “egoista”

La sequenza è nota. Dopo l’ingresso di circa sessantamila giovani marocchini nell’exclave in ventiquattro ore, l’Italia ha reintrodotto i controlli di frontiera verso la Spagna per motivi di sicurezza nazionale, come abbiamo ricostruito ieri. La risposta di Madrid non è stata una riflessione sulle proprie responsabilità: è stata una requisitoria contro chi si protegge. Il ministro degli Esteri Grande-Marlaska ha parlato di “azione imperdonabile” e ha bollato come egoisti e privi di solidarietà i governi che hanno rafforzato i confini.
Il rovesciamento è completo. Non è imperdonabile che una frontiera esterna dell’Unione sia stata travolta. Non è imperdonabile che 84 persone siano morte annegate inseguendo una porta aperta da una sentenza. Imperdonabile, per Madrid, è che l’Italia abbia tratto le conseguenze.

La crisi non è piovuta dal cielo: l’ha costruita Sánchez

Ceuta non è un incidente. È il prodotto finale di una politica. Da anni il governo Sánchez racconta l’immigrazione come ricchezza incondizionata, promuove regolarizzazioni di massa, smonta ogni deterrente e delegittima chiunque parli di controllo dei flussi. In questo clima è maturata la sentenza 814/2026 del Tribunale Supremo, che ha stabilito che chi arriva a nuoto non può essere respinto: chi tocca l’acqua, entra. Il Marocco ha semplicemente presentato il conto, come raccontano le dinamiche dietro l’assalto.
Quando lo Stato annuncia al mondo che non difenderà i propri confini, qualcuno prima o poi lo prende in parola. Sessantamila persone in un giorno non sono un’emergenza umanitaria imprevedibile: sono la verifica empirica di un annuncio politico.

La logica della sinistra europea: creare il problema, criminalizzare la soluzione

Qui la vicenda spagnola diventa una lezione continentale. Perché lo schema di Sánchez è lo schema dell’intera sinistra europea, e funziona sempre allo stesso modo. Primo tempo: si smantellano le difese, in nome di un umanitarismo che non ammette obiezioni. Secondo tempo: quando le conseguenze arrivano, si dichiara che la crisi è colpa di tutti, quindi di nessuno, e si invoca la “solidarietà” degli altri. Terzo tempo: chi rifiuta di pagare il conto altrui viene marchiato come ignorante, egoista, nemico dell’Europa.
È la solidarietà trasformata in ricatto. Chi apre le porte non risponde mai delle proprie scelte: le socializza. E l’Unione, in questa logica, non serve a proteggere gli europei ma a redistribuire gli effetti delle decisioni di chi non li ha voluti proteggere. Non è un attacco alla sovranità portato da fuori: è un attacco condotto dall’interno, con gli strumenti della morale e delle sentenze, contro il diritto delle Nazioni europee a decidere chi entra.

22 firme contro una: Madrid è sola

La risposta è arrivata nel giro di poche ore, ed è politicamente devastante per Sánchez. Italia e Danimarca hanno promosso una lettera ai vertici dell’Unione, sottoscritta da ventidue Capi di Stato e di Governo, che chiede la convocazione urgente dei ministri dell’Interno per impedire attraversamenti incontrollati e smantellare le reti di trafficanti. Tra i firmatari mancano Spagna e Francia. Ventidue a uno: non è una polemica bilaterale, è un isolamento.
Giorgia Meloni ha fissato il principio: la difesa delle frontiere esterne non è l’interesse di una singola Nazione, è una responsabilità comune dell’Europa. È l’esatto contrario della logica di Sánchez. Non l’Europa come stanza di compensazione degli errori altrui, ma l’Europa delle Nazioni che difendono insieme un confine comune. A Ceuta non si è fermata l’Europa, come titola la stampa progressista. A Ceuta è fallita una politica. E per la prima volta, a dirlo non è una minoranza: sono ventidue governi.

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Carlotta De Marchi
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