Domenica 4 ottobre, a Firenze, Matteo Renzi ha chiuso la quattordicesima edizione della sua kermesse. E Renzi alla Leopolda ha fatto ciò che gli riesce meglio: distribuire condizioni a tutti, con l’aria di chi concede un favore.
Cominciamo da Giuseppe Conte. Il capo dei Cinque Stelle aveva chiesto a Elly Schlein di farsi garante della presenza di Renzi in coalizione. Prudenza comprensibile: nel gennaio 2021 fu proprio Renzi a ritirare le sue ministre e a mandare a casa il secondo governo Conte. Risposta dal palco: «In politica non ci sono garanzie». Un attimo dopo: «Anche io chiedo delle garanzie a Conte». L’uomo che lo licenziò ora gli domanda le referenze.
Quanto alla garante, Schlein sarebbe «la persona meno adatta». Parola rivolta alla segretaria che le primarie le trovava inutili. Tre alleati, zero fiducia: il campo largo si presenta agli italiani come un condominio dove ciascuno pretende la fideiussione dal vicino.
Eppure, assicura Renzi, con M5s e Avs «ci sono più cose che ci uniscono». Ad agosto giurava di non voler entrare in Parlamento con i loro voti. Due mesi, e i voti sgraditi sono diventati parenti stretti.
Poi l’appello ai riformisti di Forza Italia: «Lasciate il partito e venite con noi». Antonio Tajani ha risposto che il centro è uno solo, ed è il suo. Il Tribuno annota soltanto che per svuotare la casa altrui bisognerebbe averne una abbastanza grande. Quella di Renzi i sondaggi la misurano col contagocce.
Infine Giorgia Meloni: «O va al Quirinale o va a casa». Curioso bivio, tracciato da chi dichiara che non gli importa nulla di chi farà il presidente del Consiglio. Dove vada la premier lo decideranno gli italiani nelle urne, non un senatore dal palco di una stazione dismessa.
Gli antichi conoscevano il tipo. Alcibiade servì Atene, poi Sparta contro Atene, poi il satrapo persiano contro entrambe, infine tornò ad Atene accolto da salvatore. Plutarco scrisse che cambiava pelle più in fretta del camaleonte. Ma Alcibiade, almeno, a ogni cambio di bandiera portava in dote il genio di uno stratega. Renzi porta un contratto «alla tedesca» da far firmare agli altri.
E ha pure fretta: prevede il voto a novembre, «perché la paura fa novanta». Può darsi. Ma a giudicare da chi chiede garanzie a chi, la paura abita tutta da quella parte: Conte ha un programma chiuso a chiave, Schlein una garanzia che nessuno vuole, Renzi un passato che tutti ricordano.
La plebe, che ha buona memoria, una garanzia la offre gratis: chi ha già fatto cadere un governo alleato, prima o poi ne fa cadere un altro.
Ave atque vale.
Fonti
- Open – Leopolda, l’appello di Renzi ai centristi e ai riformisti di Forza Italia
- Il Sole 24 Ore – Renzi chiude la Leopolda. Tajani: il centro siamo noi
- Italpress – Renzi chiude la Leopolda
- LaC News24 – Renzi sfida Meloni alla Leopolda: «Al Quirinale o a casa»

