C’è un partito che da nove anni sta nel congelatore di via Bellerio, insieme al simbolo di Alberto da Giussano e a un debito di 49 milioni con lo Stato. Si chiama Lega Nord: messo in sonno nel 2017, quando nacque la Lega per Salvini Premier, paga a rate e non disturba. Ora qualcuno vuole tirarlo fuori.
Il 28 agosto a Forlì un comitato di ex parlamentari guidato da Gianluca Pini ha chiesto il congresso della Lega Nord per «sbloccare il simbolo e scongelare il vecchio partito». Da via Bellerio rispondono che «chi ha rischiato di uccidere il partito ora cerca una poltrona». Fontana prende le distanze, Salvini parla di «polemiche e ricorsi».
Il Tribuno ricorda come si è arrivati al congelatore. Intorno al 2013 un pensatoio milanese, Il Talebano, fondato da Fabrizio Fratus, firma del nostro Laboratorio Culturale, e da Vincenzo Sofo, spiegò a Salvini che il futuro non stava nell’ampolla del Po ma nelle parole «sovranità» e «Nazione». Fu una lettura giusta: la Lega passò dal 4 al 34 per cento e il Nord dimenticò volentieri la secessione.
Il problema delle idee giuste è che funzionano anche per gli altri. Il sovranismo nazionale non era un’invenzione leghista: era una tradizione con decenni di magazzino, e il magazzino aveva già un proprietario. Quando Giorgia Meloni l’ha portata a Palazzo Chigi e Roberto Vannacci ha aperto la sua bancarella ancora più a destra, l’elettore ha comprato l’originale. Gli ultimi sondaggi danno Futuro Nazionale sopra Forza Italia e la Lega sotto Alleanza Verdi e Sinistra. Lo stesso Sofo, nel 2021, è passato a Fratelli d’Italia.
Fedro racconta di una cornacchia che si vestì di penne di pavone: i pavoni la spennarono, le cornacchie la cacciarono. La favola non condanna l’ambizione, condanna il vestito preso in prestito. I pavoni sono tornati a casa, e ora le cornacchie di Forlì chiedono indietro il piumaggio verde.
Non è nostalgia, giura Pini: è calcolo. Se il marchio nazionale è occupato dagli originali, resta il marchio regionale, che nessun altro può usare. Il celodurismo di Bossi, il Nord che paga e comanda, torna a essere un prodotto senza concorrenti. Chi vuole sapere cosa resta di quella stagione rilegga l’eredità politica di Bossi.
Salvini aveva ragione a diventare nazionale; solo che l’Italia nazionale ha già una presidente del Consiglio e un generale, e nessuno dei due ha bisogno di un terzo. Tornare al Nord vorrebbe dire ammettere che il decennio è stato una parentesi; restare a Roma vuol dire fare il terzo incomodo, come la crisi della Lega dimostra ogni settimana. Intanto il partito originale sta nel freezer, e i vecchi militanti hanno trovato l’apriscatole.
Ave atque vale.
Fonti
- Il Sole 24 Ore – Nuova sfida a Salvini, gli ex rispolverano la Lega Nord
- Open – Blitz dei nordisti contro Salvini: nasce il comitato per riprendersi la vecchia Lega
- ANSA – Nuovo fronte per Salvini, gli ex rispolverano la Lega Nord
- Il Sole 24 Ore – Chi è Vincenzo Sofo, il «talebano» che Salvini vuole mandare in Europa
- Baritalia News – Sondaggi settembre 2026: Futuro Nazionale supera Forza Italia

