129 Visualizzazioni
Europa

Ulrich Siegmund, l’uomo che lo Spiegel chiama «il più pericoloso della Germania» e che domani può guidare un Land

Hans Keller

Trentacinque anni, ex commerciante, sorriso fisso e un partito al 42 per cento. Il candidato AfD in Sassonia-Anhalt non è Höcke: è la prima figura costruita per governare, non per protestare. Ed è per questo che spaventa.

Riassunto dell'articolo

Ulrich Siegmund, 35 anni, ex imprenditore nato a Havelberg, è deputato al Landtag della Sassonia-Anhalt dal 2016, co-capogruppo AfD dal 2022 e candidato ministro-presidente per le elezioni del 6 settembre 2026, con il partito al 42% nei sondaggi. Ha partecipato alla riunione di Potsdam del novembre 2023, la sua federazione è classificata estremista dal Verfassungsschutz, lo Spiegel lo ha definito «l'uomo più pericoloso della Germania». Punta alla maggioranza assoluta e ha escluso governi di minoranza. L'articolo ne traccia il profilo e spiega perché il suo stile rassicurante mette in difficoltà il cordone sanitario più della radicalità di Höcke.

Domenica 6 settembre la Sassonia-Anhalt vota e per la prima volta dal 1949 un Land tedesco potrebbe affidare il governo all’AfD. Lo scenario, i numeri e le conseguenze federali questo giornale li ha raccontati a luglio; la settimana di delegittimazione che ha preceduto il voto l’abbiamo analizzata giovedì. Manca il ritratto dell’uomo. Perché la domanda che la stampa tedesca si pone da settimane non è «quanto prende l’AfD», ma «chi è Ulrich Siegmund».

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Da Havelberg al Landtag: la biografia di un trentacinquenne

Markus Ulrich Siegmund è nato il 25 ottobre 1990 a Havelberg, cittadina sull’Elba nel nord del Land. Formazione da commerciante all’ingrosso, poi una laurea triennale in psicologia economica e gestione aziendale. Prima della politica ha diretto due aziende di commercio e distribuzione di profumi e accessori per l’ambiente. Non un intellettuale, non un ufficiale, non un professore: un piccolo imprenditore dell’Est, cresciuto in una regione che dopo la riunificazione ha perso un quarto degli abitanti.

Entra nel Landtag di Magdeburgo nel 2016, a venticinque anni, nella prima ondata AfD che nel Land raccolse il 24 per cento. Dal 2022 è co-capogruppo insieme a Oliver Kirchner. Nel maggio 2025 il congresso regionale lo indica come candidato alla presidenza del Land con il 98,3 per cento dei voti. Se domani vincesse, sarebbe il ministro-presidente più giovane della storia della Repubblica Federale.

Il sorriso, i social e i manifesti che dicono «andrà tutto bene»

Chi lo osserva sul campo racconta sempre la stessa scena: file per i selfie ai banchetti, autografi, una campagna aperta in sella a una Simson blu della DDR alla testa di un corteo di motorini con bandiere tedesche. Il suo profilo TikTok è tra i più seguiti dell’intera politica tedesca. I manifesti dell’AfD in Sassonia-Anhalt non parlano di declino ma recitano «Alles wird gut», andrà tutto bene, e «Alles ist möglich», tutto è possibile.

È un rovesciamento deliberato. L’AfD ha costruito il proprio successo orientale sulla rabbia e sulla descrizione di una Germania in rovina. Siegmund propone la stessa agenda con un registro opposto: buon umore, «buon senso», la politica «rimessa in piedi». Gli avversari lo accusano di vaghezza; alcuni nel suo stesso partito, riferisce la ZDF, hanno inventato un gioco per cercare posizioni concrete dietro le formule ricorrenti. Ma la vaghezza è il metodo, non un difetto: è il modo in cui un partito da protesta si presenta come partito di governo.

Potsdam, il Verfassungsschutz e le ombre che non lo frenano

Il lato opposto della medaglia ha date precise. Il 25 novembre 2023 Siegmund partecipa alla riunione di Potsdam con l’austriaco Martin Sellner, quella da cui nacque il dibattito tedesco sulla «remigrazione». Nel febbraio 2024 il Landtag lo rimuove dalla presidenza della commissione Affari sociali. Lui la liquida come un «caffè di Potsdam». Nello stesso 2023 il Verfassungsschutz regionale ha classificato l’intera federazione AfD della Sassonia-Anhalt come «sicuramente estremista di destra». Nel suo entourage ci sono persone con trascorsi nella HDJ, l’organizzazione giovanile sciolta nel 2009; per lui sono «peccati di gioventù».

Interrogato dalla ZDF se definirebbe gli anni 1933-1945 il peggior crimine dell’umanità, ha risposto che non si permette di giudicare «perché non posso rielaborare l’intera umanità». Sono elementi che in qualsiasi altro momento della storia tedesca avrebbero chiuso una carriera. In Sassonia-Anhalt, oggi, non spostano un voto. Il programma che difende è quello già analizzato in aprile: accorpamento dei ministeri, abolizione di agenzie regionali, obbligo scolastico trasformato in «obbligo formativo» con apertura all’istruzione domestica, servizio pubblico ridotto a due canali, stop all’immigrazione di manodopera «culturalmente estranea».

La copertina dello Spiegel diventata gadget elettorale

Il 13 agosto lo Spiegel esce con la sua fotografia in stile segnaletico e il titolo «Der gefährlichste Mann Deutschlands», l’uomo più pericoloso della Germania. Il direttore Dirk Kurbjuweit ha dovuto difendere la scelta: Siegmund è pericoloso, ha scritto, proprio perché unisce «l’affabile e l’estremo» e conquista anche cittadini che non hanno alcuna inclinazione radicale ma vogliono un cambiamento profondo.

La risposta del candidato è stata la più efficace possibile: ha comprato le copie, le ha autografate ai banchetti e le ha trasformate in materiale elettorale. L’episodio dice più di qualsiasi sondaggio. Quando il principale settimanale della Nazione dedica una copertina a un capogruppo regionale, ne certifica la statura. E quando l’accusa diventa un trofeo, il meccanismo della stigmatizzazione ha smesso di funzionare.

«O maggioranza propria o niente»: la scommessa dei 45

Siegmund ha fissato l’obiettivo a «45 per cento più x», cioè la maggioranza assoluta dei seggi, che scatta se SPD, Verdi, FDP e BSW restano sotto la soglia del 5. E ha aggiunto una condizione: si farà eleggere ministro-presidente solo con una maggioranza stabile propria. Niente governi di minoranza, niente tolleranze, niente trattative con una CDU che comunque ha giurato di non trattare. Sul voto per corrispondenza, che la CDU ha spinto con forza, ha detto che dovrebbe restare l’eccezione per chi non può recarsi al seggio.

Il messaggio agli elettori è limpido: il voto utile sono io, e se il risultato non basta resto all’opposizione a guardare gli altri governare insieme contro di me. È la stessa logica che a maggio spingeva un tedesco su quattro a volere l’AfD al governo federale.

Perché fa più paura di Höcke

Björn Höcke, in Turingia, è il volto della radicalità dichiarata: il sistema sa come trattarlo, perché lui stesso si presenta come nemico del sistema. Siegmund è un problema diverso. Non provoca, non cita, non alza la voce. Chiede di governare una regione di 2,1 milioni di abitanti con lo stesso tono con cui vendeva profumi. Il Brandmauer regge finché l’escluso somiglia al ritratto che ne fa chi lo esclude; quando l’escluso è un trentacinquenne che promette che andrà tutto bene, il muro deve spiegare ogni giorno perché esiste.

Quel che Siegmund sia davvero, se un moderatore di un partito radicale o il volto rassicurante di un programma che non lo è, lo diranno i mesi dopo il voto, non la campagna. Quel che è già certo è che il sistema politico tedesco ha impiegato tredici anni a costruire un argomento — l’AfD non può governare perché non rappresenta una maggioranza reale — e domani sera potrebbe restarne senza.

Fonti

Tag: , , , , ,
Scritto da
Hans Keller
Sostieni il giornalismo indipendente
Il tuo contributo ci permette di continuare a informarti liberamente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale WhatsApp
Iscriviti al Canale