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Italia

Milano, il Duomo in fiamme: la piazza contro il carovita regalata ai teppisti

Redazione - Il Politico

Cinquemila ragazzi avevano chiesto solo bandiere italiane e niente violenza. In tre ore via Broletto, Cordusio e piazza Duomo sono diventate un campo di battaglia: sassi, bombe carta, un'auto dei Carabinieri saccheggiata, cinque feriti in ospedale e la metro chiusa.

Riassunto dell'articolo

Sabato 17 ottobre 2026 il corteo milanese di Italia in Piazza, convocato contro il carovita da organizzatori che avevano chiesto solo bandiere italiane e nessuna violenza, è degenerato in guerriglia urbana. Dopo i primi lanci di bottiglie e bombe carta in via Broletto e la carica di alleggerimento che ha spezzato il corteo, alcune centinaia di giovani a volto coperto hanno occupato piazza Duomo, attaccato in tre riprese lo schieramento di polizia, saccheggiato un'auto dei Carabinieri e danneggiato furgoni blindati, pensiline Atm e vetrate dei palazzi storici. La polizia ha risposto con lacrimogeni, idranti e cariche, liberando la piazza verso sera. Il bilancio provvisorio del 118 è di cinque feriti tra i 18 e i 30 anni; ferite anche una fotografa e un agente in borghese; diversi fermati; chiuse le fermate M1 e M3. Secondo le cronache i violenti non erano black bloc ma ragazzini delle periferie, alcuni con bandiere albanesi. Salvini li ha definiti «vigliacchi e criminali» e ha rilanciato la cauzione per chi organizza cortei; Sala ha giudicato comprensibili le ragioni e ingiustificabili le violenze. Nello stesso pomeriggio la Cgil sfilava pacificamente a Roma e Landini annunciava lo sciopero generale del 20 novembre. L'articolo sostiene che la rabbia per benzina, affitti e stipendi è reale, ma che una piazza senza organizzatori capaci di difenderla viene sempre occupata da chi cerca lo scontro, come già a Torino e a Milano contro le Olimpiadi.

Gli scontri a Milano in piazza Duomo di sabato 17 ottobre hanno un solo risultato certo: la piazza contro il carovita non esiste più. Al suo posto restano transenne piegate, vetri a terra, un’auto dei Carabinieri saccheggiata, le fermate della metro chiuse e cinque ragazzi in ospedale. Chi era sceso in strada per dire che non arriva a fine mese è tornato a casa con gli occhi rossi di lacrimogeni, e con la certezza che il suo messaggio non lo ascolterà nessuno.

CREAZIONE SITI WEB
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Non è una sorpresa. È la terza volta in otto mesi che Milano assiste allo stesso film, e la seconda in due giorni dopo il corteo degli studenti di Torino. Vale la pena rimettere in fila le ore, perché i titoli racconteranno la guerriglia e dimenticheranno chi l’ha resa possibile.

Cosa chiedeva la piazza: bandiere italiane e nessuna violenza

Il corteo milanese era uno dei tanti convocati nella stessa giornata da “Italia in Piazza”, una rete nata su WhatsApp, Instagram e TikTok sull’esempio delle proteste francesi e spagnole. Organizzatori giovanissimi, nessun partito e nessun sindacato dietro, un manifesto che parla di benzina e gasolio alle stelle, affitti impossibili, stipendi fermi, sanità e scuole al collasso.

Le regole di ingaggio erano scritte nero su bianco: niente bandiere di partito, niente vessilli di altre Nazioni, niente petardi, niente oggetti pericolosi. L’unica bandiera gradita era quella italiana. A Udine, a Brescia, a Bologna e a Torino le promotrici lo hanno ripetuto ai giornali fino a sabato mattina: manifestazione politica sì, apartitica sempre, pacifica per forza.

Sono le stesse ragioni che la testata ha raccontato nei giorni scorsi seguendo il fermo dei tir in Sicilia contro il caro carburanti. La rabbia per il prezzo del pieno è reale, trasversale, e merita una risposta politica. È proprio per questo che quello che è successo a Milano è grave.

Via Broletto: il corteo spezzato dopo le prime bombe carta

Il raduno in piazza Duomo è partito verso le 15 con circa cinquemila persone, quasi tutte giovanissime. Le prime bombe carta e i primi fumogeni sono arrivati subito, ancora prima che il corteo si muovesse. In via Broletto, all’altezza di via San Tomaso, è partita una fitta sassaiola contro i reparti mobili, seguita da bottiglie, sedie e tavolini presi dai bar della zona.

La polizia ha risposto con una carica di alleggerimento che ha spezzato il corteo in due. Una parte dei manifestanti è rimasta chiusa in via Broletto, dove il dispositivo di sicurezza lasciava uscire ma non entrare. L’altra è tornata verso piazza Duomo. Da quel momento la manifestazione contro il carovita era già finita: la parte pacifica ha proseguito verso il Cimitero Monumentale, dove era previsto l’arrivo, mentre il resto restava in centro.

Piazza Duomo: tre assalti allo schieramento e l’auto dei Carabinieri saccheggiata

Il corteo è stato sciolto in piazza Cordusio. Alcune centinaia di irriducibili si sono divisi in gruppetti e si sono radunati sul sagrato del Duomo, da dove hanno bersagliato le forze dell’ordine con transenne, porfido, cestini della spazzatura, bombe carta e fuochi d’artificio. Qualcuno ha aperto gli estintori. Per tre volte, in centinaia, hanno attaccato lo schieramento di polizia al centro della piazza.

La polizia è arretrata e i manifestanti hanno devastato e saccheggiato un’auto dei Carabinieri, danneggiando anche i furgoni blindati. Hanno tenuto la piazza e il monumento equestre ed eretto barricate, mentre tra via San Prospero e piazza Cordusio gruppi vestiti di nero e a volto coperto hanno colpito gli agenti per una decina di minuti. Un cantiere ha preso fuoco. Pensiline Atm distrutte, vetrate dei primi piani dei palazzi storici sfondate, le fermate M1 e M3 chiuse.

Solo in serata, con l’arrivo di una ventina di mezzi che hanno circondato la cattedrale, la polizia ha liberato la piazza con lacrimogeni e un carro idrante, avanzando poi lungo corso Vittorio Emanuele e la Galleria. Il bilancio provvisorio del 118 parla di cinque feriti tra i 18 e i 30 anni, portati al Niguarda, al Policlinico e a Città Studi. Ferita anche una fotografa, e un agente in borghese ha riportato una ferita alla testa. Diversi ragazzi sono stati fermati e identificati.

Chi erano i violenti: non black bloc, ragazzini con la bandiera albanese

Il dettaglio più importante della giornata è nelle cronache delle agenzie, e sarà il primo a sparire. I gruppi che hanno attaccato la polizia non erano i black bloc delle manifestazioni di un tempo. Erano ragazzini delle periferie, alcuni dei quali sventolavano la bandiera albanese per inneggiare alla rivolta in corso a Tirana. Nella piazza che chiedeva solo tricolori, il vessillo straniero è arrivato lo stesso, e insieme al coro francese contro la polizia che avevamo già sentito giovedì sotto la Prefettura di Torino.

È il modello che da settimane attraversa le Alpi, come abbiamo raccontato seguendo la Francia a ferro e fuoco dopo la saldatura tra gilet gialli e studenti. A Parigi sabato i fermi erano 272 e a Saint-Étienne un manifestante ha perso una mano. Chi ha convocato “Italia in Piazza” voleva importare la protesta francese. Ha importato la banlieue.

Il meccanismo è sempre lo stesso: una causa vera, una piazza larga, un nucleo che la occupa

Milano lo ha già visto a febbraio, quando la protesta contro le Olimpiadi è finita ostaggio dei centri sociali, e lo aveva visto nel settembre 2025 con la Stazione Centrale trasformata in campo di battaglia dal corteo pro Palestina. Lo schema non cambia mai: una ragione legittima che porta in strada migliaia di persone in buona fede, nessuna struttura capace di tenere il servizio d’ordine, e un nucleo organizzato che usa la massa come scudo e come carburante.

A Torino, sabato, gli organizzatori hanno almeno provato a fare il loro mestiere: hanno intimato ai ragazzi incappucciati di scoprirsi il volto e hanno bloccato un gruppetto che voleva superare la testa del corteo. A Milano non c’era nessuno in grado di farlo. Cinquemila ragazzi convocati da un gruppo WhatsApp sono una folla, non un corteo, e una folla senza guida in centro a Milano è un regalo a chi cerca lo scontro.

Salvini: «Chi rompe paga». Sala: ragioni comprensibili, violenze ingiustificabili

La politica ha reagito in tempo reale. Matteo Salvini ha definito i violenti «vigliacchi e criminali» e ha chiesto al Parlamento di approvare subito la proposta della Lega: chi organizza una manifestazione deposita una cauzione personale e risponde direttamente dei danni a beni pubblici e privati. Silvia Sardone, candidata sindaco della Lega, ha chiesto una condanna bipartisan per gli «spettacoli indegni» che Milano non merita.

Il sindaco Beppe Sala ha scelto la formula di sempre: ragioni della protesta comprensibili, violenze ingiustificabili. È una frase vera, ma pronunciata a piazza devastata serve a poco. La domanda che Palazzo Marino dovrebbe porsi è perché il centro della città venga concesso, ogni volta, a cortei che non hanno nessuno in grado di garantirne la sicurezza.

Lo Stato uno strumento in più ce l’ha da luglio, quando la legge contro i black bloc ha inasprito le pene per chi devasta a volto coperto. Sabato a Milano i volti coperti erano decine, e i fermi si contano sulle dita. Una norma esiste quando viene applicata, e ora è il banco di prova.

Roma e Milano nello stesso pomeriggio: due piazze, due Italie

C’è un contrasto che racconta tutto. Mentre il Duomo bruciava, a piazza del Popolo la Cgil sfilava con “La via maestra” senza un incidente, e Maurizio Landini annunciava dal palco lo sciopero generale del 20 novembre. La sinistra organizzata ha portato in piazza decine di migliaia di persone e le ha riportate a casa. La piazza autoconvocata, quella che rifiutava partiti e sindacati per essere pulita, è finita in mano ai teppisti.

Non è un argomento a favore della Cgil, che la testata non ha mai avuto bisogno di difendere. È un argomento contro l’illusione che basti un gruppo WhatsApp per fare una manifestazione. La politica, quella vera, si fa con una struttura che risponde di ciò che accade. Chi ha convocato Milano sabato non ne aveva una, e il conto lo hanno pagato i ragazzi finiti in ospedale, i negozianti di via Broletto e un agente con la testa rotta.

La rabbia resta. La piazza, invece, l’hanno persa

Benzina e gasolio a prezzi da record, affitti fuori controllo, stipendi fermi: sono problemi veri e il governo farebbe bene a non confondere i sassi di piazza Duomo con le ragioni di chi era arrivato lì alle tre del pomeriggio con un tricolore in mano. Ma quei ragazzi, da domani, non troveranno più una piazza. La troveranno occupata da chi ha capito che un corteo senza padroni è il posto migliore dove andare a fare la guerra.

Gli scontri a Milano in piazza Duomo non sono la cronaca di una protesta degenerata. Sono la cronaca di una protesta rubata, e il ladro aveva il volto coperto.

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