Il fermo dei tir in Sicilia ha una scadenza scritta: giovedì 22 ottobre, mezzanotte. E ha una minaccia che la scadenza non cancella: l’oltranza. Da venerdì 16 ottobre i mezzi pesanti dell’isola sono nei piazzali, in due mobilitazioni diverse che chiedono la stessa cosa — soldi subito, non promesse — e martedì 20 ottobre, per la prima volta, una delegazione degli autotrasportatori siciliani siederà al tavolo con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Tra il tavolo e la scadenza ci sono 48 ore. Non di più.
Fermo dei tir in Sicilia: due mobilitazioni, un solo ultimatum
La prima mobilitazione è della sezione Trasporti di Confindustria Catania: stop dalle 00:01 di venerdì 16 alla mezzanotte di giovedì 22, decisione presa all’unanimità dopo mesi di interlocuzioni istituzionali senza risultati. I numeri li dà la presidente Sonia Nicosia, citando il ministero dell’Ambiente: il gasolio per autotrazione è salito di circa 35 centesimi al litro da febbraio e a settembre ha superato i 2,16 euro. Per un camion che percorre 100mila chilometri l’anno, oltre 8mila euro in più in otto mesi.
La seconda è del Comitato Autotrasportatori Siciliani (Cts), coordinato da Salvatore Bella, che rivendica quasi settemila aziende aderenti: fermo da venerdì 16, senza blocchi stradali — i rimorchi restano nei porti, come al molo Santa Lucia di Palermo, dove il presidio non ha bloccato l’accesso. La parola d’ordine è liquidità: per mille litri di gasolio la spesa è passata, dice un manifestante, da 1.700 a 2.350 euro — 650 in più — mentre gli incassi arrivano a novanta giorni.
Il denominatore comune è il doppio colpo: la pompa e il mare. Sulle tariffe dei traghetti gli armatori scaricano gli oneri del sistema europeo Ets; gli arretrati del Sea Modal Shift, il contributo per chi imbarca i mezzi invece di farli viaggiare su strada, non sono stati pagati. E le risorse regionali, ammette la stessa Nicosia, restano in parte vincolate all’autorizzazione europea.
Martedì il tavolo con Salvini, per la prima volta
La novità di oggi è politica. Il presidente della Regione Renato Schifani ha avuto un colloquio telefonico con Salvini, mentre il presidente dell’Assemblea regionale Gaetano Galvagno e il vicepresidente della Regione Luca Sammartino sono andati di persona al ministero a sostenere le richieste della categoria. Il risultato è un tavolo istituzionale fissato per martedì 20 ottobre e — su proposta di Schifani, per la prima volta — una delegazione degli autotrasportatori siciliani che porterà direttamente le sue richieste al governo nazionale.
Schifani parla di interlocuzione “assolutamente positiva” e di disponibilità di Salvini ad accogliere le proposte della Regione; annuncia anche risorse certe contro il caro-carburante nelle variazioni di bilancio all’esame dell’Assemblea regionale siciliana. È il primo spiraglio concreto da quando i motori si sono spenti.
Il caveat onesto: un tavolo non è un accordo. Nicosia resta “disponibile al confronto fino all’ultimo minuto”, ma solo davanti a risposte concrete. E il settore non si muove compatto: le imprese di Confindustria Catania non aderiscono al fermo del Comitato, e l'”adesione totale” rivendicata dagli organizzatori resta una loro dichiarazione, non un dato accertato.
Il Comitato alza il prezzo: un protocollo firmato o il fermo fino al 27
Giovedì, alla vigilia del fermo, Bella attaccava: “Nessun politico ci sta appoggiando”, Schifani “non si è ancora attivato”, e al tavolo ministeriale del 27 ottobre — una settimana dopo la fine del fermo — siedono organizzazioni che non scioperano, mentre resta fuori chi ha fermato i mezzi. Oggi il tono è cambiato: il Comitato ringrazia pubblicamente Galvagno e Sammartino per la missione al ministero. Ma avverte che “un semplice comunicato o una dichiarazione d’intenti non possono bastare”.
Le condizioni per revocare il fermo sono due: un protocollo d’intesa firmato dal ministro e atti ufficiali del ministero sulle richieste. Che ora hanno una cifra: circa 104 milioni di arretrati del Sea Modal Shift per le annualità 2023/2024 e 2025/2026, altri 70 milioni per la terza annualità, lo sblocco immediato di 430 milioni di credito d’imposta sul gasolio già richiesti, ulteriori 400 milioni a copertura di almeno quattro mesi senza tutele, e un posto stabile del Comitato ai tavoli sulla mobilità. In tutto, oltre un miliardo di euro.
Da qui il calendario: se martedì Salvini firma, il Comitato si ferma; se non firma, il fermo prosegue fino al 27 ottobre. E giovedì 22 scade quello di Confindustria, che usa le stesse parole: “Non è una minaccia, è la conseguenza”, dice il comunicato della sezione Trasporti. Cinque giorni senza trasporto significano scaffali vuoti, produzione ferma, merce deperibile persa.
L’isola che si ferma: cosa rischia il Sud
La Sicilia vive di logistica a flusso continuo: niente grandi stoccaggi, tutto arriva quando serve. I rappresentanti del settore stimano in sole 48 ore l’autonomia dell’isola prima che gli scaffali dei supermercati comincino a svuotarsi; Federconsumatori Sicilia avverte che un prolungamento dello stop avrebbe ripercussioni dirette sui rifornimenti. A Catania, tra piazzali e Interporto, si contano già un centinaio di tir fermi, e nelle grandi città la grande distribuzione segnala le prime consegne mancate e la corsa alla spesa per paura degli scaffali vuoti.
È la stessa lezione del pezzo che abbiamo pubblicato venerdì: quando una sola raffineria smette di consegnare, tre regioni restano a secco in tre giorni. Lì il governo aveva risposto con le convocazioni del 27 ottobre e con i 440 milioni promessi a maggio per il caro gasolio — che secondo Unatras non sono ancora stati erogati. Qui il copione rischia di ripetersi: promesse contro scadenze.
Il 22 ottobre, scadenza del fermo dei tir in Sicilia, non è una data. È una leva. Martedì, al tavolo con Salvini, si vedrà se basta.
Fonti
- CanaleSicilia – Sicilia, blocco dei tir dal 16 al 22 ottobre contro il caro gasolio
- CanaleSicilia – Trasportatori siciliani, Schifani e Salvini cercano un accordo
- CanaleSicilia – Trasportatori siciliani, senza accordo con Salvini il fermo prosegue
- LiveSicilia – La vertenza degli autotrasportatori siciliani finisce al Mit, e in Sicilia cresce la psicosi
- Quotidiano di Sicilia – Fermo autotrasportatori in Sicilia, incontro con Salvini la prossima settimana
- Quadro Chiaro – Tir fermi in Sicilia, gli autotrasportatori: «La politica ci ignora, pronti a continuare a oltranza»
- Piazza in Diretta – Sicilia, camion fermi dal 16 al 22 ottobre: rischio disagi per merci e rifornimenti
- ViU News – Autotrasportatori in protesta in Sicilia: il fermo dei tir può rallentare i rifornimenti
- Caltanissetta401 – Caro carburanti, in Sicilia confermato lo sciopero: da venerdì 16 ottobre scatta il blocco dei TIR

