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Italia

Nasce il Movimento 17 ottobre, «ogni sabato in piazza fino alla caduta del governo». Adesso il giro di vite va fatto sui centri sociali

Carlotta De Marchi

Dopo due giorni di saccheggi la guerriglia ha un nome, un calendario e una guida che insegna a non dissociarsi dai violenti. Il vertice di Palazzo Chigi deve colpire le strutture, non solo i ragazzini

Riassunto dell'articolo

Il 19 ottobre 2026, dopo due giorni di saccheggi nel centro di Milano, è comparso sui social il Movimento 17 ottobre, che annuncia una mobilitazione permanente ogni sabato alle 15 in otto piazze italiane fino alla caduta del governo. La pagina Instagram rimanda a un canale Telegram, rivendica i saccheggi come «esproprio proletario» e diffonde una guida che invita i partecipanti a non dissociarsi da chi usa la violenza. Il bilancio di domenica 18 ottobre è di 271 persone in questura, 32 arresti, 174 fermi di prevenzione, 14 agenti feriti e mezzo milione di danni stimati da Confcommercio. L'articolo sostiene che la minaccia è passata da ragazzini senza struttura a una struttura con calendario e che il vertice sulla sicurezza convocato da Giorgia Meloni deve colpire le realtà organizzate che danno copertura alla violenza di piazza, a partire dai centri sociali: identificazione dei gestori dei canali, contestazione dell'istigazione a delinquere, sgombero degli spazi occupati, stop alle concessioni comunali e sequestro dei canali che convocano le piazze. Le misure sui minorenni, da sole, inseguono la manovalanza e lasciano intatta la regia.

Punti chiave
  • ANSA – Il Movimento 17 ottobre annuncia una mobilitazione permanente, Meloni convoca…
  • Il Giorno – Movimento 17 ottobre, la pagina Instagram e la «guida…
  • Il Messaggero – Movimento 17 ottobre, il programma e le piazze da…
  • MilanoToday – Cos'è il Movimento 17 ottobre e la rivendicazione dell'«esproprio proletario»

Il Movimento 17 ottobre è nato nella notte tra domenica e lunedì, su una pagina Instagram con pochi post e un canale Telegram. Il programma sta in due righe: mobilitazione permanente ogni sabato alle 15, «fino alla caduta di questo governo ladro». Otto piazze già indicate: Milano, piazza Nettuno a Bologna, piazza Castello a Torino, Circo Massimo a Roma, piazza Santa Maria Novella a Firenze, piazza Mazzini a Padova, piazza Umberto I a Bari, piazza De Ferrari a Genova. Dopo il Duomo in fiamme di sabato e il secondo giorno di saccheggi, la guerriglia ha un nome e un calendario. È il salto di qualità che cambia il problema.

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Cos’è il Movimento 17 ottobre

La pagina si presenta così: «Siamo quelli delle piazze. Quelli che vedono l’unica violenza nel manganello degli sbirri». Le accuse vengono rispedite al mittente con una frase che è un programma: violento è il sistema. Tra i contenuti c’è un video in cui alcuni dei ragazzi che hanno saccheggiato i negozi del centro consegnano parte della merce a un senzatetto, con la didascalia «Esproprio proletario a Milano».

Poi ci sono i servizi. Un modulo per chi è stato fermato sabato e domenica, con la promessa di assistenza legale. E una «guida tascabile alle manifestazioni di piazza per principianti», da stampare e distribuire. Consiglia di non arrivare «in tenuta», di evitare le stazioni e le uscite autostradali più vicine ai punti d’incontro perché la polizia le controlla. E chiude con la regola che vale più di tutte le altre: non dissociarti da chi agisce diversamente da te, perché prendere le distanze in pubblico «aiuta solamente la repressione».

Questa non è la rabbia di un sedicenne delle periferie. È manualistica. Chi la scrive sa come funziona un dispositivo di ordine pubblico, sa dove si fanno le identificazioni, sa che il punto debole di una piazza violenta è la dissociazione dei pacifici. Lavora per togliere quel punto debole.

I numeri di domenica e la regia che manca

Secondo fonti di polizia, domenica 18 ottobre sono state accompagnate in questura 271 persone, 220 minorenni e 60 stranieri. Gli arrestati sono 32, 23 minorenni; 28 i denunciati; per 174 è scattato il fermo di prevenzione introdotto dall’ultimo decreto sicurezza. Quattordici agenti feriti. La Procura ha chiesto la custodia in carcere per cinque maggiorenni, con le accuse di resistenza e devastazione e saccheggio. Confcommercio stima mezzo milione di euro di danni tra Duomo, via Torino e San Babila.

Per due giorni la Questura ha descritto i violenti come ragazzini auto-organizzati su TikTok, senza bandiere e senza struttura. Il terzo giorno la struttura si è presentata da sola, con un nome, un calendario e un manuale. Non è un mistero da chi venga quel linguaggio: la guida è il prodotto tipico dell’area antagonista, la stessa che sabato sera ha messo gli avvocati ai fermati mentre in via Mazzini volavano ancora le pietre. Che il Movimento 17 ottobre sia gestito da un centro sociale, da un collettivo o da qualcuno che li frequenta, lo accerterà chi di dovere. Ma la domanda, che ieri era lecita, oggi è obbligatoria: chi gestisce il canale Telegram che convoca otto piazze italiane contro il governo?

Il vertice di Palazzo Chigi e il rischio di inseguire la manovalanza

Giorgia Meloni ha convocato per oggi la riunione sull’ordine pubblico con Piantedosi, Crosetto, i vicepremier e i vertici di intelligence e forze dell’ordine, promettendo «ulteriori strumenti» contro chi semina il caos. L’ipotesi sul tavolo è un decreto sul modello Caivano: fermo e arresto in flagranza differita anche per gli under 18, come chiede la Lega. Forza Italia propone un Consiglio dei ministri a Milano. Piantedosi ha già detto che non ci sarà impunità, nemmeno per i minorenni, e ha liquidato come «radical chic» il sindaco Sala, che lamentava pochi agenti in piazza.

Tutto giusto, e tutto insufficiente. Le norme sui minorenni colpiscono la manovalanza, cioè l’anello che si sostituisce da solo: un quattordicenne fermato sabato è tornato domenica, e un altro ne prenderà il posto sabato prossimo. Il decreto Caivano esiste dal 2023, l’arresto differito dal 2003, il fermo di prevenzione dal decreto 23 del 2026 ed è stato usato 174 volte in un pomeriggio. Gli strumenti contro chi scende in piazza ci sono. Mancano quelli contro chi la piazza la organizza, la istruisce e la difende in tribunale.

Il giro di vite va fatto sulle strutture

Il bersaglio del vertice devono essere le realtà organizzate che portano la violenza nelle strade e che a Milano hanno un indirizzo. Cinque cose, nessuna delle quali richiede una legge nuova.

Primo: identificare i gestori della pagina e del canale del Movimento 17 ottobre. Chi convoca una mobilitazione «fino alla caduta del governo» il giorno dopo un saccheggio, rivendica quel saccheggio come esproprio e distribuisce istruzioni per eludere i controlli di polizia risponde di istigazione a delinquere, articolo 414 del codice penale. La Procura ha già chiesto il carcere per cinque persone che hanno lanciato oggetti: può chiedere nomi a Meta e a Telegram per chi ha scritto il manuale.

Secondo: sequestro preventivo dei canali. Un gruppo Telegram che fissa l’appuntamento delle 15 in otto città per sabato è lo strumento del reato, non una bacheca di opinioni. Si oscura prima di sabato, non dopo.

Terzo: sgombero degli spazi occupati che fanno da base logistica. Il Leoncavallo è stato sgomberato nell’agosto 2025 e la città non è crollata. Il Lambretta, frequentato dagli antagonisti colpiti da misure cautelari per gli scontri della Centrale del settembre 2025 e oggi hub legale dei fermati del Duomo, non può restare un presidio tollerato. Ogni occupazione abusiva nel raggio della guerriglia va chiusa entro la settimana, e i Comuni che concedono spazi, patrocini o contributi a chi assiste i saccheggiatori devono revocarli.

Quarto: Daspo urbano e divieto di accesso al centro per tutti i maggiorenni denunciati, prima del prossimo appuntamento.
Quinto: le domeniche di guerriglia vanno trattate come manifestazioni non preavvisate, con dispositivi dimensionati sulla minaccia reale. Sala ha ragione su una cosa sola: 200 agenti per un centro città sotto assalto sono pochi. Da sabato prossimo dovranno essere molti di più, e schierati per impedire, non per contenere.

La protesta sociale si difende togliendola a chi la usa

Chi ha sfondato le vetrine di corso Vittorio Emanuele non ha reso più caro il carovita per nessuno, ma ha reso impossibile la prossima piazza onesta. La rabbia che brucia da Milano a Parigi è reale, e proprio per questo chi la cavalca con un manuale per non dissociarsi dai violenti le fa il danno peggiore. È già successo a Milano, a febbraio con la protesta contro le Olimpiadi: il disagio sociale finisce ostaggio dei centri sociali ogni volta che lo Stato colpisce il ragazzino e lascia stare chi lo manda.

Il Movimento 17 ottobre ha dato un appuntamento: sabato alle 15. Il governo ha cinque giorni per dimostrare che a quell’ora, in otto piazze, lo Stato sarà arrivato prima. Non con un decreto in più sui minorenni, ma con i nomi di chi ha scritto quella guida e con le serrande abbassate sui luoghi da cui è uscita.

Fonti

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Carlotta De Marchi
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