La notizia che Sigfrido Ranucci querela chi ha scritto del suo rapporto con Valter Lavitola è di quelle che non hanno bisogno di aggettivi. Basta la sequenza dei fatti. Il conduttore di Report, tramite il suo legale Roberto De Vita, ha presentato una denuncia per diffamazione pluriaggravata contro la diffusione di «dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni» che lo dipingerebbero come beneficiario dell’attentato subìto il 16 ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Campo Ascolano. In parallelo, insieme ai giornalisti della sua redazione, ha depositato un esposto alla Procura di Roma per rivelazione del segreto d’ufficio e del segreto investigativo.
Le due denunce e il loro perimetro
I due atti vanno distinti, perché la precisione qui è tutto. La querela per diffamazione colpisce direttamente articoli e dichiarazioni pubbliche: chi ha evocato l’ipotesi del «finto attentato» — che è, va ricordato, una delle piste su cui gli inquirenti stanno lavorando nel valutare il ruolo di Lavitola — per Ranucci ha superato il confine del diritto di cronaca.
L’esposto sul segreto investigativo, invece, formalmente non riguarda i giornalisti che hanno pubblicato, ma i soggetti tenuti al segreto che avrebbero fatto uscire intercettazioni, brogliacci e verbali di sommarie informazioni poi finiti su Il Domani e La Verità. Lo ha precisato lo stesso avvocato De Vita. Distinzione corretta sul piano giuridico. Ma è esattamente la distinzione che a Report non è mai interessata quando la fuga di notizie alimentava le proprie puntate.
Il paradosso che nessuna nota legale può coprire
Qui sta il punto politico della vicenda, quello che nessun comunicato riesce a neutralizzare. Report è una trasmissione che ha costruito la propria identità sulla pubblicazione di atti riservati: intercettazioni, informative, carte di procura portate in prima serata, spesso con i protagonisti esposti alla gogna prima di qualunque giudizio. Ogni volta che uno dei bersagli ha querelato, la risposta della redazione è stata identica: attacco alla libertà di informazione, tentativo di intimidire il giornalismo d’inchiesta.
Oggi gli atti riservati riguardano il conduttore. E la reazione è la querela. Il diritto di cronaca, esercitato da altri su materiale analogo a quello che Report ha sempre usato, diventa diffamazione. Non serve calcare la mano: il rovesciamento dei ruoli è già scritto negli atti depositati. Il metodo si giudica quando tocca a te.
La cena dei carbon credit
A rendere la giornata ancora più pesante è la rivelazione del Fatto Quotidiano. Pochi giorni dopo la bomba, a fine ottobre 2025, Ranucci avrebbe affiancato Lavitola in una cena al ristorante Cefalù — il locale romano dell’ex faccendiere — con i vertici di Urban Vision, potenziali investitori del progetto africano sui carbon credit che Lavitola presentava come un affare da 1,3 miliardi di euro l’anno.
Ranucci ha confermato di aver dato all’amico consigli gratuiti sul settore, per evitargli «brutte sorprese»: Report aveva dedicato un’inchiesta ai crediti di carbonio nel 2023. Urban Vision ha parlato di un’attività soltanto esplorativa, chiusa a marzo 2026 senza alcun investimento, e nessun elemento collega la società all’attentato. Ma gli inquirenti stanno verificando se proprio quell’affare possa contribuire a spiegare il movente della bomba. E intanto ricostruiscono quante volte Lavitola sia stato fisicamente nella redazione di Report, e a che titolo.
L’audit di Urso e la Rai nel mezzo
Il caso è ormai istituzionale. Il ministro Adolfo Urso ha scritto all’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi chiedendo una verifica interna sulle modalità con cui la trasmissione seleziona fonti e consulenti, e ha sollecitato la ricostituzione della Vigilanza. La Rai aveva già sospeso in via cautelare le repliche estive del programma, come abbiamo ricostruito nei giorni scorsi, confermando la nuova stagione a novembre. La redazione parla di censura. Ma la domanda che il servizio pubblico non può più eludere è un’altra: che rapporto c’era tra il volto simbolo del giornalismo d’inchiesta e l’uomo oggi indagato come presunto mandante dell’attentato contro di lui?
Quel che resta della lezione
Ranucci resta la parte lesa di un attentato gravissimo, e questo va ripetuto senza ambiguità. Nessuno, in questa vicenda, è stato condannato; il movente resta da accertare. Ma il caso Ranucci consegna al dibattito pubblico una lezione che vale oltre il fascicolo giudiziario: il giornalismo che vive di atti riservati non può invocare il segreto quando gli atti riguardano se stesso. La querela di Ranucci ai giornali non chiude la discussione sul metodo Report. La certifica.
Fonti
ANSA — Ranucci al contrattacco: «Finto attentato? Denuncio per diffamazione»
Il Fatto Quotidiano — L’affaire Ranucci: alla cena sui carbon credit Lavitola portò pure l’amico Sigfrido
Il Foglio — Ranucci denuncia la violazione del segreto investigativo: ciò su cui Report campa da sempre
Juorno — Caso Report-Ranucci, Urso chiede un audit interno in Rai
Il Fatto Quotidiano — Attentato Ranucci, parla Lavitola: «Saremmo stati pazzi»
Il Politico Web — La Rai sospende Report e riesplode il caso Ranucci-Lavitola

