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Italia

Bignami sfida Conte sul Covid: «Rispondo di ogni parola». E le opposizioni scappano dall’aula

Redazione - Il Politico

Il deputato di Fratelli d'Italia si dimette, si presenta da audito e risponde di ciò che dichiara. L'ex presidente del Consiglio resta commissario e il 4 agosto parlerà in libera audizione. Due modi opposti di stare davanti alla commissione.

Riassunto dell'articolo

Il 21 luglio 2026 Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, è stato ascoltato dalla commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid dopo essersi dimesso da commissario. Ha dichiarato di assumersi la responsabilità civile e penale delle proprie affermazioni, ha sostenuto che il piano pandemico del 2006 non fu attivato perché avrebbe comportato un'autodenuncia del governo di allora e ha ricordato le donazioni di dispositivi sanitari alla Cina del febbraio 2020, quando le scorte italiane erano limitate. Le opposizioni hanno disertato la seduta. Giuseppe Conte sarà ascoltato il 4 agosto in libera audizione, senza giuramento e senza dimettersi da commissario.

L’audizione di Galeazzo Bignami davanti alla commissione Covid si è aperta il 21 luglio in un’aula mezza vuota. I banchi delle opposizioni erano deserti: Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico e gli altri gruppi hanno scelto di non presentarsi. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera ha parlato per circa un’ora e mezza, rispondendo alle domande della collega Alice Buonguerrieri. Prima di iniziare, ha pronunciato la frase che dà il senso politico dell’intera seduta: si assume la responsabilità civile e, se necessario, penale di tutto ciò che dirà.

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Cosa ha detto Bignami in commissione Covid

Il cuore della deposizione riguarda il piano pandemico. L’Italia arrivò al 2020 con un piano fermo al 2006, mai aggiornato nonostante gli obblighi internazionali. Secondo Bignami, quel piano non venne attivato per una ragione precisa: attivarlo avrebbe significato ammettere che non era stato aggiornato. Autodenunciarsi, di fatto.

Il deputato ha poi ricostruito la battaglia per l’accesso agli atti condotta durante gli anni dell’emergenza, quando dai banchi dell’opposizione chiese i verbali del gruppo di lavoro del ministero della Salute e il piano pandemico nazionale. Il ministro di allora, Roberto Speranza, oppose il diniego. Ne seguirono ricorsi al TAR. Documenti che una gestione trasparente avrebbe reso pubblici, e che invece furono difesi come segreti di Stato.

I dispositivi donati alla Cina mentre mancavano in Italia

Il passaggio più duro riguarda le forniture. Nei verbali del 12 febbraio 2020 si legge che la disponibilità di dispositivi medici era limitata: le mascherine scarseggiavano, gli ospedali erano scoperti. Tre giorni dopo, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio inaugurava da Brindisi una donazione di tonnellate di dispositivi sanitari gratuiti verso la Cina.

Mentre la Nazione entrava nella più grave emergenza sanitaria della sua storia repubblicana, il governo di allora regalava all’estero ciò che mancava negli ospedali italiani. Non è un’accusa politica: è la sequenza dei documenti.

Le dimissioni che pesano su Conte

C’è poi il piano del metodo, che è il vero terreno dello scontro. Per farsi ascoltare, Bignami si è dimesso da componente della commissione. Una scelta obbligata sul piano istituzionale: chi resta commissario mantiene l’accesso a documenti qualificati, audizioni secretate, informazioni riservate. Non può essere insieme giudice e testimone.

Giuseppe Conte ha annunciato che parlerà il 4 agosto. Ma lo farà in libera audizione, senza giuramento, e senza dimettersi da commissario. Continuerà quindi a sedere nell’organo che dovrebbe fare luce anche sulla sua gestione, con accesso agli atti riservati dell’inchiesta che lo riguarda.

Il contrasto non ha bisogno di aggettivi. Uno si è spogliato delle tutele e ha messo per iscritto che risponde di ogni parola. L’altro parlerà protetto dal formato più morbido che il regolamento consenta.

Le sedie vuote delle opposizioni

La diserzione della seduta completa il quadro. Nelle settimane precedenti i commissari del Movimento Cinque Stelle avevano tentato di bloccare l’audizione, sollevando obiezioni procedurali che avevano fatto slittare i lavori. Bignami li aveva ringraziati con sarcasmo per essersi battuti come leoni pur di non farlo parlare.

Falliti i tentativi di ostruzione, è arrivato il gesto finale: non presentarsi. Il partito che era nato per aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno oggi lascia vuota la sedia quando la trasparenza tocca i suoi. È la stessa parabola che abbiamo raccontato seguendo le audizioni sulle consulenze legate alle forniture di mascherine: la moralizzazione predicata agli altri e mai applicata a se stessi.

Il 4 agosto si vedrà chi risponde alla Nazione

L’audizione Bignami fissa un precedente che nessuna polemica potrà cancellare. D’ora in poi ogni audito verrà misurato su quel metro: dimissioni, assunzione di responsabilità, risposte nel merito. Il 4 agosto toccherà a Conte, e la distanza tra i due formati parlerà da sola.

La commissione Covid non è un tribunale e non emette sentenze. Ma davanti agli italiani che hanno vissuto quegli anni, la differenza tra chi risponde di ciò che dice e chi si ripara dietro le procedure è già un giudizio. Come scrivemmo a proposito della palude in cui il Movimento ha trascinato la politica italiana, il problema non è mai stato il vocabolario: è la sostanza.

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