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Approfondimenti Politici

Silvestri insulta, il gruppo applaude, Conte assolve: il M5S è la palude che ha imbarbarito la politica italiana

Carolina Volta

Il leader del Movimento assolve il suo deputato dopo l'allusione alla premier: "Nessuna offesa personale". Il Questore Trancassini apre l'istruttoria, Fratelli d'Italia chiede l'espulsione. E il paragone con la Prima Repubblica diventa impietoso

Riassunto dell'articolo

L'articolo analizza la difesa di Giuseppe Conte al deputato Francesco Silvestri dopo l'allusione sessista rivolta a Giorgia Meloni alla Camera l'11 giugno 2026. Ricostruisce il rilancio di Silvestri, l'istruttoria aperta dal Questore Trancassini, gli applausi del gruppo M5S e le richieste di espulsione avanzate dalla maggioranza. La tesi: la difesa del leader trasforma l'incidente in linea politica e certifica l'imbarbarimento del confronto parlamentare prodotto dal Movimento 5 Stelle, al punto da rendere impietoso il paragone con la cultura istituzionale della Prima Repubblica.

Conte difende Silvestri, e con quella difesa firma la fotografia più nitida di cosa sia diventato il Movimento 5 Stelle. L’allusione alle ginocchiere rivolta a Giorgia Meloni durante il dibattito sul Consiglio europeo non è rimasta un incidente individuale. È diventata, nel giro di ventiquattro ore, una linea politica. Il deputato insulta, il gruppo applaude, il leader assolve. Tre verbi, un sistema.

CREAZIONE SITI WEB
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L’episodio in sé era già grave. Quello che è venuto dopo lo è di più. Perché trasforma una caduta di stile in una dichiarazione di identità.

Perché Conte difende Silvestri dopo l’insulto a Meloni

La giustificazione dell’ex presidente del Consiglio è un piccolo capolavoro di sofismo. Nessuna offesa personale, ha spiegato: il termine ginocchiere riguardava la postura politica del governo, non una questione sessista.

L’avvocato del popolo si è fatto avvocato d’ufficio della volgarità. E lo ha fatto con la tecnica che conosce meglio: spostare il piano, derubricare, ridurre tutto a equivoco. Ma un’allusione pronunciata in Aula davanti alla presidente del Consiglio non è un equivoco. È una scelta lessicale. E chi la difende, la adotta.

Il punto politico è esattamente questo. Conte non ha preso le distanze, non ha richiamato il suo deputato, non ha pronunciato una parola di rammarico verso la premier. Ha ratificato. E quando un leader ratifica, il comportamento del singolo diventa la cultura del partito.

Il rilancio di Silvestri e l’istruttoria alla Camera

Silvestri istruttoria, Silvestri rilancio. Il diretto interessato, anziché scusarsi, ha raddoppiato. Prima ha scaricato la responsabilità su chi ascoltava, evocando la malizia negli occhi di chi guarda. Poi ha aggiunto un’altra insinuazione: il riferimento al proprio cognome che finisce con la I e non con la O, allusione trasparente a un parlamentare di Forza Italia indagato.

Per difendersi dall’accusa di aver insultato una donna, ha tirato in ballo un’indagine per violenza sessuale a carico di un altro. Non una scusa: un’aggravante. La conferma che il registro non è scivolato per caso, ma appartiene a un repertorio.

Intanto il Questore della Camera Paolo Trancassini ha aperto l’istruttoria sull’intervento. Silvestri ha annunciato che si presenterà a difendersi, parlando di gioco delle parti. Anche qui, nessuna consapevolezza: l’Aula ridotta a teatrino, l’istituzione a fondale.

Gli insulti a Meloni e gli applausi del gruppo M5S

C’è poi il dettaglio che pesa più di tutti, e che la cronaca rischia di lasciar scivolare via. Mentre Silvestri pronunciava quelle parole, dai banchi del Movimento 5 Stelle partivano gli applausi. Deputati e deputate. Nessuno si è alzato, nessuno ha preso le distanze in tempo reale.

Gli insulti a Meloni hanno trovato più sensibilità nelle opposizioni che nel partito di chi li ha pronunciati. La vicepresidente della Camera Anna Ascani si è scusata con l’Aula per non aver colto subito la portata delle parole. La deputata democratica Lia Quartapelle le ha definite scurrili, esprimendo solidarietà alla presidente del Consiglio.

Quando persino il Partito Democratico trova il modo di distinguersi e il Movimento no, la diagnosi è completa. Non è una pecora nera: è il gregge.

Espulsione di Silvestri: cosa chiede la maggioranza

Fratelli d’Italia ha chiesto provvedimenti formali e l’espulsione di Silvestri dal Movimento, sottolineando proprio gli applausi del gruppo come elemento ancora più grave dell’insulto. Forza Italia ha parlato di allusioni indegne che nel Parlamento del 2026 non dovrebbero trovare cittadinanza.

La richiesta non è ritorsione: è igiene istituzionale. Un Parlamento che non sanziona il turpiloquio travestito da critica politica accetta che il turpiloquio diventi linguaggio ordinario. E la storia recente dimostra che il Movimento, su questo piano, non si autocorregge mai: si autoassolve.

La Prima Repubblica e il paradosso della dignità perduta

Ed eccoci al paradosso che nessuno vuole pronunciare ad alta voce. I farabutti della Prima Repubblica — perché di farabutti, in quella stagione, ce ne furono, e Tangentopoli lo certificò — avevano più dignità di questa classe dirigente.

Rubavano, alcuni. Ma conoscevano le forme. Sapevano che l’Aula è un luogo che precede e sopravvive a chi la occupa. I duelli parlamentari di quella stagione erano durissimi, ma combattuti con l’arma dell’argomento e dell’oratoria, non dell’allusione da bar.

Giorgio Almirante, escluso per decenni dall’arco costituzionale, trattato da appestato, non scese mai al registro che oggi un capogruppo di commissione usa con disinvoltura contro una presidente del Consiglio donna. E quando morì Enrico Berlinguer, il suo avversario più radicale, andò a rendergli omaggio alla camera ardente. Quello era il rispetto tra nemici politici. Questa, invece, è la palude.

La differenza non è generazionale né estetica. È sostanziale: quella classe dirigente, con tutte le sue colpe, aveva una cultura politica. Questa ha soltanto un vocabolario.

Il Movimento 5 Stelle, utile idiota del sistema

Il paradosso finale è che il Movimento era nato per moralizzare. Doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, restituire dignità alle istituzioni, cacciare la casta. Ha prodotto l’esatto contrario: una classe dirigente improvvisata, senza mestiere parlamentare, senza grammatica istituzionale, che ha abbassato il livello del confronto fino a renderlo irriconoscibile.

Utili idioti del sistema, nel senso più tecnico dell’espressione: convinti di combatterlo, ne sono diventati il sintomo più avanzato. Perché un sistema non si degrada quando i corrotti rubano. Si degrada quando gli incolti comandano e la volgarità diventa metodo.

Conte difende Silvestri, e l’istruttoria alla Camera dirà ciò che deve dire. Ma la sentenza politica è già scritta: il Movimento 5 Stelle non ha aperto la scatoletta di tonno. Ci si è chiuso dentro, trascinandovi il livello della politica della Nazione. E da lì, applaude.

Fonti

Libero Quotidiano — Silvestri insulta Meloni, Conte lo difende: “Nessuna offesa personale”

il Giornale — Sospensione di Silvestri ed espulsione dal M5S: la destra si compatta attorno a Meloni

LaPresse — “Lei ha indossato le ginocchiere”, bufera sulle parole del deputato M5S

L’Unione Sarda — Bagarre alla Camera, accuse di sessismo e le scuse di Ascani

Il Fatto Quotidiano — Silvestri attacca Meloni con le “ginocchiere”: è polemica

il Giornale — Chi è Francesco Silvestri, il grillino della prima ora

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Carolina Volta
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