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Italia

Tir, accordo fatto: 105 milioni e i camion ripartono. Meloni: «Non promesse, risorse che stanno arrivando»

Carlotta De Marchi

Il decreto del 22 ottobre vale 175 milioni: credito d'imposta sul gasolio portato a 480 milioni, leasing sospesi fino a marzo, 60 milioni agli agricoltori e 10 ai pescatori. Sicilia e Calabria hanno già riaperto, in Campania resistono le frange che non hanno firmato

Riassunto dell'articolo

Il Consiglio dei ministri del 22 ottobre 2026 ha approvato un decreto-legge da 175,2 milioni per autotrasporto, agricoltura e pesca, dopo l'accordo firmato dal ministro Salvini con le associazioni dell'albo. Ai tir vanno 105,2 milioni: il credito d'imposta sul gasolio marzo-agosto sale da 430 a 480 milioni e altri 60 milioni coprono le spese dal 1° settembre al 5 ottobre; i canoni di leasing in scadenza tra novembre 2026 e marzo 2027 sono sospesi fino al 31 marzo 2027. Agli agricoltori un contributo a fondo perduto del 20% sul carburante (fino a 0,45 euro al litro, 121 milioni di litri, via Agea), ai pescatori il 10%. Il viceministro Rixi ha annunciato che i pagamenti sono partiti il 21 ottobre e che le prime 2.000 imprese avranno il credito entro una settimana. Il fermo, iniziato il 16 ottobre, è stato sospeso in Sicilia e Calabria; in Campania restano presidi ai caselli e un corteo lento al porto di Napoli, e i pescherecci dell'Adriatico sono fermi.

Il decreto autotrasporto, agricoltura e pesca approvato giovedì 22 ottobre dal Consiglio dei ministri chiude, almeno sulla carta, sei giorni di fermo dei tir che avevano lasciato il Sud senza carburante e senza frutta sugli scaffali. Vale 175,2 milioni di euro: 105,2 agli autotrasportatori, 60 agli agricoltori, 10 ai pescatori. Ma la notizia politica è un’altra, e l’ha data Giorgia Meloni in un video subito dopo la riunione: «Il Governo, tramite il ministro Salvini, ha firmato in queste ultime ore un accordo con le associazioni dell’autotrasporto». E poi: «Non sono promesse quelle che sono state firmate, sono risorse che già stanno arrivando al comparto».

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Perché questa volta le associazioni hanno firmato

Fino a mercoledì il tavolo al Ministero dei Trasporti era fallito e la vertenza sembrava passata di mano, come avevamo scritto in Salvini tratta con i camionisti e perde. Il punto che ha sbloccato la trattativa è il calendario dei pagamenti. Le associazioni iscritte all’albo chiedevano da mesi risorse spendibili subito, non stanziamenti da attendere a fine anno. Il governo ha risposto invertendo l’ordine: prima i soldi, poi i controlli.

Lo ha detto la stessa Meloni: «Il Ministero dei Trasporti ha già cominciato a pagare e nei prossimi giorni le imprese riceveranno l’acconto sul credito d’imposta per il gasolio da marzo ad agosto 2026, che copriamo per intero. I controlli si faranno dopo perché chi lavora non può restare fermo ad aspettare la burocrazia». Il viceministro Edoardo Rixi ha messo le date: i pagamenti sono partiti il 21 ottobre, entro la settimana prossima le prime 2.000 imprese troveranno il credito nel cassetto fiscale, le imprese coinvolte fino ad agosto sono 32.000 e a novembre si apre la finestra per le spese di ottobre.

Le associazioni dell’albo hanno apprezzato l’approvazione immediata delle misure. Per Conftrasporto il presidente Pasquale Russo ha parlato di risposte concrete a un malcontento sempre più diffuso: «Bene il decreto e le risorse stanziate». In cambio, le sigle hanno revocato fermi e manifestazioni, un passaggio che Meloni ha definito «un atto di responsabilità».

Cosa prevede il decreto per i tir

I 105,2 milioni per l’autotrasporto sono soldi nuovi e si sommano a quanto già stanziato nei decreti carburanti di marzo, maggio e settembre. La prima voce vale 45,2 milioni e integra il credito d’imposta sul gasolio per le spese da marzo ad agosto 2026: la dotazione complessiva passa così da 430 a circa 480 milioni. La seconda vale 60 milioni e copre gli acquisti dal 1° settembre al 5 ottobre, il periodo che era rimasto scoperto e su cui si era accesa la protesta.

La norma che pesa di più sui bilanci delle piccole imprese è però quella sul leasing: i canoni dei veicoli in scadenza tra novembre 2026 e marzo 2027 vengono sospesi fino al 31 marzo 2027. Il decreto consente anche di utilizzare i crediti d’imposta nei primi mesi del 2027, per evitare che vadano persi. Matteo Salvini ha rivendicato l’attenzione ai «padroncini con due, tre o quattro mezzi», con la «spalmatura del costo del carburante anche sui committenti, quindi non solo a carico degli autotrasportatori».

Nel testo è finita anche una misura che non c’entra con il gasolio: la tassa sui pacchi di modico valore slitta dal 1° dicembre 2026 al 1° gennaio 2027. Resta invece fuori, rinviata probabilmente alla manovra, la partita da 590 milioni per il rinnovo dei mezzi, legata alla trattativa con Bruxelles sui veicoli inquinanti.

Agricoltori e pescatori: fondo perduto, non credito d’imposta

Per i campi e le barche il governo ha scelto uno strumento diverso. Gli agricoltori ricevono un contributo a fondo perduto pari al 20% delle spese per il carburante sostenute dal 1° giugno al 15 ottobre 2026, con un tetto di 45 centesimi al litro. Francesco Lollobrigida ha quantificato: 121 milioni di litri coperti, 60 milioni di euro che «arriveranno in brevissimo tempo attraverso Agea». L’agenzia avrà cinque giorni dall’entrata in vigore del decreto per fissare le modalità di domanda e trenta per pagare; per gestire la procedura le vengono assegnati altri 14,4 milioni.

Ai pescatori va un contributo del 10% sulle spese dello stesso periodo, entro un limite di 10 milioni per il 2026. È la cifra più piccola del pacchetto, e non a caso è il fronte dove la protesta è nata per ultima e non si è ancora fermata.

Dove i camion sono già ripartiti

La sera del 21 ottobre, prima ancora del Consiglio dei ministri, l’Associazione imprese autotrasportatori siciliani aveva sospeso la mobilitazione e rimosso i blocchi sulla Messina-Catania e davanti al porto di Palermo. In Calabria la sospensione decisa da Fedralog ha riattivato nelle ore successive le consegne di generi alimentari: frutta e verdura sono tornate nei supermercati di Cosenza. Giovedì sera l’ANSA descriveva un quasi ritorno alla normalità anche in Puglia, Basilicata e Molise.

È il risultato che il governo voleva mostrare prima di ogni altro. Meloni ha chiesto al ministro dell’Interno Piantedosi di «accogliere la richiesta che arriva dalle associazioni di autotrasportatori, agricoltori e della distribuzione per assicurare la libera circolazione, la fornitura di merci alle attività commerciali e quindi ai cittadini», anche per «evitare speculazioni che altrimenti sarebbero inevitabili sui prezzi». Il caro gasolio che ha innescato tutto, lo abbiamo spiegato in Perché benzina e gasolio costano così tanto, non è stato risolto dal decreto: è stato compensato.

Quello che il decreto non ha chiuso

In Campania il fronte si è spaccato. I centri di smistamento della grande distribuzione hanno riaperto, ma a Napoli un corteo lento di camion ha bloccato l’uscita delle cisterne dal porto, e nel Napoletano molti distributori sono rimasti senza benzina e gasolio. Restano presidi fuori dai caselli dell’A1 e dell’A30, con Caianello come epicentro, e un presidio a Gela. Chi è rimasto in strada si dice «deluso» dalle misure: sono le frange che non riconoscono le associazioni firmatarie.

Verso di loro il tono del governo è cambiato. «In alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade e non si fermano lì. Minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei colleghi. Questa non è protesta, è intimidazione», ha detto Meloni, annunciando che l’esecutivo userà «tutti gli strumenti che la legge ci offre, comprese le norme del decreto sicurezza che hanno reso reato il blocco stradale». Il Garante degli scioperi ha chiesto la precettazione e il governo non la esclude. Sul fronte giudiziario la Procura di Napoli ha disposto accertamenti su possibili infiltrazioni criminali nei blocchi.

Poi ci sono i pescherecci: fermi a Pescara, a Termoli e in numerosi porti dell’Adriatico, con le sirene spiegate contro il caro gasolio e i tagli ai giorni di pesca imposti dall’UE. I 10 milioni del decreto non hanno rimesso in mare nessuno, per ora. E non mancano i giudizi critici: Confimprenditori parla di «pannicelli caldi» destinati a durare qualche mese, il Codacons teme rincari al dettaglio sulla merce trasportata.

La distinzione la abbiamo già fatta nel fondo sulle proteste del Sud: una cosa è il camionista che chiede di coprire il gasolio, un’altra chi taglia le gomme ai colleghi. Il decreto di giovedì ha dato risposte al primo. Con il secondo, da venerdì, parla il Viminale.

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