I sondaggi falsi delle midterm americane hanno un nome e una confessione. Martedì sera Wedgewood Polls ha ammesso su X di essere un’entità fittizia: dei 17 sondaggi pubblicati tra giugno e ottobre sulle corse decisive per Senato e governatori in nove Stati, uno solo era autentico. Gli altri erano numeri inventati. Nel comunicato di auto-scioglimento gli operatori lo scrivono senza giri di parole: «Nessuna storia, nessuna credenziale formale e nessun dato reale dietro la stragrande maggioranza delle nostre pubblicazioni». E aggiungono la frase che dovrebbe restare appesa nelle redazioni che li hanno rilanciati: essere presi sul serio dai media è stato «fin troppo facile».
Un istituto fantasma con la patente di fonte legittima
Wedgewood Polls era un sito ospitato su Google Sites, senza nomi dello staff, senza telefono, senza indirizzo. Due nomi forniti agli aggregatori, Jack Sims e Andrew Prater, di cui solo il primo risulta avere vere esperienze nel settore. In compenso l’istituto produceva note metodologiche dettagliatissime, una di nove pagine, con campionamento, ponderazioni e controlli antifrode; condivideva i «dati grezzi» con gli aggregatori e raccoglieva fondi dai donatori con il crowdfunding per finanziare le rilevazioni successive. La maschera era professionale. Dietro non c’era nessuno.
Eppure Wedgewood è entrata ovunque conti: nel tracker elettorale del New York Times, che ha ospitato 15 sue rilevazioni tra giugno e ottobre e le ha rimosse solo dopo la confessione; nelle medie di FiftyPlusOne, VoteHub, Silver Bulletin, Decision Desk HQ e 270toWin; nelle pagine di Newsweek, The Hill, Daily Beast, Washington Examiner, con citazioni su MS NOW, USA Today e due passaggi nella rassegna elettorale di POLITICO. VoteHub aveva perfino assegnato all’istituto un voto «D» in affidabilità, e ne ha incluso i dati lo stesso, come ha ammesso il suo responsabile dati. Il dettaglio che chiude il cerchio è del Times: accanto alle rilevazioni Wedgewood il suo tracker mostrava già l’avvertenza «questo istituto non soddisfa i nostri criteri di selezione». Lo sapevano. Le hanno tenute in pagina lo stesso.
Il danno non è statistico: è una candidata eliminata
I numeri inventati cadevano con una regolarità interessante: Nate Silver ha calcolato che, nelle corse coperte dal suo modello, i sondaggi Wedgewood erano in media circa 0,6 punti più favorevoli ai candidati democratici del consenso degli altri istituti. In Georgia, a inizio ottobre, Wedgewood dava il senatore democratico Jon Ossoff avanti 55 a 45 sul repubblicano Mike Collins, con margini più larghi di ogni istituto affermato. In Michigan dava la democratica Jocelyn Benson avanti 55 a 45 nella corsa a governatore.
Il caso che misura il danno vero è un altro sondaggio del Michigan, sulle primarie democratiche al Senato, a fine giugno: Abdul El-Sayed 46%, Haley Stevens 39%, Mallory McMorrow 9%. McMorrow, senatrice statale, ha raccontato che dopo quella pubblicazione «le donazioni si sono prosciugate», i volontari erano devastati e i giornalisti la incalzavano perché si ritirasse. Si è ritirata a luglio. El-Sayed ha poi vinto le primarie per meno di un punto. La sintesi della candidata è di tre parole: «Ci ha uccisi». In Mississippi, secondo Newsmax, un comitato vicino a Chuck Schumer ha investito 1,2 milioni di dollari nella corsa nei giorni successivi a un sondaggio Wedgewood favorevole ai democratici; la portavoce del comitato nega che le spese si decidano sui sondaggi esterni, ma la sequenza resta agli atti. E ad agosto era già successo lo stesso con Median Strategies, l’«istituto» di un ventunenne che inventò sondaggi in Wisconsin, Nevada e California: uno dava la sindaca democratica di Los Angeles Karen Bass avanti di 12 punti, la sua campagna lo rilanciò e i mercati di scommesse si mossero in suo favore in quindici minuti. Anche lì, dopo lo smascheramento, la giustificazione fu un «esperimento sociale». Due «esperimenti» identici nello stesso ciclo elettorale, entrambi utili alla stessa parte.
A smascherarli non sono state le redazioni, ma i dati
Il cane da guardia non era in redazione. Wedgewood l’ha smascherata FiftyPlusOne, un aggregatore, con un lavoro di analisi forense: l’istituto dichiarava di raccogliere le interviste tramite la piattaforma Pollfish e il 15 ottobre ne ha condiviso i «dati grezzi» per un sondaggio sul Senato in Mississippi. Nei dati autentici di Pollfish gli identificativi dei rispondenti seguono uno schema preciso e correlano con l’orario di compilazione; in quelli di Wedgewood non corrispondevano. Pollfish ha confermato lo schema atteso, e FiftyPlusOne ha rifatto a proprie spese, sulla stessa piattaforma, un sondaggio già pubblicato da Wedgewood: risultati diversi e rispondenti irriconoscibili. Martedì 20 ottobre i ricercatori hanno chiesto un commento con scadenza a mezzanotte. La risposta, pochi minuti prima della confessione pubblica, è stata un messaggio diretto con un insulto e il nome di una persona estranea.
La versione dell’esperimento è arrivata dopo, e solo dopo. Nate Silver l’ha liquidata così: «una stronzata, un patetico tentativo di anticipare la notizia». G. Elliott Morris, fondatore di FiftyPlusOne, parla di copertura di una frode scoperta. C’è un elemento che dà ragione a entrambi: secondo quanto gli operatori avrebbero detto a un utente su X, il piano originale era pubblicare altri tre sondaggi e rivelare tutto dopo le midterm, a voto avvenuto. Un esperimento sulla democrazia che si rivela solo quando non può più essere corretto non è un esperimento: è l’operazione che pretendeva di denunciare.
Trump, la FCC e la domanda che resta
Alle 05:22 di stamattina, ora italiana, Donald Trump ha colpito su Truth Social: «Il New York Times è stato beccato! Hanno usato una società, Wedgewood Polls, che ha AMMESSO che i numeri dei sondaggi che hanno pubblicato erano inventati e FALSI». Il presidente collega il caso alla sua causa contro il giornale, «ogni giorno più forte», e chiude: «Tutto ciò che riguarda il New York Times in fallimento è “ARTIFICIALE”». Mercoledì il presidente della FCC Brendan Carr era intervenuto su X parlando di «un aumento significativo di sondaggi interamente falsi e di sondaggi di soppressione, progettati al solo scopo di interferire con il regolare funzionamento del processo elettorale», e ha ricordato alle emittenti che le licenze federali vietano la distorsione delle notizie e le bufale in onda: chi amplifica rilevazioni che «mancano di una base scientifica, accurata o anche solo reale» rischia di violare gli obblighi legati alla licenza. La commissaria democratica Anna Gomez ha replicato che le emittenti che riportano in buona fede dati pubblici non vanno punite; l’AAPOR, l’associazione dei sondaggisti, si è limitata alla sostanza: «condanniamo con forza la fabbricazione di dati», perché in questi sondaggi «le risposte sono state semplicemente inventate. Nessuna persona ha risposto alle domande».
A undici giorni dal voto, le previsioni ricalcolate senza Wedgewood non cambiano la corsa: Decision Desk HQ dà la Camera ai democratici con il 78% di probabilità e il Senato con il 56-57%. Chi difende le redazioni si aggrappa a questo: nelle medie nazionali, il peso dei dati falsi era piccolo. È vero, ed è irrilevante. Il punto dello scandalo non è quanto Wedgewood abbia spostato le medie, ma che per mesi un fantasma ha potuto spostare donazioni, ritiri e titoli di giornale senza che nessuno — né il New York Times con la sua avvertenza già stampata in pagina, né gli aggregatori col loro voto «D» — chiudesse la porta. I sondaggi falsi delle midterm non hanno ingannato i media progressisti: hanno trovato in loro il canale perfetto, perché i numeri dicevano quello che quelle redazioni desideravano sentirsi dire. La domanda, a undici giorni dalle elezioni, è quanti altri fantasmi sono ancora seduti nei tracker, con la targhetta «non soddisfa i nostri criteri» e i dati in pagina.
Fonti
- AFP — «Fake pollsters hit US midterms»: l’ammissione Wedgewood e la nota del New York Times
- FiftyPlusOne — l’inchiesta che ha smascherato Wedgewood Polls
- AAPOR — comunicato di condanna della fabbricazione di dati (21 ottobre 2026)
- Nate Silver, Silver Bulletin — «Fake polls are a real problem»
- Poynter — l’avvertimento del presidente FCC Brendan Carr alle emittenti
- Donald Trump su Truth Social — «The New York Times got caught!» (23 ottobre 2026)
- MIRS News — il caso McMorrow: la candidata ritirata dopo il sondaggio inventato
- Decision Desk HQ — previsione midterm 2026 aggiornata dopo la rimozione dei dati Wedgewood
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