I finanziatori di Food for Profit diventano un caso. Il documentario di Giulia Innocenzi contro gli allevamenti intensivi, mandato in onda da Report davanti a due milioni di telespettatori, è stato pagato anche da Michiel Van Deursen, imprenditore olandese che investe esclusivamente nel settore vegano. Lo ha rivelato Il Giornale, e la stessa Innocenzi ha confermato, liquidando tutto come «una non notizia».
Ma la notizia c’è, eccome. E arriva nel momento peggiore possibile per Sigfrido Ranucci, appena uscito da cinque ore di audizione davanti alla Commissione per il Codice etico della Rai.
Chi è Michiel Van Deursen, il magnate vegano dietro Food for Profit
Van Deursen non è un donatore qualsiasi. È il fondatore di Capital V, società di venture capital che finanzia soltanto startup e aziende del cibo a base vegetale, con l’obiettivo dichiarato di eliminare gli animali dalla produzione alimentare. Siede inoltre nei consigli di amministrazione di aziende di carne vegetale come Heura e The Vegetarian Butcher.
Il suo programma lo ha messo nero su bianco lui stesso: «Ci impegneremo a difendere i diritti degli animali esercitando pressioni sui funzionari governativi e sui responsabili politici affinché creino leggi che proteggano gli animali e promuovano il veganismo».
Non basta. Van Deursen è anche membro della giuria dell’European Innovation Council, l’organismo del programma Horizon Europe che distribuisce alle imprese un budget di 10,1 miliardi di euro di fondi comunitari. E la prima di Food for Profit si è tenuta proprio al Parlamento europeo. Il cerchio si chiude da solo: un lobbista del cibo sintetico finanzia un documentario contro la carne, lo presenta a Bruxelles e intanto siede dove si decidono i fondi europei per l’innovazione alimentare.
La difesa di Innocenzi: «Una non notizia»
La giornalista di Report ha risposto su Facebook. Ha rivendicato di aver raccolto personalmente i 350mila euro necessari alla produzione e di aver pubblicato sul sito del film la lista completa di fondazioni e cittadini finanziatori, «in totale trasparenza». Il contributo di Van Deursen, precisa, ammonta a 5mila euro. E chiude con una frase che vale un programma: «Di potenziali conflitti di interessi è pieno il mondo».
Già. È esattamente la frase che Report non ha mai accettato da nessuno dei suoi bersagli. La questione, infatti, non è l’entità del bonifico: è che due milioni di telespettatori del servizio pubblico hanno visto un atto d’accusa contro gli allevamenti italiani senza sapere che tra i produttori c’era chi guadagna dalla fine di quegli allevamenti. Sul caso sono già state presentate due interrogazioni parlamentari.
Il caso Innocenzi arriva mentre Ranucci è sotto esame in Rai
Il tempismo è micidiale. Lunedì Ranucci è stato ascoltato per cinque ore dalla Commissione per il Codice etico della Rai: al centro, il rapporto con le fonti, la genesi di alcune inchieste e i legami con Valter Lavitola, oggi indagato come presunto mandante dell’attentato di Pomezia. Un’estate in cui il volto simbolo del giornalismo d’inchiesta è passato dall’altra parte del tavolo: da chi interroga a chi risponde.
Il copione lo conosciamo. Per anni la trasmissione di Rai 3 ha costruito il proprio prestigio sul sospetto sistematico: un finanziamento opaco, una cena sbagliata, una fotografia bastavano a costruire un teorema. Ora che il metodo Report viene applicato a Report, la risposta è che si tratta di «non notizie».
Il servizio pubblico, pagato dal canone degli italiani, merita di più. Merita le stesse regole di trasparenza che Report pretende da tutti gli altri. A partire da chi paga i suoi documentari.
Fonti
- Il Giornale – Report, il servizio di Innocenzi e il giallo dei soldi
- Open – Report e il documentario contro la carne finanziato anche dai vegani
- Today – Il docufilm di Innocenzi finanziato anche da un imprenditore vegano
- Agricolae – Food for Profit, finanziato dall’olandese che investe sul vegan e decide progetti Ue
- Il Giornale – Ranucci ascoltato dalla Commissione per il Codice etico della Rai

