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Italia

Dopo Sigonella, dopo i colpi ai caschi blu: l’Italia dice basta a Netanyahu

Antonio Antipari 8 min di lettura

L'Italia non è più disposta a firmare assegni in bianco a un governo che spara ai suoi soldati, viola il cessate il fuoco e trascina il Medio Oriente in un conflitto senza fine. La sospensione del memorandum di difesa con Israele è il terzo atto di una politica di sovranità che ha iniziato a Sigonella e oggi arriva alla Farnesina.

Riassunto dell'articolo

Il 14 aprile 2026 il governo italiano ha sospeso il rinnovo automatico del memorandum di difesa con Israele, in vigore dal 2003. La decisione arriva dopo che l'IDF ha sparato colpi di avvertimento contro un convoglio italiano UNIFIL in Libano, dopo i bombardamenti israeliani del "mercoledì nero" (8 aprile) che hanno ucciso oltre 300 civili libanesi, e dopo una settimana di escalation diplomatica con convocazioni incrociate di ambasciatori. La sospensione si inserisce nella traiettoria di politica di sovranità avviata dal governo Meloni con il diniego di Sigonella e le dichiarazioni di Crosetto sul diritto internazionale. L'Italia resta nell'alleanza occidentale ma rifiuta di ratificare passivamente la condotta di un governo israeliano che viola il cessate il fuoco, attacca le missioni ONU e trascina la regione verso un conflitto senza limiti.

Meloni sospende il memorandum di difesa Italia-Israele: i fatti

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato oggi, 14 aprile, dal Vinitaly di Verona, la sospensione del rinnovo automatico del memorandum di cooperazione in materia di difesa tra Italia e Israele. Il memorandum — firmato a Parigi il 16 giugno 2003 dai ministri Antonio Martino e Shaul Mofaz, ratificato dal Parlamento nel 2005, in vigore dal 13 aprile 2016 con rinnovo quinquennale automatico — scadeva il giorno prima. Senza un intervento esplicito, si sarebbe rinnovato fino al 2031.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha formalizzato la decisione con una lettera indirizzata al suo omologo israeliano Israel Katz. La scelta è stata presa di concerto tra Meloni, i vicepremier Tajani e Salvini, e lo stesso Crosetto. Non un atto unilaterale: un atto collegiale del governo, assunto in piena consapevolezza delle sue implicazioni.

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Cosa prevedeva il memorandum e perché non era “privo di contenuto”

Israele ha reagito con la consueta arroganza minimizzatrice. Fonti del ministero degli Esteri israeliano hanno liquidato il documento come un “memorandum d’intesa privo di contenuto reale”. La realtà è diversa. L’intesa — undici articoli — definiva la cornice per la cooperazione nel settore della difesa, lo scambio di materiali militari, la ricerca tecnologica congiunta e l’addestramento tra le forze armate dei due Paesi. Sotto quella cornice, l’Italia è diventata il terzo fornitore di armi di Israele dopo Stati Uniti e Germania, secondo i dati dello Stockholm International Peace Research Institute. Ancora lo scorso anno, jet civili italiani sono stati convertiti in aerei da ricognizione grazie alla tecnologia della società israeliana Elta Systems.
Dire che il memorandum non aveva “alcun significato pratico” è una bugia diplomatica che Tel Aviv si può permettere di raccontare ai propri media. Non al resto del mondo.

La settimana che ha rotto gli argini

La sospensione non nasce nel vuoto. È il risultato di una settimana in cui il governo Netanyahu ha dimostrato, con una sequenza di atti che non ammette interpretazioni alternative, di considerare gli alleati europei alla stregua di ostacoli da rimuovere.
L’8 aprile — poche ore dopo l’annuncio del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran — Israele ha lanciato quella che ha definito “Operation Eternal Darkness”: oltre cento raid aerei simultanei in tutta la Nazione libanese, il più massiccio attacco dalla ripresa della guerra il 2 marzo. Oltre trecento civili uccisi in un solo giorno. Quartieri residenziali e commerciali di Beirut colpiti senza preavviso. Ospedali sommersi di feriti. Il Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha parlato di “carneficina”. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha definito gli attacchi “una palese violazione del diritto internazionale e umanitario”. Netanyahu ha dichiarato che la tregua con l’Iran non si applica al Libano — contraddicendo il Pakistan mediatore, che sosteneva l’opposto, e persino la posizione iniziale degli stessi Stati Uniti.
Lo stesso giorno, un convoglio logistico del contingente italiano UNIFIL — in movimento dalla base di Shama verso Beirut per il rimpatrio di personale — è stato preso di mira dall’IDF con colpi di avvertimento. Un blindato Lince è stato colpito ai pneumatici e al paraurti. Il proiettile è finito a un metro da un soldato italiano. Il convoglio ha dovuto invertire la rotta e rientrare alla base. Nessun ferito, ma solo per caso.
La reazione del governo è stata immediata e coesa. Meloni ha definito l’episodio “irresponsabile e inaccettabile”, una violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite. Tajani ha convocato l’ambasciatore israeliano alla Farnesina, dichiarando che “i militari italiani non si toccano”. Crosetto ha chiesto all’ONU di intervenire con urgenza presso le autorità israeliane.
Ma non è finita. L’11 aprile, soldati israeliani hanno verniciato le finestre di un varco pedonale del quartier generale UNIFIL nel sud del Libano, ostruendo la visibilità. Il 12 aprile, veicoli dell’IDF hanno speronato con un carro Merkava due veicoli UNIFIL vicino a Bayada. Lo stesso giorno, la Spagna ha convocato l’incaricato d’affari israeliano per la detenzione illegale di un casco blu spagnolo.
Non episodi isolati: un modello sistematico di intimidazione contro la missione di pace delle Nazioni Unite.

L’arco di sovranità: da Sigonella al Memorandum

Questa decisione va letta in continuità con una traiettoria che il governo Meloni ha tracciato nelle ultime sei settimane. Il 31 marzo, Crosetto ha negato l’uso della base di Sigonella ai bombardieri americani diretti in Medio Oriente, dopo che il piano di volo era stato comunicato senza autorizzazione preventiva e con gli aerei già in volo. Una decisione che abbiamo analizzato su queste colonne e che ha riaffermato un principio semplice: l’alleanza atlantica non è un assegno in bianco.
Il 5 marzo, lo stesso Crosetto aveva dichiarato alla Camera che l’attacco congiunto USA-Israele all’Iran viola il diritto internazionale — una frase che nessun ministro della Difesa di un governo atlantista aveva mai pronunciato in quella forma.
La sospensione del memorandum è il terzo atto di questa politica. Non una rottura: una ridefinizione dei termini. L’Italia conferma la propria collocazione occidentale — come Meloni ha ribadito nell’informativa parlamentare del 9 aprile, dichiarandosi “testardamente occidentali” — ma rifiuta di partecipare passivamente a una condotta che viola le regole su cui quell’Occidente si fonda. È il tipo di distinzione che solo una Nazione che ha ritrovato la propria voce può operare.

Il vero problema: un alleato che non riconosce limiti

Il nodo strutturale che questa crisi mette in luce è la natura del governo Netanyahu. Non è una questione di destra o sinistra, di simpatie o antipatie ideologiche. È una questione di condotta internazionale. Israele, dall’inizio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023, ha perseguito una strategia di escalation permanente che ha progressivamente alienato anche gli alleati più fedeli.
Oltre 75.000 palestinesi uccisi a Gaza. Una guerra in Libano che dal 2 marzo 2026 ha causato più di duemila morti e oltre un milione di sfollati — il venti per cento della popolazione della Nazione dei Cedri. Un’operazione in Iran lanciata senza consultare gli alleati europei. Raid aerei su quartieri civili condotti ore dopo un cessate il fuoco. Colpi sparati contro caschi blu di Nazioni che da decenni sostengono la sicurezza israeliana. Carri armati che speronano veicoli delle Nazioni Unite. La detenzione illegale di un soldato spagnolo.
Questa non è autodifesa. È la condotta di un governo che ha scelto la guerra permanente come strumento di sopravvivenza politica interna, e che è disposto a trascinare l’intera regione — e con essa i prezzi dell’energia, la stabilità dei mercati, la sicurezza dei soldati alleati — nel baratro pur di non fermarsi.
L’Italia, che in Libano ha 1.200 soldati schierati sotto la bandiera dell’ONU, che dipende dal Medio Oriente per il proprio approvvigionamento energetico, che ha visto i propri blindati presi a fucilate, non può continuare a fare finta di niente. E oggi ha smesso di farlo.

Il segnale all’Europa

La decisione di Roma non è solo italiana. Si inserisce in un movimento europeo più ampio. La Spagna di Sánchez ha chiuso lo spazio aereo ai voli coinvolti nel conflitto e negato l’uso delle basi di Rota e Morón. Una petizione con oltre un milione di firme chiede alla Commissione europea di sospendere l’Accordo di Associazione UE-Israele. Il consenso tra gli Stati membri cresce.
L’Italia, con la sospensione del memorandum, si posiziona in modo strategicamente intelligente: non rompe con Israele, non si allinea con la sinistra internazionalista, non segue la retorica di Bruxelles. Agisce in base ai propri interessi nazionali e alla tutela dei propri soldati. È sovranità operativa, non ideologica. Ed è esattamente il tipo di segnale che l’Europa — priva di una politica estera comune degna di questo nome — ha bisogno di ricevere da una Nazione che vuole contare.

La minimizzazione israeliana come conferma

La reazione israeliana — “non è un accordo di difesa, non ha contenuto reale” — è rivelatrice. È lo schema retorico che Netanyahu applica sistematicamente a ogni forma di pressione: minimizzare, ridicolizzare, procedere come se niente fosse. Lo stesso schema applicato al mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale, alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, alle denunce dell’Alto Commissario per i diritti umani, ai comunicati di condanna di trenta Nazioni dopo il massacro dell’8 aprile in Libano.
Ma quando i tuoi alleati più fedeli — non i tuoi avversari, non i Paesi del blocco anti-occidentale, ma l’Italia, la Spagna, le Nazioni che hanno sostenuto la tua sicurezza per decenni — iniziano a segnare linee rosse, il problema non è la linea rossa. Il problema è la condotta che l’ha provocata.

Fonti

ANSA — Meloni: sospeso il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele (14 aprile 2026)
Il Fatto Quotidiano — Meloni sospende il rinnovo del memorandum di difesa con Israele (14 aprile 2026)
Il Fatto Quotidiano — Cosa prevede il memorandum Italia-Israele sospeso da Meloni (14 aprile 2026)
L’Espresso — Memorandum Italia-Israele, l’annuncio di Meloni: sospeso il rinnovo (14 aprile 2026)
Haaretz — Italy Halts Renewal of Military MoU With Israel (14 aprile 2026)
Bloomberg — Italy Suspends Defense Pact With Israel in Rejection of Iran War (14 aprile 2026)
Decode39 — Why Italy is Suspending its Defence Cooperation Framework with Israel (14 aprile 2026)
Israel Hayom — Italy Suspends Renewal of Defense Agreement with Israel (14 aprile 2026)
Al Jazeera — Italy Suspends Defence Agreement with Israel (14 aprile 2026)
Fanpage/Virgilio — Memorandum Italia-Israele sospeso: cosa prevedeva l’accordo (14 aprile 2026)
Reuters/The Times — Italy Summons Israeli Ambassador After Shots Fired at UN in Lebanon (8 aprile 2026)
Wikipedia — 8 April 2026 Lebanon Attacks
OHCHR — Türk Condemns Deadly Wave of Israeli Strikes on Lebanon (8 aprile 2026)
CGTN — Death Toll from Israeli Attacks in Lebanon Rises to 2,055 (13 aprile 2026)
Il Politico Web — L’Italia ha detto no. Crosetto nega Sigonella ai bombardieri americani
Il Politico Web — Crosetto e il diritto internazionale: quando la verità affiora
Il Politico Web — La guerra all’Iran si combatte dall’Europa. Ecco da dove partono i bombardieri

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Antonio Antipari
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