C’è una domanda a cui Alice Weidel, a Strasburgo, non ha voluto rispondere: se per l’AfD l’uscita dall’euro sia ancora un obiettivo. L’analisi che Reuters pubblica oggi, lunedì 2 novembre, parte da quel silenzio e lo collega alla posizione nuova del partito. Dopo la vittoria storica in Sassonia-Anhalt a settembre, con il 43,8%, l’AfD è il primo partito nei sondaggi nazionali e non è mai stata così vicina a entrare in un governo federale prima della fine del decennio. Il partito fondato nel 2013, in piena crisi dei debiti, contro i salvataggi degli altri Stati dell’eurozona, sta ricalibrando la sua idea di Europa mentre le destre avanzano in tutto il continente.
L’AfD e l’uscita dall’euro: dal programma del 2013 al silenzio di Strasburgo
Il 21 ottobre Weidel ha presentato al Parlamento europeo, con gli alleati del gruppo Europa delle Nazioni Sovrane, il documento «New Deal for Europe». Il testo sposta l’accento lontano dall’uscita dall’eurozona e dall’Unione: al suo posto ci sono la rinegoziazione dei Trattati per un’unione più lasca, un meccanismo di opt-out per gli Stati che rifiutano le politiche comuni, ad esempio su spesa per la difesa o immigrazione, e un’applicazione più rigida delle regole di bilancio. Il documento lascia aperta la possibilità di mantenere l’euro. Solo se la riforma fallisse, la direzione europea futura della Germania sarebbe decisa da un referendum. Ai giornalisti Weidel ha detto che AfD e alleati stanno per «un’unione europea, un’Europa delle patrie», ma non ha voluto dire se voglia ancora che la Germania lasci la moneta unica o l’Unione. Alla televisione pubblica ZDF si è spinta oltre: è «un mito», ha detto, che il partito abbia voluto uscire dall’euro. Eppure il programma per le politiche del 2025 lo scriveva nero su bianco: la Germania «deve uscire dal sistema dell’euro». Il contenuto istituzionale del documento, dalla minaccia di uscire da Schengen agli opt-out sulle quote dei migranti, lo abbiamo ricostruito qui.
La ragione è il governo: credibilità, giovani e il muro della CDU
Dentro il partito, scrive Reuters, il dibattito è su come tenere insieme l’identità anti-sistema e la credibilità di partner possibile, in Germania e fuori. Molti iscritti sostengono che, con l’accettazione crescente delle posizioni della destra radicale e il peso dei partiti affini in Europa, riformare l’Unione dall’interno renda più che abbandonarla. Il vicecapogruppo al Bundestag Sebastian Münzenmaier lo dice senza giri di parole: «Mai dalla fine della Seconda guerra mondiale le prospettive di riformare l’UE secondo la nostra visione sono state migliori».
La spinta più esplicita arriva dai giovani. Jean-Pascal Hohm, 29 anni, guida l’organizzazione giovanile Generation Deutschland e sostiene che le posizioni dure sull’Europa complicherebbero la via più realistica verso il potere federale: una cooperazione con la CDU del cancelliere Friedrich Merz, che oggi esclude qualsiasi alleanza. I giovani intorno a lui aggiungono un argomento: la concorrenza cinese e un alleato americano meno affidabile rendono utile più cooperazione europea, non meno. Sulla moneta è netto: «Se in pratica cancellassimo la moneta comune e ognuno tornasse per la propria strada, sarebbe del tutto utopico e ci danneggerebbe enormemente».
Il modello è già scritto: Le Pen, Meloni, gli austriaci
La strada, osserva Reuters, l’hanno già percorsa altre destre dell’eurozona arrivate al potere o vicine ad arrivarci. In Francia il Rassemblement National ha a lungo fatto campagna per abbandonare l’euro e ha gradualmente lasciato cadere la richiesta sotto la guida di Marine Le Pen, allargando il proprio elettorato: oggi è il favorito per le presidenziali del prossimo anno. In Italia Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni ha attenuato la retorica euroscettica da quando è al governo e persegue i suoi obiettivi dall’interno dell’Unione. In Austria l’FPÖ, vicino all’AfD, ha rinunciato alla maggior parte delle posizioni antieuropee nel cammino verso una quota di potere nei governi nazionali. Per Wolfgang Schroeder, docente di scienze politiche all’Università di Kassel, «l’Austria è il modello per l’AfD» ed «è solo questione di tempo prima che lascino cadere queste posizioni», senza resistenze significative. Schroeder aggiunge un argomento di peso: l’economia tedesca vive di esportazioni ed è intrecciata al mercato globale, per cui lasciare Unione o euro sarebbe un disastro.
La questione non è chiusa: la risoluzione ritirata al congresso di agosto
L’uscita dall’euro, però, è il punto più caro ai fondatori e ai primi sostenitori dell’AfD, ed è quello che si è rivelato più difficile da archiviare. Il 29 agosto, al congresso di Generation Deutschland a Magdeburgo, Hohm ha presentato una risoluzione dei vertici dell’organizzazione giovanile: «Generation Deutschland si impegna per l’idea europea. L’Europa è più di un’area economica, più di un’unione monetaria e più dell’Unione europea». La formulazione puntava sulla storia e sull’eredità condivise, non sulla cooperazione economica. Il testo è stato ritirato perché non raccoglieva sostegno sufficiente. «La questione dell’euro si è rivelata più controversa di quanto ci aspettassimo», ammette lo stesso Hohm.
Il punto politico è questo. Finché l’AfD stava all’opposizione, l’uscita dall’euro era un confine identitario che non costava nulla. Da primo partito, con una regione già vinta a settembre e il governo federale nel mirino, quel confine è diventato un prezzo da pagare in credibilità davanti a elettori, imprese e possibili alleati. Weidel lo sta pagando riscrivendo la storia del partito: definisce un «mito» l’uscita, smette di prometterla e la sposta in fondo alla sequenza, dopo la riforma dei Trattati e dentro un referendum eventuale. Se la mossa regge, a Bruxelles si troverà presto una destra tedesca che negozia da dentro con i veti, non una che minaccia di andarsene. Se non regge, la carta del referendum è già sul tavolo, e a tenercela è la parte del partito che l’Europa la vuole lasciare comunque.
Fonti
- Reuters – As Europe’s right advances, Germany’s AfD rethinks its anti-euro roots (via SRN News)
- ZDFheute – EU: Wie Alice Weidel und die AfD Europa entmachten wollen
- Volksstimme (dpa) – Generation Deutschland: AfD-Jugend feiert Siegmund – Uneinigkeit beim Thema Euro
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