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Europa

Spagna, Vox vola a 80 seggi e la destra ha la maggioranza: a 26 giorni dal voto Sánchez è già battuto dai sondaggi

Carmen Ruiz 5 min di lettura

La media ponderata PolitPro aggiornata oggi assegna a Vox il 18,7% e 80 seggi, contro i 77 del 23 ottobre: il PP è primo con 130 seggi ma non basta a se stesso, e PP più Vox arrivano a 210 su 350. Il blocco di governo si ferma al 40% dei seggi, e tutti gli istituti danno Vox sopra il 19% e la destra oltre i 200 seggi

Riassunto dell'articolo

La media ponderata dei sondaggi spagnoli aggiornata da PolitPro il 3 novembre assegna al PP il 30,1% e 130 seggi, al PSOE il 26,1% e 112 seggi, a Vox il 18,7% e 80 seggi e a Frente Amplio 28 seggi: PP e Vox insieme avrebbero 210 seggi su 350, sopra la maggioranza assoluta di 176, mentre il blocco di governo si fermerebbe al 40% dei seggi. Vox cresce rispetto ai 77 seggi della media del 23 ottobre. Le rilevazioni di EM-Analytics, NC Report, Sigma Dos, Target Point e Sondaxe danno Vox tra il 19,2% e il 19,9%, pari a 78-83 seggi nel modello PolitPro; gli istituti sono più prudenti (Target Point: 68-72 seggi), ma tutti danno a PP e Vox più di 200 deputati. Le elezioni anticipate, convocate da Pedro Sánchez con lo scioglimento delle Cortes annunciato il 5 ottobre, si terranno il 29 novembre.

Vox a 80 seggi non è più la stima di un sondaggio interno: è la media di tutti gli istituti. PolitPro ha aggiornato oggi, 3 novembre, la sua media ponderata per le elezioni spagnole del 29 novembre: Partido Popular al 30,1%, PSOE al 26,1%, Vox al 18,7%, Frente Amplio — lo spazio alla sinistra dei socialisti — al 6,7%. Tradotta in seggi, la proiezione dice: PP 130, PSOE 112, Vox 80, Frente Amplio 28. La maggioranza assoluta al Congresso è 176 su 350. Il PP e Vox insieme arrivano a 210. L’alleanza di governo uscente, socialisti e Frente Amplio, si ferma a 140 seggi: il 40% del totale, come calcola la stessa PolitPro.

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Il dato politico è nella somma e nella differenza. Nella somma: la destra ha i numeri per governare senza bisogno di nessuno. Nella differenza: il PP, da solo, è fermo a 130 seggi, lontanissimo dalla maggioranza. Il prossimo governo di Madrid, se i sondaggi reggono, nasce solo con Vox dentro o con l’appoggio di Vox. Santiago Abascal non è un comprimario della campagna: è l’ago della bilancia.

Gli istituti: Vox sopra il 19%, la destra sopra i 200 seggi

La media non è un picco isolato. Le rilevazioni di fine ottobre danno tutte Vox sopra il 19%: EM-Analytics (1.527 interviste, 28-30 ottobre) al 19,2%; NC Report per La Razón (26-29 ottobre) al 19,3%, come Sigma Dos per El Mundo; Target Point per El Debate (28-30 ottobre) al 19,9%; Sondaxe per La Voz de Galicia (26-28 ottobre) al 19,2%. Tradotte in seggi con il modello di PolitPro, quelle percentuali valgono tra 78 e 83 deputati. La cautela d’obbligo riguarda proprio la traduzione in seggi: gli istituti, con i loro calcoli, sono più prudenti, e Target Point stima per Vox tra 68 e 72 seggi, comunque più del doppio dei 33 attuali. La forbice tra i modelli è ampia, la direzione no: in tutti Vox è il terzo partito con un peso mai avuto, e secondo il riepilogo di Hoy Aragón tutti i sondaggi danno a PP e Vox insieme più di 200 deputati, ben oltre i 176 della maggioranza.

Da 77 a 80: la crescita dentro la campagna

La traiettoria spiega la notizia. Il 23 ottobre la media PolitPro si fermava a 77 seggi, con il PP al 31,8%: oggi il PP è sceso al 30,1% e Vox è salito a 80. Il travaso è interno alla destra: il saldo di 1,7 milioni di voti dal PP a Vox lo aveva già misurato a fine ottobre l’istituto IMOP per El Confidencial, e la campagna — liste chiuse il 26 ottobre — sta premiando il partito che pone le condizioni invece di quello che le subisce. Come abbiamo scritto a ottobre, quando la proiezione arrivò a 206 seggi complessivi, la destra spagnola cresce come blocco ma si sposta al suo interno, verso la parte più identitaria. E il 1° novembre un sondaggio commissionato da Vox, di parte e fatto prima dell’incidente di Urda, dava già il partito di Abascal fino a 71 seggi.

La scommessa di Sánchez e la prova generale del Senato

Le elezioni anticipate le ha volute Pedro Sánchez, che il 5 ottobre ha annunciato lo scioglimento delle Cortes e fissato il voto al 29 novembre. La scommessa era quella classica del presidente in difficoltà: colpire prima che l’opposizione si organizzi e mobilitare il proprio elettorato con lo spauracchio della destra. A 26 giorni dal voto i numeri dicono l’opposto: il suo blocco è al 40% dei seggi e la maggioranza che lo aveva rieletto nel 2023 non esiste più in nessuna proiezione. La prova generale del dopo-voto, intanto, è già andata in scena: al Senato PP e Vox hanno chiuso un patto che Abascal ha difeso come un «gesto patriottico» — «in tre parole: tutto per la Spagna» — e che ha mostrato come le due destre sappiano trattare quando i seggi lo impongono.

C’è infine la lettura europea, che riguarda anche Roma. Ieri a Madrid Santiago Abascal ha ricevuto José Antonio Kast, il presidente del Cile in tour europeo; oggi Kast è a Palazzo Chigi da Giorgia Meloni. L’asse delle destre che si prepara a governare la Spagna non è un fatto interno spagnolo: è lo stesso circuito di governi e partiti che sta ridisegnando la destra europea, e un Vox a 80 seggi ne diventa uno dei pilastri. Il 29 novembre si vota per Madrid, ma il risultato si leggerà in tutte le capitali.

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Carmen Ruiz
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