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Europa

Sabotaggio in Carnia, mezza Germania senza petrolio per tre giorni. Indagano DDA e ROS, ma il silenzio è durato sedici giorni

Bruno Bindel

Il 25 marzo un atto di sabotaggio a Terzo di Tolmezzo ha interrotto per tre giorni il flusso di petrolio verso le raffinerie tedesche. Le indagini coinvolgono DDA, ROS e intelligence tedesca. Ma il caso non è isolato: dal Nord Stream alla Serbia, l'Europa è sotto attacco — e rifiuta di collegare i puntini.

Riassunto dell'articolo

Il 25 marzo 2026 un atto di sabotaggio ha danneggiato un traliccio Terna a 132 kV a Tolmezzo (Udine), bloccando per 72 ore l'oleodotto TAL verso la Germania. La raffineria Miro di Karlsruhe (45% del fabbisogno energetico del Baden-Württemberg) e la Bayernoil in Baviera hanno operato sulle riserve. Indagano DDA di Trieste e ROS. Il BKA tedesco è in contatto con le autorità italiane. Due fonti indipendenti hanno confermato a Welt am Sonntag e Business Insider che si tratta di sabotaggio. L'episodio si inserisce in un pattern di attacchi alle infrastrutture energetiche europee: Nord Stream (2022, sospettati ucraini), TurkStream (droni), gasdotto serbo verso l'Ungheria (5 aprile 2026). Le autorità non hanno identificato i responsabili.

Il sabotaggio all’oleodotto TAL a Tolmezzo non è un fatto di cronaca locale. È un segnale d’allarme che riguarda l’intera architettura energetica europea — e la capacità delle Nazioni del continente di proteggere le proprie infrastrutture critiche in un contesto di guerra ibrida permanente.

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Cosa è successo a Terzo di Tolmezzo

Il 25 marzo 2026, personale di Terna ha riscontrato il danneggiamento, ad opera di ignoti, di un sostegno della linea elettrica a 132 kV Tolmezzo-Paluzza. Non un attacco informatico: un danno fisico, mirato a un traliccio che alimenta la stazione di pompaggio SIOT di Paluzza, snodo operativo dell’oleodotto transalpino TAL — un’arteria di 753 chilometri che collega il porto di Trieste alla Germania meridionale.
La conseguenza è stata immediata. Per 72 ore il flusso di greggio verso la Germania si è interrotto. La raffineria Miro di Karlsruhe — la più grande della Germania, i cui prodotti coprono il 45% del fabbisogno energetico del Baden-Württemberg — ha confermato a Politico Europe di non aver ricevuto petrolio per tre giorni. Stessa situazione per la Bayernoil in Baviera. Dieci milioni di persone rifornite quotidianamente dalla sola Miro: tutto appeso a un traliccio in una valle alpina.

Le indagini: DDA, ROS e sedici giorni di silenzio

Il livello investigativo dice più di qualunque comunicato. Secondo fonti ANSA, gli accertamenti sono condotti dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste con il ROS dei Carabinieri — il livello riservato a minacce alla sicurezza nazionale. Sul versante tedesco, il BKA è in contatto con le autorità italiane. TAL ha smentito qualsiasi sabotaggio ai propri impianti, parlando di «rallentamento tecnico». Terna ha confermato il danneggiamento «ad opera di ignoti».
A rompere il silenzio non sono state le istituzioni italiane. Sono stati i media tedeschi — Welt am Sonntag e Business Insider, poi Politico Europe — a rivelare il caso. Due fonti indipendenti hanno confermato alle testate tedesche che si è trattato di sabotaggio. Per sedici giorni, dal 25 marzo all’11 aprile, nessuna dichiarazione del governo italiano, nessun comunicato del Ministero dell’Interno, nessuna informazione pubblica. L’Italia ha scoperto da Berlino che il proprio territorio era stato teatro di un atto ostile con effetti a cascata su mezza Europa.

La pista russa: il catalogo e le sue contraddizioni

La prima ipotesi è quella di un’operazione russa di guerra ibrida. Il catalogo dei precedenti è consistente: l’International Institute for Strategic Studies ha censito oltre cinquanta atti di sabotaggio in Europa tra il 2022 e il 2025 attribuiti con ragionevole probabilità al GRU. Ferrovie polacche, cavi sottomarini nel Baltico, mezzi Rheinmetall incendiati a Erfurt. Lo schema è sempre lo stesso: colpi a bassa intensità su infrastrutture critiche, calibrati per restare sotto la soglia della risposta armata. Il TAL si inserisce perfettamente in questo modello.
C’è però un elemento che complica la lettura. La Russia, nel contesto della crisi di Hormuz, sta beneficiando dei prezzi alti del petrolio. Colpire il TAL — che trasporta greggio del mercato internazionale, non russo — non danneggerebbe l’Ucraina né punirebbe un governo specifico. Sarebbe un atto dimostrativo senza ritorno strategico evidente in questa fase. A meno che non si tratti di un promemoria sulla vulnerabilità delle retrovie europee rivolto alla NATO nel suo complesso, mentre l’attenzione è concentrata sul Golfo.

La sequenza che nessuno collega: Nord Stream, TurkStream, Serbia

Il caso TAL va inserito in una sequenza più ampia.
Il 26 settembre 2022, esplosioni sottomarine hanno distrutto tre condotti dei gasdotti Nord Stream nel Mar Baltico. L’indagine tedesca ha portato nell’agosto 2025 all’arresto in Italia dell’ucraino Serhii Kuznietsov, sospettato di aver coordinato l’operazione. La Corte di Cassazione italiana ne ha approvato l’estradizione verso la Germania. Secondo Der Spiegel, l’operazione fu condotta da una cellula di circa dodici persone — militari e civili ucraini — con connessioni di lunga data con la CIA. Il Wall Street Journal ha identificato Kuznietsov come ex capitano delle forze armate ucraine, precedentemente in servizio presso l’SBU.
Il gasdotto TurkStream, che rifornisce l’Ungheria attraverso Russia e Turchia, è stato oggetto nelle ultime settimane di ripetuti attacchi con droni sulla porzione russa del tracciato.
Il 5 aprile 2026 — venti giorni dopo il sabotaggio in Carnia — la Serbia ha annunciato di aver sventato un tentativo di sabotaggio al gasdotto verso l’Ungheria. Il ministro degli Esteri ungherese Szijjártó ha dichiarato che vi sono «segni di coinvolgimento ucraino». Kyiv ha respinto le accuse, parlando di «operazione sotto falsa bandiera russa».
Sono almeno quattro episodi di attacco a infrastrutture energetiche europee in meno di quattro anni. In tre su quattro, le infrastrutture colpite erano collegate al transito di idrocarburi russi o al loro approvvigionamento alternativo. In almeno due casi, le indagini hanno portato a sospettati ucraini o ad accuse pubbliche di coinvolgimento ucraino da parte di governi europei. In tutti i casi, l’Ucraina ha negato qualsiasi responsabilità.

Una guerra che l’Europa chiama «rallentamento tecnico»

Nord Stream viene trattato come un caso giudiziario tedesco. Il TurkStream come un problema ungherese. Il gasdotto serbo come una questione balcanica. Il TAL come un disservizio friulano. Ma questi non sono episodi isolati. Sono capitoli di una guerra combattuta sulle infrastrutture energetiche del continente, sul territorio europeo, contro gli interessi europei.
E l’Italia? Un atto ostile è stato compiuto sul suo territorio, contro un’infrastruttura critica che serve milioni di cittadini. Il caso è stato rivelato da giornalisti tedeschi, non italiani. Il governo non ha rilasciato una sola dichiarazione. In un continente che fosse soggetto della propria sicurezza, la risposta sarebbe stata immediata. In questo, è stata un «rallentamento tecnico».

Fonti

Il Sole 24 Ore — Sabotaggio a linea Terna in Friuli, ripercussioni su oleodotto Tal. Indagini DDA e ROS
ANSA — Media tedeschi, sabotaggio a oleodotto Trieste; azienda smentisce
Milano Finanza — Media tedeschi: attentato all’oleodotto in Italia, stop al petrolio verso la Germania
Tichy’s Einblick — Sabotage an TAL-Pipeline gefährdete Kraftstoffversorgung in Süddeutschland
Hasepost — Mutmaßlicher Sabotageangriff auf Pipeline (Welt am Sonntag / Business Insider)
Politico Europe (via El-Balad) — Oil Pipeline Attack Threatened Fuel Supplies Across Southern Germany
TriestePrima — Sabotaggio all’oleodotto transalpino TAL: bloccati i rubinetti di greggio verso la Germania
Wikipedia — Russian sabotage operations in Europe (IISS: 50+ episodi documentati 2022-2025)
Ukrainska Pravda — Hungary accuses Ukraine of pipeline sabotage (gasdotto serbo, 5 aprile 2026)
Al Jazeera — Italy to extradite Ukrainian Nord Stream sabotage suspect to Germany
Il Politico Web — Il coinvolgimento di Roman Chervinsky nel sabotaggio del gasdotto Nord Stream: verità o congettura?
Il Politico Web — Hormuz e il ricatto energetico: quanto costa all’Italia non avere sovranità sulle risorse

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