Francesco Guccini è morto il 6 agosto 2026 a Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano, a 86 anni. La famiglia ha annunciato funerali in forma strettamente privata e una cerimonia commemorativa a settembre. Nel giro di poche ore l’Italia ufficiale ha prodotto un necrologio unanime: applausi in aula alla Camera, dichiarazioni commosse da ogni schieramento, fiori davanti alla vecchia casa di via Paolo Fabbri a Bologna.
È tutto legittimo, e in parte è tutto meritato. Ma proprio l’unanimità merita un’analisi che nessuno, oggi, ha voglia di fare. Perché la canonizzazione istantanea di Guccini non racconta soltanto un artista: racconta chi ha il potere di decidere quali morti diventano patrimonio nazionale e quali restano faziosi anche da vivi.
Com’è morto Francesco Guccini e chi era davvero
Le condizioni di salute del cantautore, fragili da tempo, sono peggiorate rapidamente nella serata del 5 agosto. Si è spento nella sua casa di Pavana, circondato dalla moglie Raffaella e dalla figlia Teresa.
Sarebbe disonesto negare la statura dell’uomo. Guccini è stato un autore vero: romanziere, studioso di dialettologia, costruttore di un immaginario che ha segnato mezzo secolo di canzone d’autore. “Auschwitz”, “La locomotiva”, “Dio è morto” appartengono alla storia culturale della Nazione, piaccia o meno il loro orizzonte ideologico. Chi scrive non ha alcun interesse a rimpicciolire il poeta.
L’interesse, semmai, è distinguere il poeta dalla liturgia che gli è stata costruita attorno. E che lui stesso, negli ultimi anni, ha alimentato senza più alcuna ambiguità.
Le canzoni politiche di Guccini, dal Che a Carlo Giuliani
La vulgata di oggi lo descrive come un cantore “civile”, quasi al di sopra delle parti. I testi dicono altro. Guccini ha dedicato non una ma due canzoni a Ernesto Che Guevara. Ha trasformato la morte di Carlo Giuliani, durante i disordini del G8 di Genova del 2001, nell’elegia di “Piazza Alimonda”. Ha consegnato alla mitologia anarchica la figura del macchinista de “La locomotiva”, inno generazionale della sinistra di movimento.
Lui stesso, va detto, ha sempre rifiutato l’etichetta: negava di essere comunista, rivendicava un voto socialista prima e democratico poi, e mal sopportava il ruolo di ideologo che i movimenti degli anni Settanta gli avevano cucito addosso. “L’avvelenata” nacque proprio come sfogo contro chi pretendeva di arruolarlo.
Ma è un’attenuante che vale per il Guccini di ieri. Non per quello degli ultimi anni.
Guccini, Bella ciao riscritta e l’attacco al governo Meloni
Nel tempo del governo di centrodestra, il vecchio cantautore ha scelto di tornare in scena non con la poesia ma con la polemica. Ha inciso una versione riscritta di “Bella ciao” in cui augurava che i partigiani portassero via Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, citati per nome. Ha definito il Presidente del Consiglio “furba e pericolosa”. Ha parlato di governo “fascista” e di “regime”, parole pronunciate mentre viveva, pubblicava e incideva in piena libertà, celebrato da ogni istituzione della Repubblica.
Meloni, all’epoca, parlò di istigazione all’odio; Guccini rispose accusando la destra di avere la coda di paglia. Si può discutere su chi avesse ragione nel merito. Non si può discutere il fatto: un intellettuale di ottant’anni ha prestato la propria autorità morale alla riscrittura di un canto della Resistenza in chiave di lotta contro un governo eletto democraticamente. Non contro una dittatura: contro un voto popolare.
È questo il punto che i necrologi di oggi omettono con cura. Non l’opinione, sacrosanta. L’operazione: trasformare la memoria antifascista in clava permanente contro metà della Nazione, quella che alle urne sceglie il centrodestra. Un meccanismo che la sinistra applica ovunque, dalla musica alla difesa riflessa delle proprie piazze: la legittimità appartiene sempre e soltanto a un campo.
Il cordoglio unanime e il doppio standard culturale
E qui arriva la parte più istruttiva della giornata. Alla Camera, all’annuncio della morte, si è levato un lungo applauso bipartisan. Federico Mollicone di Fratelli d’Italia ha onorato il cantautore pur rivendicando idee diverse; Gianangelo Bof di Futuro Nazionale ha aderito alla proposta di commemorarlo a settembre. La destra di governo, insomma, ha fatto esattamente ciò che la cultura liberale prescrive: separare l’avversario dall’uomo, l’ideologia dall’opera.
Ora l’esercizio inverso. Si provi a immaginare la morte di un artista di pari statura ma di orientamento opposto: un cantautore che avesse riscritto un canto popolare augurando la deportazione dei dirigenti del Pd. Applausi in aula? Cerimonia commemorativa proposta dai capigruppo della sinistra? La domanda si risponde da sola. Quell’artista, semplicemente, non avrebbe mai avuto accesso ai canali che rendono possibile diventare “patrimonio di tutti”: le major, la Rai, i festival, le pagine culturali.
Il lutto unanime per Guccini non è un momento di concordia nazionale. È la fotografia di un’egemonia: la sinistra piange il proprio simbolo e pretende che il pianto sia di tutti, mentre alla destra viene concesso soltanto il ruolo di ospite educato al funerale altrui.
Separare il poeta dalla liturgia
Francesco Guccini morto diventerà, nei prossimi giorni, un santino. Verrà citato nelle scuole, riproposto nei palinsesti, arruolato ancora una volta, da morto, nelle battaglie che da vivo diceva di non voler combattere.
La risposta giusta non è l’odio uguale e contrario, che sarebbe soltanto la conferma del meccanismo. È la lucidità: riconoscere il valore letterario dove c’è, rifiutare la liturgia politica che lo avvolge, e ricordare che una cultura nazionale degna di questo nome si misura dalla capacità di onorare i propri artisti senza chiedere in cambio l’adesione al loro catechismo. Guccini ha avuto tutto dalla Repubblica che definiva regime. Alla Nazione che oggi lo saluta si deve almeno la libertà di dirlo.
Guccini era quel compagno livoroso che riferendosi a Meloni e Salvini, cantava "Oh Partigiano portali via, come il 25 april!"
RIP pic.twitter.com/bXhujkYNmr— Pasquale R. 🇮🇹 (@PasqualeR_ITA) August 6, 2026
Fonti
- Il Fatto Quotidiano — È morto Francesco Guccini
- Il Messaggero — Guccini morto, le reazioni
- Virgilio Notizie — Quando Guccini cambiò il testo di Bella Ciao
- Virgilio Notizie — Il ricordo di Mollicone (FdI) alla Camera
- Il Sole 24 Ore — Morto Francesco Guccini

