C’è una boa, in ogni regata che ho corso, dietro la quale prima o poi spuntava un gommone grigio con un uomo in piedi, la macchina fotografica incollata all’occhio, immobile mentre tutto intorno a lui si muoveva a venti nodi. Non serviva chiedere chi fosse. Lo sapevano tutti, dal principiante che stringeva la scotta per la prima volta al velista di Coppa America: era Carlo Borlenghi, ed essere fotografati da lui, anche solo per un fotogramma, voleva dire entrare per un istante nella storia della vela.
La notizia della sua scomparsa, arrivata nella notte tra il 2 e il 3 agosto, ha attraversato il mondo della vela con la stessa velocità con cui i suoi scatti hanno sempre attraversato le pagine delle riviste nautiche di tutto il mondo. Aveva 70 anni. Se n’è andato a Bellano, il paese sul Lago di Como dove tutto per lui era cominciato e dove tutto, alla fine, si è richiuso.
Un occhio nato sul lago, cresciuto sugli oceani
Borlenghi ha iniziato fotografando gli amici che regatavano con le derive sulle acque del Lario. Nel 1979 è salito per la prima volta su una barca vera per seguire una regata da bordo, e da lì non si è più fermato: la collaborazione con la rivista Uomo Mare Vogue lo ha portato a girare il mondo al seguito dei grandi eventi velici, fino alla fondazione, nel 1989, dell’agenzia Sea&See Italia.
Per oltre quarant’anni il suo obiettivo ha seguito le campagne di Coppa America — da Azzurra al Moro di Venezia, fino a Luna Rossa — la Barcolana per tre decadi, la Giraglia, la Middle Sea Race, la Whitbread e la Volvo Ocean Race. Ha fotografato le imprese di navigatori come Giovanni Soldini. E lo ha fatto, va detto a chi non lo sa, senza saper nuotare: un paradosso che lo ha spinto a inventare tecniche di ripresa subacquea che generazioni di fotografi di mare hanno poi imitato.
I riconoscimenti sono arrivati puntuali negli anni — il premio Marian Skubin, il Grand Prix Professional de la Photo de Mer di Parigi, il Premio Omega, il Grand Prix de l’Image Course au Large, fino a una targa consegnata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano — ma chi lo ha conosciuto racconta di un uomo che di quei premi parlava pochissimo. Preferiva parlare di luce, di inquadrature, del momento esatto in cui uno scafo si stacca dall’acqua.
Il fotografo che c’era sempre, anche quando non lo vedevi
Chi ha regatato nel Mediterraneo negli ultimi quarant’anni, prima o poi, si è ritrovato in una sua fotografia senza nemmeno saperlo. Io stesso rivedo certe regate della mia vita non attraverso i miei ricordi, imprecisi e sfocati dall’adrenalina della partenza o dal vento in faccia, ma attraverso i suoi scatti: lo spinnaker che si apre nell’istante preciso, la prua che taglia l’onda con quella luce che solo il tardo pomeriggio del Tirreno sa regalare, gli equipaggi tesi un attimo prima della virata. Borlenghi non fotografava le barche: fotografava la tensione, la fatica, la gioia di chi era a bordo. Per questo i velisti, anche quelli meno noti, lo consideravano uno di loro, non un semplice osservatore esterno.
Il ritratto di Bellano, il ritorno alle origini
Nel 2022, fedele fino in fondo alle proprie radici, aveva realizzato insieme allo scrittore Andrea Vitali Il ritratto di Bellano, un progetto che raccontava il suo paese attraverso migliaia di fotografie: la prova che il suo sguardo, capace di raccontare l’oceano più vasto, non aveva mai smesso di appartenere prima di tutto al piccolo lago che lo aveva visto crescere.
Un vuoto sulla linea di partenza
I funerali si terranno il 5 agosto a Bellano, nella chiesa dei Santi Nazzaro e Celso. Yacht club, organizzazioni di Coppa America, riviste nautiche e migliaia di velisti in tutto il mondo si sono stretti in queste ore attorno alla sua famiglia, e in particolare alla moglie che gli è stata accanto.
Alle regate future mancherà quella sagoma sul gommone dietro la boa, quel colpo d’occhio capace di trasformare in un istante eterno ciò che in mare dura una frazione di secondo. Ma le sue immagini restano, migliaia e migliaia, e continueranno a essere il modo in cui il nostro sport si racconta a chi non l’ha ancora scoperto.
Buon vento, Carlo. Grazie per aver reso indimenticabile ogni bolina, ogni bordeggio, ogni arrivo di ognuno di noi.
Fonti
Giornale della Vela — Buon vento Carlo Borlenghi Il Sole 24 Ore — Addio a Carlo Borlenghi, il maestro che ha rivoluzionato la fotografia di vela LeccoToday — Bellano piange Carlo Borlenghi, leggendario fotografo della vela Il Giorno — Addio a Carlo Borlenghi, dall’America’s Cup alle imprese di Soldini Confindustria Nautica — Addio a Carlo Borlenghi America’s Cup — L’America’s Cup attraverso la lente di Carlo Borlenghi

