276 Visualizzazioni
Italia

Chi sono le fondatrici di Agenda: l’americana di Obama e le tre dem che hanno preso i soldi di Soros

Carlotta De Marchi

L'americana del giro Obama-Sanders e le tre dem cofondatrici e beneficiarie: anatomia di un'associazione costituita davanti a un notaio di Civitavecchia e finanziata 36 giorni dopo dalla fondazione svedese di Daniel Sachs, vice di Soros

Riassunto dell'articolo

L'associazione Agenda è stata costituita il 13 luglio 2022 a Civitavecchia da Jessica Shearer (community organizer del Partito Democratico USA, ex Obama 2008 e Bernie Sanders), Rachele Scarpa (deputata PD), Caterina Cerroni (segretaria Giovani Democratici), Sofia Di Patrizi (Donne Democratiche Genova, attivista IUSY). Sede a Roma in via Veneto. Prima donazione 800mila euro dalla Demokrati Pluralism Stiftelsen 36 giorni dopo la costituzione. Replica il modello di influenza politica di Open Society.

C’è un dettaglio che, nella ricostruzione del sistema Soros in Italia, è stato sfiorato senza essere messo a fuoco: chi ha fondato concretamente l’associazione Agenda, quella che ha incassato un milione e 75mila euro dalla fondazione svedese Democracy & Pluralism guidata dal vice di George Soros. Non parliamo di un’iniziativa italiana che ha ricevuto fondi esteri. Parliamo di un’associazione costituita davanti a un notaio di Civitavecchia il 13 luglio 2022 e finanziata con 800mila euro appena 36 giorni dopo. Trentasei giorni. Il tempo di aprire un conto corrente.
Le fondatrici sono quattro: una cittadina americana con un curriculum di organizzazione politica per il Partito Democratico USA che parte dal 1999, e tre esponenti del PD italiano scelte con criteri precisi di età, genere e collocazione geografica. La sede legale è in via Veneto 54b a Roma, accanto al ministero del Lavoro. Il sito ufficiale, agendanetwork.org, è in lingua inglese. Già questi quattro elementi messi in fila — fondatrice straniera, capitale immediato di provenienza estera, sede romana di rappresentanza, comunicazione in inglese — bastano a porre la domanda che la stampa generalista italiana ha evitato: stiamo guardando un’associazione italiana o un’operazione politica costruita a tavolino dall’esterno?

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Jessica Shearer, l’organizer professionista del Partito Democratico americano

La presidente del consiglio direttivo di Agenda non è una filantropa, non è un’ambientalista, non è una “guru elettorale” come l’ha sbrigativamente definita parte della stampa italiana. Jessica Shearer è una community organizer di professione, formata nella scuola sindacale americana e impiegata da venticinque anni nelle infrastrutture di mobilitazione della sinistra statunitense.
Il suo profilo pubblico — verificabile su LinkedIn e nei database delle campagne presidenziali — racconta una traiettoria coerente. Tra il 1999 e il 2005 è Campaigns Director del SEIU, il Service Employees International Union, uno dei sindacati più potenti d’America e cinghia di trasmissione storica del Partito Democratico. Nel 2004 lavora a due operazioni cruciali della campagna anti-Bush: America Coming Together, l’organizzazione di mobilitazione del voto democratico in Nevada, e Mi Familia Vota, il programma di registrazione del voto ispanico. Negli anni successivi passa per MoveOn.org, per IAVA (l’organizzazione dei veterani di Iraq e Afghanistan), per Healthcare Education Project, e nel 2008 entra nello staff della campagna presidenziale di Barack Obama. Ha lavorato anche con Bernie Sanders.
Oggi è CEO di Social Changes, l’organizzazione americana di stampo progressista che, secondo la ricostruzione dell’Adnkronos confermata dall’inchiesta di Far West del 31 marzo 2026, ha finanziato Nicola Fratoianni con 110.367 euro in servizi, Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova con 312.000 euro ciascuno, e altri parlamentari italiani di +Europa, AVS e PD. In altre parole: la stessa persona che presiede Agenda è amministratrice delegata dell’altra struttura attraverso cui passano i finanziamenti alla sinistra italiana. Non è un caso, è un’architettura.
Una donna che per venticinque anni ha costruito le campagne dei Democratici americani non si trasferisce in Italia per “promuovere la partecipazione delle donne alla vita pubblica”. Si trasferisce — o meglio, costruisce un punto operativo a Roma — per fare quello che ha sempre fatto: organizzare politicamente, selezionare candidati, allocare risorse, costruire reti. La differenza è che il committente non è più il sindacato americano o il Comitato nazionale democratico. È Open Society, attraverso la filiera Democracy & Pluralism.

Rachele Scarpa, la deputata che dichiara di non sapere cosa faccia l’associazione che ha cofondato

La più giovane delle quattro fondatrici italiane è Rachele Scarpa, trevigiana, classe 1996. Eletta deputata a 25 anni nel 2022, è la parlamentare più giovane della XIX legislatura. Elly Schlein le ha affidato due deleghe sensibili: giovani e salute. Ha incassato da Agenda circa 24mila euro in due tranche, una di 20.299,58 euro in servizi e una di 4.000 euro, formalmente registrate il 9 gennaio 2023.
Il punto politicamente più imbarazzante della sua posizione è emerso durante l’inchiesta di Far West. Intervistata sui finanziamenti, la deputata ha dichiarato di non sapere di cosa si occupi l’organizzazione di cui figura come cofondatrice. Nella sua dichiarazione pubblica sul sito della Camera, riportano le ricostruzioni giornalistiche, non compare nessuna traccia del nome Agenda. Eppure nei documenti consultati dai cronisti i 25mila euro a suo favore ci sono.
C’è qualcosa di stridente in una parlamentare di 27 anni, eletta deputata da meno di un anno, che cofonda davanti a un notaio un’associazione in cui figurano un’americana del giro Obama-Sanders e altre due dirigenti dem, e poi davanti a una telecamera Rai non sa rispondere su cosa quell’associazione faccia. O sa e non lo dice. Oppure non lo sa davvero, e allora la domanda è: chi le ha messo in mano l’atto costitutivo da firmare, e perché?

Caterina Cerroni, la segretaria dei Giovani Democratici

La seconda cofondatrice italiana è Caterina Cerroni, segretaria nazionale dei Giovani Democratici e candidata alle Europee 2024 nelle liste PD. Anche lei, come Scarpa, è giovane e già in posizione di responsabilità dentro l’apparato di partito. Anche lei è beneficiaria diretta dei fondi che la sua stessa associazione redistribuisce: 7.800 euro nel 2022 e 64.831,85 euro in servizi sempre nel 2022, per un totale di poco superiore ai 72mila euro.
Il meccanismo cofondatrice-beneficiaria si ripete. Lo stesso schema di Scarpa. Le tre giovani dem italiane firmano l’atto costitutivo, l’associazione riceve i fondi dalla Svezia, e i fondi tornano in parte alle stesse cofondatrici sotto forma di servizi elettorali. Formalmente è tutto in regola, formalmente non è un finanziamento illecito, formalmente non c’è alcun reato. Ma la domanda non è se sia legale. La domanda è se sia normale che un’associazione finanziata dall’estero giri parte dei propri fondi a chi l’ha fondata, in coincidenza temporale con le campagne elettorali in cui quelle stesse cofondatrici sono candidate.

Sofia Di Patrizi, l’attivista del network socialista internazionale

La quarta fondatrice è Sofia Di Patrizi, l’unica delle quattro a non avere un seggio o una candidatura nazionale, ma forse quella il cui profilo dice di più sull’orizzonte politico di Agenda. Genovese, classe 1994, dal novembre 2023 è portavoce metropolitana delle Donne Democratiche di Genova. Ma il dato significativo è il suo curriculum prima di quella nomina, riportato dalla stessa stampa locale ligure al momento dell’elezione.
Di Patrizi è attivista del Feminist Working Group di IUSY — la International Union of Socialist Youth, network giovanile dell’Internazionale Socialista — ed è formatrice della Kurt Löwenstein Haus, organizzazione tedesca legata al circuito socialdemocratico europeo. Detto altrimenti: la portavoce delle Donne Democratiche di Genova arriva all’incarico passando per due strutture sovranazionali della sinistra europea, prima di diventare cofondatrice italiana di un’associazione finanziata da una fondazione svedese collegata a Open Society. La sua presenza nel board di Agenda completa la mappa: una cittadina americana che porta il know-how di campaign management dei Democratici USA, due giovani dem italiane di vetrina (Scarpa per il Veneto, Cerroni per i Giovani Democratici nazionali), e una quarta figura che salda l’operazione al network socialista internazionale via IUSY e via la formazione tedesca.
Non si tratta di un caffè tra amiche. Si tratta di un assemblaggio di profili.

L’architettura, vista dall’alto

Quando si rimettono in fila i pezzi, il quadro è leggibile senza bisogno di teorie. Una fondazione svedese, Demokrati Pluralism Stiftelsen, viene costituita nel 2021 da Daniel Sachs, imprenditore svedese che siede nel board di Open Society Foundations come vice di George Soros. La sua missione dichiarata, sul sito ufficiale, è “spingere le donne promettenti e i leader politici sottorappresentati verso un maggiore potere — rendendo loro e le loro idee impossibili da respingere”. Tradotto in italiano operativo: selezionare candidati, finanziarli, renderli incumbenti.
Per fare questo in Italia, serve un veicolo locale. Il veicolo nasce a Civitavecchia il 13 luglio 2022, davanti al notaio Gianfranco Capocasale. Si chiama Agenda, ha sede a Roma in via Veneto, comunica in inglese. La presidente è una professionista americana del campaign management democratico. Le altre tre socie sono giovani dem italiane in posizioni di crescita dentro l’apparato. Trentasei giorni dopo la costituzione, arrivano dalla Svezia 800mila euro. Quattordici mesi dopo, ne arrivano altri 275mila. Una parte dei soldi finisce, sotto forma di servizi elettorali, alle stesse cofondatrici. Il resto va a un elenco di parlamentari e amministratori locali del PD, di AVS e di +Europa, ricostruito dall’Adnkronos nell’aprile 2024 e poi ampliato dall’inchiesta di Salvo Sottile su Rai 3.
Non è un caso italiano. È il modello di influenza politica che Open Society ha applicato in decine di paesi nell’ultimo trentennio — dalla Rivoluzione Arancione del 2004 in Ucraina, finanziata apertamente, fino alle ONG di Budapest che Orbán ha espulso nel 2018. Il punto d’interesse pubblico, in Italia, non è se Scarpa abbia preso 24mila euro o Cerroni 72mila. Il punto è che una rete filantropica con sede negli Stati Uniti, tramite una fondazione svedese, ha selezionato le persone, ha costruito il veicolo, ha allocato i fondi, e ha deciso quali parlamentari italiani sostenere e quali no. Le scelte politiche di una parte non marginale della sinistra italiana sono state, nei fatti, esternalizzate.
Agenda smentisce. In una nota diffusa nei giorni dell’inchiesta Adnkronos, l’associazione ha dichiarato di non ricevere “alcun finanziamento da Soros”. Tecnicamente è vero: il finanziamento arriva dalla fondazione svedese guidata dal vice chair di Open Society, non direttamente dalla Open Society. È esattamente il tipo di smentita che funziona se non si guardano i registri. Se invece si guardano — l’atto costitutivo, l’elenco dei contributi alla Camera ex legge 659/81, i bilanci della Demokrati Pluralism Stiftelsen — si vede una struttura a tre livelli costruita per essere formalmente legale e politicamente opaca. È esattamente lo scopo per cui questo tipo di architetture finanziarie esiste.
La domanda che resta sul tavolo non è giudiziaria, è politica. È sostenibile, in una democrazia parlamentare, che la selezione dei candidati di un’area politica nazionale avvenga attraverso un veicolo costituito da una cittadina di un altro Paese, finanziato da una fondazione di un terzo Paese, e formalmente intestato a tre giovani dirigenti italiane di cui almeno una, davanti alle telecamere, dichiara di non sapere cosa faccia l’organizzazione che ha cofondato? La risposta non spetta a noi. Spetta agli elettori del centrosinistra italiano.

Fonti

Il Corriere del Giorno – Ecco i dem finanziati da ‘Agenda’ vicina a Soros
L’Identità – Fa rumore il “caso Agenda”: 1 milione dal vice di Soros
Genova24 – Sofia Di Patrizi portavoce delle Donne Democratiche di Genova
Primocanale – Ex guru di Obama finanzia il Pd ligure
Tribuna di Treviso – La deputata Rachele Scarpa finanziata da Agenda
Stampa Parlamento – Così Soros finanzia la sinistra italiana (aprile 2026)
Il Politico Web – Il sistema Soros: dallo speculatore che affondò la lira al bancomat della sinistra italiana
Il Politico Web – Soros, Agenda e Silvia Salis: ombre sui fondi elettorali
Il Politico Web – Silvia Salis, il contenitore vuoto perfetto

Tag: , , , ,
Scritto da
Carlotta De Marchi
Sostieni il giornalismo indipendente
Il tuo contributo ci permette di continuare a informarti liberamente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale WhatsApp
Iscriviti al Canale