Don Massimo Biancalani rimosso: è ufficiale. Il Dicastero per il Clero della Santa Sede ha respinto i ricorsi del sacerdote pistoiese, confermando la sua rimozione dalle parrocchie di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e San Niccolò a Ramini. Si chiude così, dopo oltre dieci anni, la vicenda del “prete dei migranti”, il parroco che aveva trasformato le sue chiese in centri di accoglienza permanenti. E si chiude nel modo più netto possibile: non per mano della politica, non per pressione della destra, ma per decisione della Chiesa stessa. Le parole del decreto vaticano pesano come pietre: grave negligenza nel ministero parrocchiale, fino al «totale annientamento della vita comunitaria».
Chi è don Massimo Biancalani, il “prete dei migranti”
Don Massimo Biancalani è stato per anni il volto più noto dell’immigrazionismo cattolico italiano. Parroco di Vicofaro, alla periferia di Pistoia, dal 2015 aveva progressivamente convertito la sua parrocchia in una struttura di accoglienza per stranieri, arrivando a ospitare fino a duecento persone tra canonica, locali parrocchiali e, infine, la chiesa stessa. Le immagini dei materassi tra i banchi e sotto le navate hanno fatto il giro della Nazione.
Biancalani non è mai stato un semplice parroco caritatevole: è stato un militante. Le sue provocazioni pubbliche — dalla piscina con i migranti ostentata sui social alle dichiarazioni contro i governi di centrodestra — ne hanno fatto un simbolo politico prima ancora che pastorale. Un simbolo che la sinistra ha usato per anni come bandiera dell’accoglienza senza condizioni.
Perché il Vaticano ha rimosso don Biancalani
La risposta sta nel decreto firmato dal Dicastero per il Clero. Secondo le autorità ecclesiastiche, don Biancalani avrebbe trascurato la cura delle anime delle sue parrocchie fino al totale annientamento della vita comunitaria, trasformando senza alcuna autorizzazione la chiesa di Vicofaro in un dormitorio e le due parrocchie in centri di accoglienza irregolari.
Il punto decisivo è questo: il procedimento canonico non nasce da ragioni politiche, ma dal fallimento pastorale. I parrocchiani avevano progressivamente disertato le funzioni. I residenti protestavano da anni per il degrado, le condizioni igienico-sanitarie, le tensioni continue. La comunità dei fedeli — quella vera, quella per cui una parrocchia esiste — era stata di fatto espropriata dei propri luoghi di culto.
La diocesi aveva persino offerto a Biancalani una via d’uscita dignitosa: il trasferimento all’Ufficio missionario diocesano, per dare continuità alla sua vocazione solidaristica in una sede appropriata. Il sacerdote ha rifiutato. Ha scelto lo scontro giuridico, presentando due ricorsi alla Santa Sede. Li ha persi entrambi.
Vicofaro, da parrocchia a dormitorio: dieci anni di degrado
La cronologia della vicenda è la cronologia di una comunità consumata. Dal 2015 Vicofaro diventa uno dei luoghi simbolo del dibattito nazionale sull’immigrazione. Negli anni si accumulano gli esposti dei residenti, le denunce per le condizioni sanitarie, gli episodi di tensione. Nel luglio 2025 la situazione precipita: la polizia in tenuta antisommossa sgombera i migranti ospitati nei locali della parrocchia.
Il mese successivo, l’allora vescovo di Pistoia e Pescia, monsignor Fausto Tardelli, rimuove Biancalani da parroco di Vicofaro, lasciandogli solo l’amministrazione di Ramini. Ma nella canonica di Ramini si trasferiscono una cinquantina di ospiti, e il copione si ripete. Arriva così il secondo provvedimento: via anche da Ramini. Biancalani ricorre a Roma. E Roma, nell’agosto 2026, conferma tutto.
Cosa dice il decreto del Dicastero per il Clero
Il decreto, firmato dal segretario del Dicastero monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli e dal sottosegretario monsignor Enrico Massignani, respinge la remonstratio del sacerdote e conferma integralmente la linea del vescovo Tardelli. La motivazione centrale è la grave negligenza nell’esercizio del ministero parrocchiale: don Biancalani avrebbe sacrificato la pastorale ordinaria — messe, sacramenti, catechesi, vita comunitaria — sull’altare della propria missione personale.
È una sentenza che va letta con attenzione, perché non condanna la carità: condanna la sostituzione della comunità con l’ideologia. La Chiesa non ha detto che accogliere è sbagliato. Ha detto che un parroco che annienta la propria comunità per perseguire un progetto personale ha tradito il proprio mandato. La distinzione è tutto.
Cosa succede ora a Vicofaro e Ramini
Il nuovo vescovo di Pistoia, monsignor Augusto Mascagna, ha annunciato l’intenzione di riportare la vicenda su un piano pastorale. Nella chiesa di Vicofaro si celebra una messa per «accompagnare il nuovo avvio della comunità», senza la presenza di don Biancalani. Un gesto dal significato inequivocabile: la parrocchia torna ai parrocchiani.
Sul piano canonico resta un margine residuo: Biancalani ha sessanta giorni per presentare un ultimo ricorso, e ha già fatto sapere di volersene avvalere. Ma l’esito appare segnato: due pronunciamenti vaticani nella stessa direzione non lasciano spazio a ribaltamenti. Sul piano politico, il vicepremier Matteo Salvini ha commentato con una formula lapidaria: «Il tempo è galantuomo».
Il fallimento dell’accoglienza senza limite
La vicenda di Vicofaro non è la storia di un prete generoso perseguitato. È la dimostrazione empirica di un principio che questa testata sostiene da sempre: l’accoglienza senza limite non è carità, è dissoluzione. Quando una comunità viene chiamata ad accogliere oltre la propria capacità di assorbimento, non si allarga: si disgrega. Vale per una parrocchia di periferia come vale per una Nazione.
A Vicofaro il principio si è consumato in scala ridotta ma con nitidezza da laboratorio. I fedeli hanno smesso di frequentare la loro chiesa. I residenti hanno convissuto per anni con degrado e insicurezza. La struttura che doveva servire la comunità è stata piegata a servire un progetto ideologico che della comunità non si curava. E alla fine è dovuta intervenire l’autorità — non quella politica, ma quella ecclesiastica — per certificare ciò che i parrocchiani denunciavano da un decennio.
C’è una lezione più ampia, ed è quella che l’Europa sta imparando a proprie spese. Il principio del ritorno ordinato di chi non ha titolo a restare, che abbiamo analizzato nel nostro approfondimento sulla remigrazione come risposta identitaria alla crisi migratoria, nasce esattamente dalla constatazione che Vicofaro rende visibile: nessuna comunità sopravvive all’accoglienza illimitata. Non è un caso che quel principio, come abbiamo ricostruito nel percorso da Potsdam al regolamento rimpatri europeo, sia passato in pochi anni dalla marginalità alla norma giuridica.
Il tempo, appunto, è galantuomo. E questa volta a dargli ragione non è stata la destra: è stata Roma.
Fonti
- ANSA – Don Massimo Biancalani rimosso dalle parrocchie: respinto il ricorso
- Il Fatto Quotidiano – Don Biancalani rimosso dal Vaticano
- TgCom24 – Don Biancalani rimosso: respinti i ricorsi del “prete dei migranti”
- Sky TG24 – Don Biancalani, parroco rimosso da Ramini
- Gonews – Il Vaticano conferma la rimozione di don Biancalani

