C’è qualcosa di profondamente rivelatore nel fatto che a pronunciare la verità sulla NATO sia stato proprio il suo membro più potente. “Una tigre di carta — e Putin lo sa.” Non l’ha detto un intellettuale gollista, un teorico dell’autonomia strategica europea o un vecchio militante cresciuto nelle sezioni dove il Patto atlantico era sinonimo di occupazione mascherata da alleanza. L’ha detto Donald Trump, il 1° aprile 2026, dalle colonne del Telegraph. E per una volta, bisogna dargli atto di aver detto ad alta voce ciò che mezzo continente pensa in silenzio da decenni.
Trump ha confermato a Reuters di stare “assolutamente” valutando il ritiro dall’Alleanza. Il Segretario di Stato Rubio ha dichiarato che Washington “dovrà riesaminare il valore della NATO”. Il Segretario alla Difesa Hegseth ha attaccato il Regno Unito per non aver partecipato alla guerra in Iran. Il presidente ha promesso al popolo americano di esprimere “il proprio disgusto” per l’Alleanza nel discorso alla Nazione. Tutto questo dopo che Italia, Spagna e buona parte dell’Europa hanno rifiutato di unirsi all’Operazione Epic Fury, negando l’accesso alle basi e declinando l’invito a inviare navi nello Stretto di Hormuz.
La reazione delle cancellerie è stata quella di sempre: difendere l’Alleanza come un totem. Starmer l’ha definita “la più efficace della storia”. La Commissione ha ripetuto che “insieme siamo più forti”. Nessuno ha avuto l’onestà di ammettere che Trump, nel suo modo brutale e strumentale, ha descritto con precisione ciò che la NATO è diventata: un’assicurazione sulla vita pagata quasi interamente da Washington, in cui l’Europa è il beneficiario che non versa i premi e si indigna quando l’assicuratore minaccia di chiudere la polizza.
Il paradosso Rubio e l’impossibilità legale del ritiro
Trump non ritirerà gli Stati Uniti dalla NATO. Non per mancanza di volontà, ma per un ostacolo che ha la forma di una beffa storica. Nel dicembre 2023, il Congresso ha inserito nel National Defense Authorization Act una norma che vieta al presidente di recedere dall’Alleanza senza il voto favorevole di due terzi del Senato o un atto legislativo. Il co-firmatario di quella norma è Marco Rubio — allora senatore della Florida, oggi Segretario di Stato di Trump e tra i primi a mettere pubblicamente in discussione il valore dell’Alleanza.
La legge richiede almeno 67 senatori favorevoli. Anche con la maggioranza repubblicana attuale, servirebbero almeno 14 voti democratici. Il senatore Tillis, repubblicano e responsabile dell’Osservatorio NATO al Senato, ha escluso categoricamente l’ipotesi: “Non è fattualmente vero che il presidente possa farlo.” Schumer ha garantito che il Senato “non abbandonerà gli alleati perché Trump è arrabbiato per una guerra che ha scelto lui.”
Esiste una strada alternativa attraverso il potere esecutivo sui trattati — la stessa usata nel 2020 per uscire dal trattato Open Skies. Ma l’NDAA 2024 è stato scritto esattamente per chiudere quella porta. Se Trump forzasse la mano, la questione finirebbe alla Corte Suprema. E anche un tribunale favorevole all’amministrazione dovrebbe misurarsi con un precedente legislativo esplicito.
Non serve uscire per svuotare
Ma il punto è un altro, e chi ha vissuto la politica estera italiana degli ultimi quarant’anni lo sa bene. La NATO non è mai stata un trattato fra eguali. È stata lo strumento attraverso cui gli Stati Uniti hanno garantito la stabilità europea in cambio di una subordinazione strategica che non è mai stata scritta nei trattati ma che ha funzionato come legge non scritta: l’America decide, l’Europa segue. L’America protegge, l’Europa paga — non in denaro, ma in sovranità.
Quello che Trump sta facendo non è smantellare questa architettura. È rendere esplicito ciò che era implicito. Il senatore Tillis, un repubblicano, lo ha detto con una chiarezza ammirevole: “Il presidente non può ritirarsi dalla NATO. Ma può avvelenare il pozzo. Può renderla funzionalmente inerte, se vuole.”
E non ha bisogno del Congresso per farlo. Può ritirare i 37.000 militari dalla Germania. Può congelare la partecipazione alle esercitazioni. Può sospendere i finanziamenti. Può istituire un modello “pay-to-play” — come riportato dal Telegraph — che escluda dalla decisionalità dell’Alleanza chi non raggiunge il 5% del PIL in spesa per la difesa. Può, in sintesi, lasciare in piedi il palazzo e portare via le fondamenta.
L’Articolo 5 — un attacco a uno è un attacco a tutti — non è un meccanismo automatico. È una dichiarazione di intenti che lascia a ogni governo la scelta della risposta. Vale esattamente quanto la fiducia reciproca che lo sostiene. Se il presidente degli Stati Uniti dichiara in mondovisione che la NATO è carta straccia e che Putin lo sa, quella fiducia è compromessa. Non importa che il Senato non voti il recesso. Il messaggio è arrivato: non contate su di noi.
L’Europa che non sa cosa vuole essere
Ed è qui che il discorso si fa amaro per chi, da una certa area culturale e politica, ha sempre sostenuto la necessità di un’Europa sovrana. Perché l’occasione è ora. E l’Europa la sta sprecando come ha sempre sprecato tutte le occasioni che la storia le ha offerto.
La reazione al discorso di Trump è stata una sequenza di comunicati stampa che difendono un’alleanza alla quale nessuno crede più, pronunciati da governi che non hanno un piano alternativo. Il Consiglio Esteri UE ha bocciato all’unanimità l’estensione della missione Aspides allo Stretto di Hormuz. L’Europa ha detto no a Washington e no a se stessa nello stesso giorno. Non vuole fare la guerra di Trump, ma non è in grado di proteggere autonomamente le rotte da cui dipende la propria sopravvivenza energetica.
La difesa europea resta ciò che è sempre stata: una somma di eserciti nazionali che non si parlano, industrie della difesa che competono tra loro, bilanci militari costruiti per il tempo di pace e politiche estere che divergono non appena si esce dal perimetro delle dichiarazioni congiunte. Il continente spende collettivamente circa 300 miliardi di euro l’anno per la difesa — più della Russia — senza riuscire a proiettare potenza autonoma in nessun teatro operativo. Non nel Mediterraneo, non nel Sahel, non nel Golfo.
Per settant’anni l’Europa ha costruito le proprie società — il welfare, le industrie, le libertà — sulle fondamenta di una garanzia militare americana. Era un patto faustiano: prosperità in cambio di sovranità. Oggi Faust viene a riscuotere, e il continente scopre di non avere né la sovranità né la capacità militare per stare in piedi da solo.
L’Italia fra Sigonella e la paura di scegliere
Per l’Italia la questione è ancora più profonda. Sigonella è il simbolo perfetto della condizione italiana nella NATO: una base americana in territorio italiano, governata da trattati degli anni Cinquanta, usata per operazioni decise a Washington senza che Roma abbia voce in capitolo. Quando Crosetto ha negato l’atterraggio ai bombardieri diretti in Iran perché mancava l’autorizzazione prevista dagli accordi bilaterali, ha compiuto un atto di sovranità istituzionale — lo stesso tipo di atto che Bettino Craxi compì nel 1985 con la crisi di Sigonella contro l’amministrazione Reagan.
Ma Craxi fece una scelta politica chiara: l’Italia non è una portaerei americana nel Mediterraneo. Il governo Meloni, invece, ha accompagnato il gesto con una cascata di rassicurazioni: “rapporti solidi”, “piena e leale cooperazione”, “nessuna animosità”. La sovranità esercitata e immediatamente smentita a parole. Come se dire no a Washington fosse un gesto di cui vergognarsi anziché un diritto costituzionale.
L’Italia è il membro NATO più vulnerabile alla crisi energetica generata dalla guerra in Iran — il 21% delle importazioni di petrolio e gas transita dallo Stretto di Hormuz — e contemporaneamente il grande alleato europeo più vicino a Trump sul piano politico. Questa doppia esposizione crea un campo di tensioni che il governo gestisce con l’equilibrismo: dire no sulle basi, dire sì sulla relazione, visitare il Golfo per assicurarsi forniture alternative, tagliare le accise per tamponare l’emergenza interna.
È una gestione tattica comprensibile. Ma non è una strategia. E la differenza, in un momento come questo, conta.
La lezione che nessuno vuole imparare
Chi viene da una cultura politica che non ha mai idealizzato l’atlantismo — che ha sempre visto nella NATO uno strumento di egemonia americana prima ancora che un’alleanza difensiva — dovrebbe guardare a questo momento con un misto di vindicazione e frustrazione. Vindicazione perché i fatti danno ragione a chi ha sempre sostenuto che l’Europa dovesse costruire una propria capacità di difesa autonoma. Frustrazione perché, nel momento in cui l’autonomia strategica passa dalla teoria alla necessità, l’Europa non ha nulla di pronto.
Il paradosso finale è che proprio Trump — il presidente preferito dalla destra europea, l’uomo che Le Pen, Orbán e Meloni hanno corteggiato come il grande alleato — sta creando le condizioni per l’emancipazione strategica che i sovranisti europei invocano da anni. Ma la sta creando nel modo peggiore possibile: non come scelta consapevole di un continente che decide di assumersi le proprie responsabilità, bensì come conseguenza di un abbandono.
L’Europa non sta scegliendo la sovranità. La sta subendo. E c’è una differenza enorme tra un popolo che si emancipa e un popolo che viene lasciato solo.
La NATO non morirà il giorno in cui qualcuno depositerà una notifica di recesso. Se morirà, sarà per la stessa ragione per cui muoiono tutte le alleanze che hanno perso la propria ragion d’essere: perché chi la guidava non ci crede più, e chi ne beneficiava non ha mai imparato a camminare da solo.
Fonti
CNN – Trump says he is ‘absolutely’ considering withdrawing US from NATO, 1 aprile 2026
TIME – Trump Threatens to Pull U.S. Out of NATO. Can He Legally Do That?, 1 aprile 2026
CNN – Can Donald Trump singlehandedly withdraw the US from NATO?, 1 aprile 2026
Bloomberg – Rubio Co-Sponsored Law That Blocks Trump From Pulling Out of NATO, 1 aprile 2026
Axios – Trump threatens to break NATO’s promise over Iran war, 3 aprile 2026
Stars and Stripes – Trump says NATO withdrawal under consideration amid Iran tensions, 1 aprile 2026
Bloomberg – Europe Blocks US Military Access Over Trump’s Iran War, 31 marzo 2026
Il Giornale – Trump può davvero portare gli USA fuori dalla NATO?, 1 aprile 2026
Il Politico Web – Discorso Trump sull’Iran: guerra, NATO e rottura con l’Europa
Il Politico Web – Hormuz, il grande rifiuto: l’Europa boccia Aspides allargata e Trump avverte la NATO

