121 Visualizzazioni
Geopolitica

Trump attacca, Tajani risponde: «Non siamo sudditi»

Redazione - Il Politico

Il presidente americano rilancia l'accusa, stavolta estesa anche a Berlino, e rievoca il no di Sigonella. La replica del ministro degli Esteri: «Essere alleati leali non significa rinunciare alla sovranità».

Riassunto dell'articolo

Il 22 giugno 2026 Donald Trump ha definito Italia e Germania «pessimi alleati» della NATO, accusandole di non aver sostenuto Washington durante la guerra in Iran e rievocando il diniego italiano sulla base di Sigonella. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha replicato in un'intervista al Corriere della Sera: «Essere alleati leali degli Stati Uniti non significa rinunciare alla nostra sovranità: non siamo sudditi di nessuno.» Tajani ha annullato un forum in Florida ma ha confermato la presenza al ricevimento per i 250 anni degli Stati Uniti, distinguendo lo strappo con l'amministrazione dal legame con il popolo americano e con l'Alleanza («l'atlantismo non è trumpismo»). La sua linea: amicizia con gli Stati Uniti, sovranità dell'Italia, più Europa nella NATO. L'articolo, in formato breve, inquadra il nuovo affondo come escalation rispetto allo scontro sulla foto al G7 e rimanda all'analisi di fondo sul vertice NATO di Ankara del 7-8 luglio e sul fianco Sud come spazio di protagonismo italiano.

«Pessimi alleati.» Due parole, e di nuovo l’Italia finisce nel mirino di Donald Trump. Stavolta insieme alla Germania, e stavolta sul terreno della NATO. La risposta del governo è arrivata netta, per bocca del ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Non siamo sudditi di nessuno.»

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

L’attacco di Trump

Il presidente americano è tornato a colpire gli alleati che, durante la guerra in Iran, non si sono schierati al fianco di Washington. «Se li proteggiamo dalla Russia e spendiamo tutti questi soldi, possiamo contare almeno su un piccolo aiuto. Ma hanno detto di no.»

E ha rievocato il caso che da marzo gli è rimasto sullo stomaco: il no italiano all’uso delle piste di Sigonella ai bombardieri americani. Per lui, un «enorme inconveniente logistico». Per chi guarda da Roma, l’esercizio più semplice della sovranità: decidere dove non andare.

L’affondo si somma all’insulto dei giorni scorsi sulla foto al G7, a cui la premier aveva già risposto che l’Italia non implora mai.

«Non siamo sudditi»

Tajani non ha abbassato lo sguardo. «Essere alleati leali degli Stati Uniti non significa rinunciare alla nostra sovranità: non siamo sudditi di nessuno.» Ha annullato la trasferta a un forum in Florida, ma ha confermato che andrà «a testa alta» al ricevimento per i duecentocinquanta anni degli Stati Uniti.

La distinzione è precisa: lo strappo è con un’amministrazione, non con un popolo né con un’alleanza. «L’atlantismo non è trumpismo», ha aggiunto: «è una scelta di campo strategica.» E ha riassunto la linea in tre parole d’ordine: amicizia con gli Stati Uniti, sovranità dell’Italia, più Europa nella NATO.

La posta in gioco

Dietro lo scambio di battute c’è qualcosa di più grande di un battibecco. C’è la domanda che l’Italia non può più rimandare: cosa significa essere alleati senza essere sudditi, quando l’America guarda all’Asia e lascia all’Europa il proprio continente?

La risposta si gioca tra meno di due settimane, al vertice NATO di Ankara. L’abbiamo analizzata qui: perché la partita vera dell’Italia non è su Truth, ma sul fianco Sud.

Fonti

Tag: , , , ,
Scritto da
Redazione - Il Politico
Sostieni il giornalismo indipendente
Il tuo contributo ci permette di continuare a informarti liberamente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale WhatsApp
Iscriviti al Canale